Sicurezza
C'erano una volta via del Coltro e la Portaccia
Alessandra Agrati
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Il sindaco Annalisa Marchi Fu Carlo Ferri, sindaco di Vaiano 60 anni fa, a ribattezzare le strade
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VAIANO. Il 9 settembre di 60 anni fa, in una delle prime sedute del consiglio comunale, entrato in funzione il 20 giugno del 1951, furono cambiati i nomi di alcune strade del capoluogo, per dare un segno anche nella toponomastica del rinnovamento e della riorganizzazione che il sindaco di allora Carlo Ferri e la sua giunta volevano significare. Oggi pochi ricordano a Vaiano che via del Coltro (chiaro riferimento ai lavori dei campi e all'aratura) era l'attuale via Garibaldi, tagliata in due dalla nuova circonvallazione superiore (infatti oggi esistono via Garibaldi di sotto e via Garibaldi di sopra, divisa dalla S.R. 325, poco prima del semaforo). «E meno male che il sindaco Ferri intuì l'importanza di questa circonvallazione», dice il sindaco attuale Annalisa Marchi, «vi immaginate che cosa sarebbe circolare oggi a Vaiano, senza questo nuovo tratto e senza viale Rosselli, che fu inaugurata ai tempi della Direttissima e della stazione?». Via del Macchinone, nella parte nord del paese, dove all'epoca era ancora in attività la fabbrica Canovai, fu intitolata a Vincenzo Nuti, detto Bencio, figura di spicco della Società Democratica tra Ottocento e Novecento. La Viaccia, ancor oggi così chiamata dai cittadini di Vaiano, aveva questo nome a causa della natura dei luoghi: dal livello del fiume si presentava come un'erta faticosa da salire. Il consiglio di 60 anni fa volle darle il nome di Antonio Gramsci. E la Portaccia? Senza dubbio riferita alla porta settentrionale che nel medioevo faceva parte del borgo murato. Il nome che fu scelto (via Giordano Bruno) forse aveva qualche vena polemica, se non altro perché a un fiero oppositore del papato si intitolava la strada (lungo le cosiddette Viottoline) che collegava con la Badia di S. Salvatore. «Sempre in quegli anni fu abbattuto qui un bel ponticino settecentesco - racconta il sindaco Annalisa Marchi - che attraversava il fosso di Trescellere e che fu incubato. E' rimasto però ancora nella memoria dei cittadini più anziani del centro storico». Stessa vena anticlericale si legge nella denominazione di via XX Settembre, ispirato alla presa di Roma di ottocentesca memoria, prima semplicemente Via del Molino, perché portava al Mulino Bardazzi (e porta ancora oggi anche se rimane un po' chiuso dalle costruzioni degli anni Cinquanta-Sessanta dell'area denominata popolarmente "La Cina"). La "Cina"? Eppure di cinesi né ieri né oggi qui neppure l'ombra. «Secondo me - spiega il sindaco - la denominazione stava a significare il brulicare di attività di tanti stanzoncini artigiani, letteralmente attaccati gli uni agli altri, tanto che oggi è difficile dare a quest'area una riqualificazione urbanistica. Stiamo però studiando una variante che presto porteremo all'attenzione del consiglio comunale».
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