Il Tirreno

Prato

Manovra sbagliata e inutile

Giovanni Ciattini
A sinistra il presidente dell’Unione industriale Riccardo Marini
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A sinistra il presidente dell’Unione industriale Riccardo Marini

Marini: «Provvedimenti frettolosi, all'Italia serve altro»

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 PRATO. No, così proprio non va. La manovra finanziaria varata in fretta e furia dal governo Berlusconi non piace affatto al presidente dell'Unione industriale pratese, Riccardo Marini.  Presidente, che cosa la convince e che cosa invece non condivide della stretta da 45 miliardi? «Mi convince molto poco la filosofia che ci sta dietro. Si continua a prendere provvedimenti sotto la spinta dell'urgenza rinunciando alle riforme strutturali. La politica delle "toppe" non fa bene al Paese. Mancano misure strutturali che durino nel tempo e che ci consentano di crescere. Coi tagli orizzontali decisi dal ministro Tremonti si risolvono i problemi momentanei ma non si vanno a toccare i nodi strutturali, quelli da sciogliere per risanare l'Italia. Sembrano provvedimenti escogitati in 48 ore senza alcun ragionamento ponderato».  Una tirata d'orecchi al governo? «Sì, hanno avuto tanto tempo a disposizione per varare le riforme necessarie a questo Paese e finora l'hanno sprecato. Voglio andare oltre: sarei stato disposto anche a perdonare al presidente Berlusconi qualche leggina ad personam per coprire alcuni scheletri nell'armadio, in cambio però avrei voluto una vera svolta della politica economica italiana».  Se dovesse mettere mano lei alla manovra da che cosa partirebbe? «Sono certo di fare un'affermazione impopolare ma io sono favorevole all'innalzamento dell'età pensionistica. In Germania, ad esempio, l'età media in cui si va in pensione è 67 anni. Lo ritengo giusto in considerazione dell'aumento dell'aspettativa di vita. Se questo accadesse anche da noi avremmo un risparmio di 85 miliardI l'anno».  Ma se i genitori non vanno mai in pensione i figli non avranno mai un posto di lavoro.  «Sono favorevole al sistema meritocratico. I giovani devono farsi largo grazie alle idee nuove che portano. Fra giovani e anziani bisogna creare un mix per fare in modo che entrambi siano in grado di apportare i loro contributi di freschezza o di esperienza. Semmai dovremmo cercare di realizzare una soglia d'ingresso dei giovani più vantaggiosa per le imprese».  Aumento dell'Iva sì o no? «Va bene aumentare l'Iva ma il ricavo dovrebbe essere impiegato per diminuire il cuneo fiscale così da poter avere buste paga più corpose. In questo mondo riusciremmo a far ripartire l'economia».  C'è anche l'ipotesi del Tfr in busta paga, proprio per mettere in mano ai cittadini più soldi.  «Sì, è un'idea che va nella direzione giusta. Del resto in pochi casi il Tfr resta a disposizione delle imprese. Già oggi le aziende con oltre 50 dipendenti destinano il Tfr dei lavoratori ai fondi pensione o all'Inps. E' una risorsa utile per le aziende artigiane, sotto i 50 dipendenti, ma si potrebbe ovviare sollecitando le banche a migliorare la loro politica del credito verso il territorio. C'è chi già lo fa ma non è abbastanza».  Luca Cordero di Montezemolo si è espresso conto l'eurotassa sollecitando il governo a "spremere" di più i ricchi: è d'accordo? «Sì, l'eurotassa colpisce solo il reddito medio. I 90mila euro lordi, significano 3mila euro lordi mensili, non una cifra elevata. E' una misura che non va a colpire gli evasori: le loro risorse non sono toccate. Colpisce invece chi le tasse le paga già. E' un provvedimento che manca di equità e di coerenza».  Deluso dalla politica? «Sì, senza dubbio. Di chi ci governa ho già detto, l'opposizione mi sembra frivola. Dal punto di vista politico mi sento orfano. E, devo aggiungere, anche le esitazioni dei parlamentari ai tagli dei propri stipendi fanno riflettere. Sono dei privilegiati e dovrebbero dare l'esempio. Anche il numero è eccessivo: la metà basterebbe».  E' pronto a scendere in piazza contro l'abolizione della Provincia di Prato? «No, non è un argomento che sento. Io le abolirei tutte. Come cittadino certo mi dispiace, vista la fatica che abbiamo fatto per ottenerla, ma è un ente che può essere sostituito con l'area metropolitana, ad esempio. Già oggi il distretto tessile abbraccia comuni del Pistoiese e del Fiorentino. Importante è però riassegnare i compiti della Provincia in maniera moderna e funzionale ai Comuni, alla Regione o ad un nuovo ente come appunto l'area metropolitana. E' chiaro che Prato, città da 190mila abitanti, non può perdere la questura».  Come devono comportarsi gli imprenditori pratesi in una fase così turbolenta dei mercati finanziari? «In un momento di grande incertezza come quello attuale ognuno deve continuare a fare ciò che gli riesce meglio. Migliorare la propria azienda, rendendola più efficiente, investendo sui propri prodotti senza mai dimenticare che la nostra risorsa, da sempre, è la creatività. E' il nostro patrimonio che ci consentirà di andare avanti per molti anni. Difendiamolo bene».  A settembre ripartirà il lavoro? «Negli ultimi mesi abbiamo avuto indicazioni positive. Ora ci attendono le lavorazioni per la stagione primavera-estate, la più difficile per Prato. Ma ormai i nostri prodotti coprono tutto l'arco dell'anno e possiamo guardare avanti con fiducia».

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