Il dolore
La "via pratese" all'evasione fiscale
Giovanni Ciattini
Ecco chi cade nella rete della Finanza e dell'Agenzia delle entrate
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PRATO. «Se tutti pagassero le tasse che gli spettano il deficit pubblico sarebbe un ricordo». Facile a dirsi, e molti facile ad ascoltarsi in questi giorni di lacrime e sangue, ma difficilissimo da mettere in pratica nonostante gli sforzi profusi dall'Agenzia delle entrate e della Guardia di Finanza. E dire che i risultati, anche a Prato, nel corso degli ultimi anni ci sono stati, eccome. Anche se, occorre premettere, un conto è parlare di evasione accertata, un altro è quello di soldi effettivamente incassati dallo Stato. Perché, pur di incamerare qualcosa, si è spesso costretti a scendere a patti. Il miraggio di mettere le mani, questa è la dimensione nazionale, su «una base imponibile non dichiarata ai fini delle imposte dirette, dell'Iva e dell'Irap, pari a più di 132 miliardi di euro» (Agenzia delle entrate, dati 2009), resta appunto un miraggio. Almeno per ora. Ma il popolo degli evasori non è senza volto, molto spesso ha un nome e un cognome. E in fin dei conti, lo sappiamo tutti, sono persone con cui noi intrecciamo rapporti ogni giorno. Può essere il professionista che non rilascia la fattura, il commerciante che non emette lo scontrino, l'insegnante che dà ripetizioni senza ricevuta, l'artigiano (idraulico, imbianchino, elettricista) che modula il conto sulla base di Iva o senza Iva. E' vero che chi paga tutte le tasse sono il lavoratore dipendente o il pensionato, ma è anche vero che spesso, proprio perché si dispone di risorse limitate, sono anche quelli più esposti a "ricatti" di questo tipo (con Iva o senza?). L'evasione fiscale a Prato. Fermarsi al luogo comune di evasione fiscale uguale cinesi sarebbe un errore. Non siamo noi a dirlo, ma lo ha detto l'ex comandante della Guardia di Finanza di Prato, il tenente colonnello Marco Defila: «Nel 2006 su 435 verifiche su contribuenti italiani sono stati riscontrati 46 evasori totali. Nello stesso periodo su 152 controlli a carico di cinesi gli evasori totali sono stati 17. L'anno dopo su 627 verifiche su italiani sono stati riscontrati 90 evasori totali, mentre 18 tra le 130 dei contribuenti cinesi. Ricordate Paolo Sarti? L'imprenditore Paolo Sarti, ex presidente dell'Unione industriale pratese, nel 2009 ha patteggiato una pena di un anno e due mesi di reclusione (pena sospesa) per una vicenda di una maxifrode sull'Iva che, coinvolgendo altri immobiliaristi, ha generato crediti per 235 milioni di euro. Ancora in corso, a quel che risulta, il contenzioso civile con l'Agenzia delle entrate per il recupero delle imposte. Mister Stefan. Giuseppe Videtti, il proprietario della catena di negozi Stefan, lo scorso giugno è stato condannato ad un anno di reclusione, sospensione della pena, per aver evaso le tasse su oltre tre milioni di euro non dichiarati al fisco. Gli accertamenti nei confronti della azienda di Videtti erano stati svolti dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Il caso Sasch. Giusto un anno fa la Finanza e l'Agenzia delle entrate contestarono alla Sasch, l'azienda del sindaco Roberto Cenni, un'evasione per oltre un milione di euro. Oggi si è venuti sapere che la società deve quasi cinque milioni allo Stato tra tributi e contributi. Dalle palestre alle agenzie immobiliari. Le verifiche fiscali, prima o poi, toccano a tutti. Nelle ultime settimane la Guardia di Finanza ha rivolto la propria attenzione al mondo del fitness (palestre) per accertare se tutto è in regola nel rapporto con le associazioni sportive che spesso vi ruotano attorno. Un paio di anni fa riflettori puntati sulle società immobiliari riguardo alle compravendita di capannoni. L'operazione consentì il recupero di 3 milioni di euro di proventi sottratti al fisco. Alcuni anni fa la Gdf portò alla luce il fenomeno degli agenti di commercio, una ventina di rappresentanti, che erano perfettamente sconosciuti all'Erario. Prendevano le provvigioni ma non le dichiaravano. Fu grazie ad un accertamento all'Enasarco, la cassa pensionistica, che venne fuori la "magagna": 2 milioni di euro non dichiarati. A volte è un fallimento a far venire a gallo i problemi col Fisco. E' il caso, pescando nel passato, di un'azienda di materassi, l'Oasiflex, alla quale la Finanza aveva accertato quasi 7 milioni di ricavi non dichiarati. Detto in cifre. Nel 2007 la Guardia di Finanza accertò 100 milioni di euro sottratti al Fisco. Nel 2008 si è poi passati a 155 milioni. L'anno seguente furono 170 milioni di euro, tra Iva (oltre 41 milioni) e imposte sui redditi (128 milioni), non versati al Fisco. Nel 2010 la cifra è stata di 136 milioni. Per avere un termine di paragone ammonta a 113 milioni annui il costo del personale politico delle 107 Province italiane. Money transfer ma non solo. Il fiume di denaro che, in maniera illegale, da Prato viaggia verso la Cina attraverso i Money transfer è immenso. E' stato calcolato che dal 2006 al 2010 si sia toccata la cifra di 3 miliardi e mezzo di euro. Indagini della Finanza, un anno fa, portarono al sequestro di beni per un centinaio di milioni di euro. Money transfer ma anche confezioni. Le Fiamme gialle lo scorso maggio hanno contestato ad un imprenditore cinese, titolare di una ditta di abbigliamento, un'evasione fiscale di 11 milioni di euro negli ultimi anni. Aveva aperto una ditta a suo nome, chiusa, e poi riaperta intestandola alla moglie. Il giochino non ha funzionato. Maxievasione da oltre 4 milioni accertata nei confronti di un confezionista cinese sempre nei primi mesi di quest'anno.
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