Il Tirreno

Prato

E Milone boccia l’assessore regionale Nencini sui controlli alle aziende cinesi: «Inutili i dati Asl»

Lotta locale all'evasione

Giovanni Ciattini
Sopra l’assessore Nencini mentre discute con l’assessore Milone
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Sopra l’assessore Nencini mentre discute con l’assessore Milone

Intesa con l'Agenzia entrate, il Comune incassa 100.000 euro

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 PRATO. Grande feeling, in verità, fra i due non c'è mai stato. Ma certo l'uscita dell'assessore regionale Riccardo Nencini sui controlli nelle aziende cinesi di Prato, ha lasciato davvero di stucco l'assessore alla Sicurezza Aldo Milone.  Un'"invasione di campo", quella operata dall'assessore Nencini, che l'assessore Milone non ha né compreso né gradito. Anche perché della lotta all'illegalità cinese Milone ha fatto il suo punto di forza.  «Ho letto su "La Repubblica" che l'assessore Nencini ha inviato una lettera al garante della privacy, Francesco Pizzetti, per richiedere il libero accesso ai dati in possesso delle Asl relativi ai controlli nelle aziende cinesi - afferma Milone - mi domando però a quali dati si possa riferire Nencini. La situazione delle aziende cinesi che il Gruppo interforze (forze dell'ordine, ispettorato del lavoro, vigili del fuoco, polizia municipale, funzionari Inps, Inail e Asl) è completamente sotto controllo. Se all'assessore Nencini servono dei dati per richiedere ai confezionisti cinesi il versamento dell'addizionale Irpef regionale me li può chiedere tranquillamente. Sono io, infatti, che ho chiesto all'Agenzia delle entrate di effettuare un monitoraggio dell'evasione fiscale di 381 titolari di aziende cinesi sulle dichiarazioni dei redditi 2010. Di questi solo 8 sono risultati aver versato l'addizionale Irpef spettante al Comune».  Ciò che non comprende è perché mai l'assessore regionale Nencini chiami in causa l'Asl. «Noi abbiamo voluto che il personale del Dipartimento della sicurezza sui luoghi di lavoro - spiega Milone - fosse presente durante i controlli nelle aziende cinesi proprio per avere una verifica a 360 gradi. Ma la loro competenza non riguarda né il lavoro nero (ispettorato del lavoro, tanto che quando viene accertato c'è immediata la sospensione dell'attività) nè il mancato versamento dei contributi (Inps). La presenza del personale Asl è utile sia per la verifica delle condizioni igienico-sanitarie che per il sequestro dei macchinari, le taglia e cuci, a causa dell'assenza di coperture di sicurezza. E grazie al sequestro ci è possibile ricavare degli utili, visto che i cinesi devono pagare per ottenere il dissequestro. Secondo l'assessore Milone non esistono aziende cinesi fantasma perché quasi tutte sono iscritte alla Camera di Commercio per ottenere la partita Iva. «Il vero problema - chiarisce - lo riscontriamo nella fase del recupero delle tasse o dei tributi non versati visto che perlopiù risultano non avere beni intestati. E questo lo verifichiamo, ad esempio, con la Tia (ammonta a 4 milioni di euro la presunta Tia evasa, ndr)».  L'assessore Milone lancia un'ultima stoccata al collega regionale, al quale già in passato aveva rimproverato l'essersi dimenticato di assegnare risorse per la sicurezza a Prato: «Forse l'assessore è distratto ma la caccia alle imprese che evadono sul nostro territorio noi la facciamo già». E non solo a quelle cinesi. Già dal 2009 il Comune di Prato ha sottoscritto un accordo con l'Agenzia delle entrate, sulla base del decreto legge 30 settembre 2005, poi modificato dal decreto legge 31/5/2010 n. 78, che riconosce all'amministrazione comunale una percentuale del 33% rispetto alle somme recuperate sulla base delle segnalazioni inviate. Polizia municipale, Sori e Ced, incrociando i loro dati a disposizione (patrimonio immobiliare, beni mobili, redditi), collaborano quindi alla lotta all'evasione fiscale. E i risultati nel 2010 si sono fatti vedere. «L'Agenzia delle entrate - spiega Milone - grazie alle nostre segnalazioni ha iscritto al ruolo una somma pari a 310mila euro. A noi, una volta recuperata, ce ne verrà un terzo, centomila euro».  L'assessore Milone vuole comunque essere propositivo e lancia un invito all'assessore regionale Nencini: «Venga a Prato: insieme potremmo discutere quali strumenti applicare per perseguire le aziende cinesi che aprono e poi scompaiono nel giro di breve tempo».

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