Sicurezza
Via Ariosto, il caso si complica
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I carabinieri del Ris durante i rilievi nella casa di via Ariosto Indiscrezioni sui risultati dello stub: tracce di polvere da sparo su tutti
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PRATO. Tracce di polvere da sparo sulle mani di tutti i principali protagonisti della vicenda. Dei morti, ma anche dei vivi. Le prime indiscrezioni sui risultati degli esami del Ris in relazione al caso di via Ariosto - la scoperta dei cadaveri di Sara Baldi e Imad Merouane lo scorso 26 luglio - anziché risolvere il mistero, sembrano averlo ancor più ingarbugliato. Se le indiscrezioni emerse sabato verranno confermate, infatti, ci sarebbero tracce di metalli pesanti sulle mani di Sara, del fidanzato Imad e del padre della giovane, Roberto Baldi. Lo stub è un esame usato per stabilire se una certa persona ha esploso un colpo di arma da fuoco in tempi recenti o recentissimi. Quando si preme il grilletto, l'arma rilascia dei gas che si depositano sull'indice e sul pollice. Se i metalli si accumulano oltre certi limiti, significa che si è sparato. Ma tracce di metalli pesanti (piombo, bario, antimonio) possono depositarsi anche sulle mani della vittima, se abbastanza vicine all'arma, e su chi maneggia l'arma subito dopo lo sparo. Nel caso di via Ariosto, secondo le indiscrezioni, la contaminazione dell'ambiente potrebbe essere stata provocata dalle piccole dimensioni della stanza e dal calibro dell'arma. Si è portati a credere che il Reparto investigazioni speciali dei carabinieri, cui sono stati affidati i tamponi prelevati in via Ariosto, sia in grado di distinguere tra chi ha sparato e chi ha solo maneggiato (e dunque può aver raccolto particelle di polvere da sparo per contatto) o si è trovato vicino all'arma. Ma al momento bisogna stare ai primi, ufficiosi, risultati. Che come detto non sembrano decisivi. Anzi. Allo stato dei fatti restano in piedi tutte le domande senza risposta del caso di via Ariosto. Chi ha sparato? Probabilmente Imad, ma allora bisogna capire perché le tracce sono anche sugli altri soggetti. Quando sono stati scoperti i corpi? Ufficialmente la mattina del 26 luglio, ma è possibile che due colpi di fucile, in una notte di agosto, non abbiano spinto i parenti di Sara, che abitano sopra e sotto l'appartamento, a non accertarsi di che cosa era successo? Ormai emerge con una certa chiarezza che gli inquirenti, i sostituti procuratori Eligio Paolini e Roberta Pieri, non credono fino in fondo alla versione fornita dal padre di Sara. Roberto Baldi è stato ascoltato di nuovo nei giorni scorsi e avrebbe confermato in toto la sua versione, e cioè di aver scoperto i cadaveri della figlia e del fidanzato verso le 11 del 26 luglio, di aver portato al piano di sotto due fucili da caccia perché pensava che non dovessero stare lì e poi di aver chiamato i carabinieri. Nei giorni scorsi i carabinieri hanno acquisito la registrazione della chiamata fatta al 118, che è finita agli atti dell'inchiesta. Qualcosa nella dinamica dei fatti continua a non convincere la Procura. P.N.
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