Il dolore
«Un no unitario era preferibile»
Giovanni Ciattini
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Accanto una manifestazione promossa dalla CgilManovra: Bellandi (Cisl) critica la scelta della Cgil di ricorrere allo sciopero
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PRATO. La recessione che incalza, la manovra di Ferragosto che perde colpi, la Cgil che proclama uno sciopero generale per il 6 settembre lasciando al palo le altre confederazioni nazionali, Cisl e Uil, e mettendo in imbarazzo il Pd (Bersani: "Serve unità"). Insomma ad un agosto tempestoso si preannuncia dietro l'angolo un settembre altrettanto agitato. La Cgil pratese si sta già mobilitando in vista dello sciopero. Un'assemblea è convocata per giovedì 1º settembre al circolo di Coiano. Il punto di vista della Cisl pratese viene esposto dal segretario provinciale Stefano Bellandi. La manovra del governo Berlusconi, pur giustificata dalle necessità imposte dalla situazione finanziaria, sembra soddisfare pochi. La Cgil però ha sostanziato il proprio no con la proclamazione di uno sciopero nazionale. E voi? Perché non avete aderito? «La Cgil fa sempre così. Prima parte da sola e gli altri si devono accodare. Era meglio se parlava con le altre organizzazioni sindacali per trovare un'intesa comune. Anche a noi la manovra non piace: credo che ci sia una sostanziale identità di vedute. Ci troviamo però in disaccordo sulle modalità di azione. Noi saremmo stati più propensi ad organizzare una manifestazione unitaria in un giorno non lavorativo. Pur rispettando la scelta della Cgil credo che sia da irresponsabili chiedere ai lavoratori di rinunciare in questo momento ad una giornata del loro stipendio». L'accordo unitario del 28 giugno scorso, tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria, sia sulla rappresentanza sindacale che sui rapporti fra il contratto nazionale e quello aziendale, sembra già preistoria. «E' vero, questa fuga in avanti della Cgil appare incomprensibile a meno che non si pensi alla necessità di dover accontentare le pressanti richieste dell'ala estremista della Fiom. Una situazione che sta provocando lacerazioni all'interno della Cgil e del Pd». Le tre sigle nazionali che incrociano le braccia insieme è un ricordo ormai sbiadito nel tempo. «Scioperi unitari, da quando è al govenro Berlusconi, non ce ne sono stati. Di categoria sì. Certo la Cgil ne ha proclamati 13-14, forse un po' troppi. Lo sciopero lo ritengo uno strumento da usare solo come extrema ratio. La crisi morde, i lavoratori lo fanno malvolentieri. Le adesioni sono minimali, e di questo bisogna tenerne conto». Detto questo la manovra, nel suo complesso, non piace neanche alla Cisl. «Partiamo dalle pensioni, che non devono essere toccate. Se c'è bisogno di far cassa allora pensiamo alla tassazione delle rendite. Siamo favorevoli alla patrimoniale sui grandi patrimoni sul modello francese. Va inoltre rivista la politica fiscale rafforzando la lotta all'evasione impiegando strumenti giusti, con severità ma senza inutili accanimenti, mi riferisco ad Equitalia. L'eurotassa che colpisce i redditi sopra i 90mila euro è una goccia nell'oceano che va a penalizzare i soliti lavoratori dipendenti. Sono contrario, poi, alla libertà di licenziamento. Meglio concentrarsi sulle politiche di sviluppo assenti da questa manovra. Siamo favorevoli all'aumento dell'Iva ma solo sui beni di lusso». Province da tagliare o da conservare? «Vanno tagliate tutte. Ma è necessario lavorare ad un riassetto istituzionale complessivo. Comunque i veri sprechi non sono nel costo della politica nelle Province ma in quello dei parlamentari. Non è più accettabile corrispondere delle pensioni d'oro per pochi anni di attività parlamentare. Sono disparità di trattamento che, oggi più che mai, appaiono del tutto anacronistiche».
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