Il dolore
Non si trova il cinese di cui parlano i parenti. Sequestrata unasta: la vittima la teneva per autodifesa
Si segue la pista passionale
Paolo Nencioni
Il killer di via Nuti forse è un innamorato respinto
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PRATO. Si rafforza la pista passionale per l'omicidio di via Attilio Nuti, l'uccisione della trentenne confezionista cinese Wen Aiqing, il cui corpo senza vita è stato trovato martedì mattina accanto a una macchina da cucire. In cima alla lista dei sospettati c'è un connazionale, ex dipendente della confezione, allontanato dall'azienda diversi mesi fa e forse innamorato respinto dalla titolare. Di fatto però l'uomo non è indagato e al momento la sua posizione è quella di una persona che potrebbe fornire informazioni utili ai carabinieri, delegati a condurre le indagini dal sostituto procuratore Giuseppe Ledda. Il problema è che non si trova. Da martedì mattina si è volatilizzato. Hanno cominciato a cercarlo quasi subito dopo la scoperta del cadavere, probabilmente sulla scorta delle prime dichiarazioni raccolte da parenti e amici di Wen Aiqin, ma nelle altre confezioni cinesi dove ha lavorato negli ultimi tempi nessuno lo aveva visto. Non si può nemmeno escludere che sia totalmente estraneo all'omicidio, che addirittura non sappia che cosa è successo e si faccia tranquillamente i fatti propri, ignaro delle attenzioni che lo circondano. Del resto, non ha una residenza ufficiale e in questi casi cercare un cinese a Prato può equivalere a cercare un ago in un pagliaio. I carabinieri smentiscono che il cinese abbia acquistato un biglietto aereo per la Cina, ma qualche controllo negli aeroporti è stato fatto, come è prassi quando si cerca uno straniero che potrebbe abbandonare il paese. La pista passionale sarebbe basata sulle prime dichiarazioni di parenti e amici di Wen Aiqin, e forse indirettamente confermata da una traccia telefonica rimasta sul cellulare della vittima. Ma c'è dell'altro, probabilmente più moventi per uno stesso gesto. Del resto il cinese che i carabinieri stanno cercando si sarebbe fatto vedere più volte nei paraggi della confezione di via Nuti negli ultimi tempi. Lì aveva lavorato per un paio di mesi alla fine dell'anno scorso, poi era stato mandato via perché ritenuto un po' fannullone. Ha trovato altri lavori in altre confezioni cinesi, dormendo dove capitava. Forse si è invaghito della sua ex titolare, forse è tornato a chiedere lavoro e ha ottenuto un rifiuto (ma l'orario scelto sembra poco compatibile con l'ipotesi). Ora emerge che Wen Aiqin temeva per la sua incolumità. Ieri i carabinieri sono tornati in via Nuti, hanno aperto la Peugeot 307 nera della morta e hanno portato via un'asta di ferro avvolta in un pezzo di giornale. Si ritiene che la donna la portasse dietro come strumento di autodifesa. Ma si ritiene anche che chi l'ha uccisa godesse di un minimo di fiducia da parte sua. Il killer ha potuto avvicinarsi senza che la donna urlasse o tentasse di scappare (ai piedi aveva ancora una specie di pantofole sabot). Scenario compatibile con un tentativo di approccio respinto, ma bisogna pensare anche alla premeditazione perché è improbabile che l'assassino abbia preso sul posto l'arma del delitto (si tende a escludere un paio di forbici): l'ha messa in tasca per usarla e poi l'ha portata via. Non ha lasciato tracce, a quanto si sa, anche perché la confezione di via Nuti non è dotata, a differenza di molte altre a Chinatown, di telecamere esterne collegate a un impianto a circuito chiuso (di solito le usano per prevenire i controlli). Il marito di Wen Aiqin, in arrivo dalla Cina, potrebbe raccontare cose interessanti. Se davvero intorno alla moglie ronzava un innamorato respinto o un ex dipendente con un conto in sospeso, può darsi che la donna si sia confidata con lui. Ieri intanto è stata compiuta l'autopsia. Sul corpo della vittima c'è un'altra ferita da taglio all'addome, ma superficiale.
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