Il Tirreno

Prato

Tutti i servizi saranno messi a gara

Sopra Bernocchi a destra una seduta della Borsa
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Sopra Bernocchi a destra una seduta della Borsa

Col decreto di Ferragosto autunno nero per Consiag, Asm e Sori

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PRATO. Praticamente tutte le gestioni delle società di servizi pubblici, di rilevanza economica, partecipate dal Comune potrebbero cessare tra sette mesi (fatti salvi i servizi idrici "coperti" dall'esito referendario). A iniziare dagli affidamenti in house che saranno i primi a "saltare". E' un altro dei passaggi, forse tra i più delicati, contenuti nella manovra di Ferragosto. In pratica il decreto rimette in marcia le privatizzazioni abrogate dal referendum di giugno.

Perché? Per far risparmiare gli enti locali sui servizi erogati anche con l'ingresso di un socio privato. Regola che vale, inderogabilmente, per tutte quelle partecipate il cui valore economico superi i 900mila euro. E quindi Consiag, Asm, Sori, e forse Interporto, tanto per fare alcuni nomi di aziende pubbliche, si troveranno ad affrontare la questione. E in tempi decisamente stretti: lo stop definitivo delle gestioni attuali è fissato per il 31 marzo 2012 con obbligo della gara a evidenza pubblica (socio privato al 60% e non più al 40%). Autunno caldo, per le partecipate. «La situazione - spiega l'assessore comunale Filippo Bernocchi, vicepresidente Anci, esperto in materie ambientali - è ancora molto fluida: non si sa se il decreto in questa parte verrà approvato come è ora o se verrà modificato, mancano i decreti attuativi e non si capisce se prevarranno gli indirizzi del decreto o le norme che disciplinano i diversi settori». Un esempio: una legge regionale recependo le direttive comunitarie ha dato mandato all'Ato di organizzare le gare che avrebbero - prima del referendum - messo a gara il servizio di raccolta e smaltimento di rifiuti. «Gli stessi Ato però - spiega Bernocchi - sono stati prima eliminati dalla Regione e poi "salvati" fino al 31 dicembre prossimo. Nel decreto non si menziona l'attività degli Ato ma si prevede però la soppressione dei piccoli enti con meno di 70 dipendenti e gli ambiti territoriali rientrano perfettamente in questo criterio. Che fine faranno proprio non si sa». La confusione, come si capisce, è tanta e le certezze molto poche. Ma il ragionamento di Bernocchi si spinge ancora un po' più in là.

«Esiste una situazione sulla quale bisogna riflettere. Anche se non ci trovassimo di fronte a un decreto che obbliga gli enti pubblici a rivedere le formule delle proprie partecipazioni, credo che la valorizzazione dei patrimoni e degli asset dei Comuni sia un tema che debba essere affrontato in maniera decisa. L'ho detto e lo ripeto: in tempi di crisi, la villa al mare, per quanto piaccia, si deve vendere». E la villa al mare, per Bernocchi, è rappresentata da Consiag: «Che è l'unica tra le partecipate che potrebbe dare buone soddisfazioni al Comune se si decidesse di venderne le quote». Gli uffici tecnici hanno anche calcolato quanta soddisfazione verrebbe: tra i 100 e i 120 milioni di euro. Questo vale il 38% di azioni che il Comune di Prato possiede della società. «Impossibile - aggiunge l'assessore - fare un conto anche approssimativo del valore delle quote delle altre partecipate, almeno per il momento».  Un fatto è certo: che oltre all'obbligo di cessione delle gestioni in affidamento diretto, il decreto di Ferragosto prevede anche incentivi per quei Comuni che organizzeranno un piano di vendita degli asset: «Si tratta di una manovra organizzata su più piani - spiega Bernocchi - siccome di fatto il governa resuscita la legge che prevedeva la privatizzazione delle società partecipate (articolo 23bis) che invece il referendum ha abbrogato, e siccome le maglie del patto di stabilità resteranno strette, si dà modo ai Comuni, da un lato di risparmiare sui servizi e quindi di guardagnarci e contemporaneamente si incentivano le dismissioni mettendo a disposizione un "tesoretto"». E sostanzioso, anche: il governo ha promesso di destinare agli enti virtosi che cioè procederanno con le dismissioni di quote azionarie delle partecipate, 250 milioni il primo anno e altri 250 il secondo. Cinquecento miloni complessivi.

«C'è un ultima questione - aggiuge l'assessore - che merita affrontare: la quotazione in borsa di Consiag. I sindaci dei Comuni soci sono convinti, in massima parte, di poter far cassa proprio con l'ingresso di Consiag-Estra in borsa. Io, invece, consiglieri prudenza perché l'operazione potrebbe rivelarsi un terno al lotto o peggio ancora una roulette russa». Secondo Bernocchi le incertezze forti riguarderebbero la quotazione della società: «Non sappiano quanto potrà essere e per due motivi - conclude Bernocchi- per la turbolenza dei mercati che non mi pare si stiano quietando e per le incertezze sulla valutazione del patrimonio: la proprietà delle reti e la loro disponibilità».

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