Sicurezza
Prima ripulitura alla basilica imbrattata
Eleonora Di Maggio
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Il gruppo di restauratori al lavoro alla Basilica di S. Maria delle Carceri Ieri il gruppo dei restauratori al lavoro alla chiesa delle Carceri
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PRATO. Si sono rivelati già molto buoni i primi risultati ottenuti dall'opera di ripulitura delle pareti della Basilica di Santa Maria delle Carceri, svoltasi ieri mattina in occasione della "Prima giornata di rimozione delle scritte dai paramenti lapidei monumentali". L'iniziativa era stata indetta ai primi di agosto dai restauratori del Gruppo Borgo al Cornio, marchio nato l'anno scorso in ambito Confartigianato, che riunisce i professionisti di nove laboratori fra i più conosciuti del territorio: Leonardo Schiavetti, Nicoleta Olariu e Leonardo Pecori, Claudio Berti, Michela De Ranieri, Lucia Maria Bresci, Letizia e Mauro Langianni, Nicola Napolitano e Daniele Piacenti. La squadra, che per tutta la mattinata di ieri ha lavorato alla ripulitura della Basilica per restituirle l'antico splendore, si era ripromessa di trovare, anche attraverso quest'intervento, un metodo d'azione specifico per ogni sostanza che potesse essere in seguito esportabile ad altri monumenti. «Potrebbero esserci altri interventi nei prossimi mesi - ha spiegato Piacenti - in cui proveremo ad utilizzare nuovi prodotti, nuove sostanze». Sì, perchè ad ogni tipologia di scritta, a seconda della vernice e del materiale imbrattato, deve corrispondere una diversa metodologia di lavoro, da studiare prima dell'intervento. «Molti si sono resi disponibili per aiutarci - ha continuato Piacenti - ma noi eravamo già tanti e ben organizzati». Presente ieri mattina anche l'assessore provinciale Ivano Menchetti, che ha portato il sostegno personale e della Provincia alla squadra al lavoro. Menchetti si è intrattenuto con i restauratori osservandone il capillare e delicato intervento di pulizia. «Questa è un'iniziativa veramente straordinaria che merita la nostra gratitudine - ha sottolineato - L'impegno di questi professionisti, che si mettono al servizio del patrimonio comune, è un gesto di grandissima civiltà per il quale siamo profondamente riconoscenti. Spero che il loro esempio serva a far riflettere coloro che, dimostrando disprezzo per la cosa pubblica e grande stupidità, deturpano i nostri monumenti».
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