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Tfr, tredicesime, mobilità: pubblico impiego sotto tiro
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Dipendenti comunali in ufficioIl sindacalista Gorelli (Cgil Fp): «Un altro duro attacco ai diritti dei lavoratori»
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PRATO. Nel "tritacarne" della manovra finanziaria in due tempi del governo Berlusconi i lavoratori del pubblico impiego ne escono con le ossa rotte. Come se non bastasse il blocco dei rinnovi contrattuali ecco che la manovra da 45 miliardi entro il 2013 mette ancor di più a dura prova i dipendenti pubblici. «In queste misure - commenta Fabrizio Gorelli, sindacalista della Cgil Fp - c'è un ennesimo attacco ai diritti dei lavoratori. Sotto tiro anche le tredicesime e il Trf. Le prime rischiano di non andare al dipendente nel caso in cui l'amministrazione non rispetti i limiti di spesa. Mi domando: ma che colpa può avere, ad esempio, una centralinista, in tutto ciò? E ritengo punitivo anche lo slittamento del pagamento di 24 mesi del Tfr (la liquidazione, ndr) per le pensioni di anzianità». Ma c'è dell'altro secondo Gorelli: «E' stata prevista la mobilità d'ufficio per esigenze tecnico-organizzative, che devono essere motivate, ma l'impressione è che si voglia andare oltre le norme contrattuali già esistenti». No, non piace per nulla questa manovra. Anche perché, aggiunge Gorelli, non si è voluto colpire chi davvero detiene le ricchezze del Paese, introducendo la patrimoniale, o con una seria lotta all'evasione fiscale. «E' una manovra che non ha né capo né coda - prosegue - perché si è preoccupata soltanto di tagliare senza prevedere interventi per lo sviluppo e la crescita del Paese. Tagli che, come nel caso delle Province, rischiano di incidere in maniera negativa in alcuni servizi. Nel caso di Prato, per esempio, rischiano di sparire quei servizi ispettivi necessari per il controllo dell'economia sommersa». Gorelli, poi torna sulla questione del Tfr. «Ora si sta discutendo anche di prevederne il pagamento in busta paga per rilanciare i consumi - afferma il sindacalista - ma sarebbe un errore grave perché 100 euro in più possono servire a pagare una bolletta, niente di più. Il Tfr in busta paga porterebbe anche a un aumento della tassazione. Meglio sarebbe invece usare queste risorse per la previdenza complementare: chi comincia oggi a lavorare avrà un pensione pari al 40-50% della busta paga. Per un operaio o un dipendente pubblico significa contare su 500-600 euro. E, ad oggi, nel pubblico impiego, Stato, Parastato, Enti locali e Sanità non hanno ancora attivato i fondi per la previdenza complementare». Amaro il bilancio finale di Gorelli: «C'è la volontà di puntare alla liberalizzazione dei servizi pubblici per avvantaggiare i privati, e questo significa una perdita di equità a vantaggio del profitto».
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