Il dolore
Dal rock ai gomitoli via internet
Alessandro Pattume
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In alto Carlo e Massimo SignoriniI fratelli Carlo e Massimo Signori vendono in tutto il mondo
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MONTEMURLO. Da dieci anni cantano con i The Unbalanced le gesta di Angiolino, tessitore con la «macchina targata Po», un personaggio dedito alle rocche e ai filati e soprattutto al pareggio dei conti. Goliardia a parte, i fratelli Massimo e Carlo Signori, 39 e 34 anni, ne cantano le imprese con cognizione di causa, visto che dedicano le proprie giornate alla piccola azienda di famiglia, la Effe Elle di piazza Oglio a Oste. Sopravvissuti. Fondata nel 1978 dal Ivo Signori e specializzata in filati fantasia, la Effe Elle ha attraversato per tre decadi il mare agitato del mercato tessile. «Per tutti gli anni Novanta la ciniglia è andata molto forte e siamo arrivati ad avere anche 15 dipendenti - racconta Massimo Signori - poi è cominciato il declino fino a toccare il fondo, insieme a tutto il distretto, nel 2008. E dalla trentina di produttori di ciniglia che prosperavano a Prato, siamo rimasti in quattro». Un momento che se per molti ha significato la fine dell'attività, per altri ha rappresentato l'occasione di fermarsi a riflettere. «Non abbiamo fatto altro che rimboccarci le maniche, lavorare il doppio e pensare alla strada che avremmo dovuto prendere - racconta - alla fine abbiamo deciso di accorciare il più possibile la filiera, scavarci una piccola nicchia di mercato e buttarci sul web per la vendita diretta in tutto il mondo di filati per accessori e maglieria». La fabbrica di gomitoli. E' così che la crisi, anche se solo in parte, ha trasformato la Effe Elle in una vera e propria fabbrica di gomitoli. C'è un sito internet (www.gomitoli.com) per la loro vendita al dettaglio che si sta scavando lentamente un proprio mercato. «Soprattutto in America e nel Nord Europa ci sono un sacco di signore che sferruzzano - ammette Massimo Signori - i numeri sono ancora piccoli ma la strada è quella giusta». La Effe Elle ha creato anche una linea di prodotti per negozi, la Borgo de' Pazzi (www.borgodepazzi.com) e si vanta «di non avere, per scelta, rapporti con la Cina: non compriamo e non vendiamo niente - spiega Signori - la crisi ha scatenato la corsa al ribasso a discapito della qualità: il rischio, viste anche le leggi sul made in Italy, sarebbe quella di produrre roba cinese». Un centro espositivo. Massimo Signori riesuma un discorso che sembrava scomparso dalle menti degli imprenditori pratesi alle prese con la crisi. «Questo sarebbe il momento giusto per fare a Prato un centro espositivo delle nostre eccellenze - spiega - c'è l'euforia per un mercato che ha ripreso a muoversi, anche se poi sono solo gli ordini a certificare la ripresa. Sono sicuro che cavalcare questo momento proponendo qualcosa di nuovo attirerebbe i compratori». In piazza Oglio si guarda insomma al futuro e non solo a quello del proprio orticello. E il discorso torna ad allargarsi al distretto intero o, meglio, a quel che ne rimane. «Servono idee e iniziative nuove perchè il protezionismo non funziona e se ne sono resi conto tutti - conclude Signori - Servono sinergie che puntino alla qualità. Una, tanto per fare un esempio, potrebbe essere davvero quella con il Polimoda: non per fare il tessuto bello ma per trasformare il tessuto in abiti con un proprio stile».
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