Il Tirreno

Prato

Il marito conferma le avances

Via Nuti, anche i cinesi cercano l'orientale sparito

2 MINUTI DI LETTURA





 PRATO. «Sì, è vero, mia moglie mi aveva confidato che c'era una persona che le stava dietro con insistenza, perché si era invaghito di lei». Queste, nella sostanza, le parole del marito della confezionista cinese Wen Aiqin, 30 anni, il cui cadavere è stato trovato martedì mattina nella sua azienda di via Attilio Nuti, con una ferita mortale al cuore.  Il marito è stato sentito dai carabinieri al Comando provinciale di via Picasso giovedì pomeriggio, subito dopo il suo arrivo dalla Cina, dove si trovava al momento dell'omicidio. E' per questo che non è mai stato nella lista dei sospettati. Già martedì mattina era stato contattato dai parenti e informato della terribile notizia. Subito dopo aveva scambiato due parole col maggiore Stanislao Nacca dicendo che avrebbe preso il primo aereo disponibile per tornare in Italia.  Da lui i carabinieri si aspettavano che potesse confermare un'ipotesi fatta dagli inquirenti fin dall'inizio, e cioè che Wen Aiqin potesse essere stata vittima di un innamorato respinto. La conferma, indiretta, è arrivata. Stando a quanto trapela, il marito di Wen avrebbe riferito di essere stato informato dalla moglie sullo strano comportamento di un ex dipendente, l'uomo che aveva lavorato nella confezione di via Nuti per un paio di mesi, alla fine dell'anno scorso.  Non ci sono solo le confidenze della donna al marito e ai familiari. C'è anche qualche traccia lasciata sul telefono cellulare di Wen Aiqin, se è vero, come ha detto la cognata della confezionista, che l'ex dipendente telefonava spesso alla sua ex datrice di lavoro, anche dopo aver smesso di lavorare in via Nuti.  Non si sarebbe limitato a chiedere lavoro, lui che di confezioni ne ha cambiate più di una, ma avrebbe fatto delle avances alla donna, che ora vengono confermate dal marito. Approcci respinti, e potrebbe essere stata questa la molla che ha fatto scattare la violenza omicida.  In realtà, anche se lo trovassero, il cinese sparito non rischierebbe di finire subito in galera. Troppo pochi gli indizi a suo carico, mancando testimoni, tracce biologiche e l'arma del delitto.  Quel che ora emerge è che a cercarlo, però, potrebbero essere anche altri oltre ai carabinieri. Nella comunità cinese l'omicidio di Wen Aiqin ha fatto scalpore e gli orientali avrebbero interesse a far trovare il loro connazionale. Prato, insomma, potrebbe non essere un posto sicuro per il cinese sparito. P.N.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa