Finanza
Troppe domande in attesa di risposta Il caso non è chiuso
Paolo Nencioni
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Lesterno della palazzina di via Ariosto 4 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Il fucile lontano dal corpo, un possibile movente ancora troppo debole, un grave inquinamento della scena del crimine. A distanza di quasi un mese dal ritrovamento dei corpi senza vita di Sara Baldi e Imad Merouane nell'appartamento al primo piano di via Ariosto 17, il giallo dell'estate, ufficiosamente archiviato come un caso di omicidio-suicidio, rimane ancora un mistero. In attesa dei risultati dell'esame dello stub sulle mani del marocchino Imad, fidanzato di Sara, che tardano ad arrivare, sono ancora troppe le domande in attesa di risposta per lasciarsi alle spalle un dramma che ha sconvolto la città. Basta fare un elenco dei punti da chiarire per rendersene conto. Chi ha sparato? L'autopsia compiuta dal medico legale Alberto Albertacci sembra aver concluso che Sara potrebbe essere stata uccisa mentre dormiva con un colpo di fucile sparato a bruciapelo, mentre la ferita mortale alla testa di Imad sarebbe compatibile con un colpo di fucile che lui stesso potrebbe aver esploso. Per avere una ragionevole certezza che sia andata davvero così, però, serve un riscontro dallo stub (cioè il tampone usato per rilevare tracce di bario, piombo e antimonio, residui dello sparo) sulla salma del giovane marocchino. E il risultato ufficialmente ancora non c'è. I tempi standard per avere l'esito di un esame del genere non sono così lunghi. Dunque si possono fare solo ipotesi: il risultato c'è già ma non è quello atteso dagli inquirenti; il risultato tarda ad arrivare perché siamo in Italia e di mezzo c'è stato Ferragosto; oppure il Reparto investigazioni scientifiche di Roma, che ha il reperto, non è stato sollecitato più di tanto dalla Procura perché gli inquirenti sono convinti che non c'è un assassino in libertà. Quale che sia la risposta giusta, fin tanto che non ci sarà certezza su chi ha sparato, il caso dei due fidanzati rimarrà un giallo. Il fucile lontano dal corpo. Chi ha visto il corpo di Imad Merouane nella casa di via Ariosto, è portato a credere che il colpo di fucile che lo ha raggiunto alla testa sia stato immediatamente letale. Eppure il padre di Sara, Roberto Baldi, ha raccontato al Tirreno quello che aveva detto la mattina del 26 luglio ai carabinieri, e cioè di aver trovato l'arma, insieme a un altro fucile smontato, su un letto ad alcuni metri di distanza dai corpi. Come avrebbe potuto Imad trascinarsi fino alla trapunta dove poi è stato trovato accanto a Sara? Anche questa è una domanda ancora senza risposta. D'altra parte il particolare riferito dal padre potrebbe anche rendere più credibile il suo racconto. C'era solo lui, quella mattina, a osservare lo scempio. Avrebbe potuto dire di aver trovato i fucili accanto ai corpi e nessuno avrebbe sollevato obiezioni. Invece ha detto qualcosa di più difficile da spiegare, come spesso è la realtà quando non ci sono testimoni diretti di un crimine. L'inquinamento della scena del crimine. E' l'unica certezza, ma probabilmente non tutto è stato raccontato. E' stato il padre di Sara a portare via i due fucili da caccia che teneva sopra un armadio in casa della figlia, uno dei quali è stato usato per sparare i colpi mortali. Lo ha detto la mattina del 26 luglio ai carabinieri spiegando che l'ha fatto per un motivo banale (ha la residenza a un altro indirizzo e pensava di andare incontro a un guaio, è stata la madre a consigliarlo). Ma gli inquirenti sospettano che l'inquinamento della scena del crimine possa essere stato ancora più grave. La casa di Sara e Imad era stata messa a soqquadro prima di quei due spari nella notte. E' stato Imad che cercava qualcosa di compromettente sul conto della sua fidanzata? O è stato qualcun altro per far sparire cose che non dovevano essere viste? Altre domande senza risposta. Il movente. Si è parlato di gelosia, e al momento è l'ipotesi più probabile. Ma basta un occasionale incontro di Sara con l'ex fidanzato (un paio di testimoni lo avrebbero riferito ai carabinieri) per scatenare questo macello? C'è chi pensa di no. Che insomma sia servito qualcosa di più grave per armare la mano di Imad, se è stato lui a sparare. Anche se molti lo descrivono come una persona molto chiusa, che potrebbe aver covato dentro di sé un dolore senza farlo vedere all'esterno. E' vero anche che Sara e Imad erano stati visti il pomeriggio del 25 da Farid, in via Santa Trinita, a prendere un kebab, poi avevano mangiato insieme una pizza, non sembrava una coppia sull'orlo della separazione. Il giorno dopo avrebbero raggiunto il padre e la nonna di lei in montagna. Qualcosa si è rotto definitivamente quella notte e non ci sono testimoni, perché tutti continuano a far capire che non c'è un assassino in libertà. Manca solo un tassello, quel benedetto stub che potrebbe mettere una pietra sopra al caso. O riaprirlo.
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