Trasporti
Bilaterale a Palazzo Buonamici. Fratoni dice ok a Firenze ma parla di provvedimento spot
Prato e Pistoia, è già divorzio
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Di fianco i sindaci Berti e Cenni Sotto i presidenti di Provincia Fratoni e GestriBerti e Cenni chiedono lo stralcio dalla manovra della soppressione delle Province
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PRATO. Avanti in ordine sparso. Nessuna battaglia di Prato e Pistoia unite per salvare le rispettive Province dalla morte certa stabilita dal decreto di Ferragosto. Nessuno matrimonio spurio tra i due territori. Tra dichiarazioni contro la manovra del governo e appelli al suo buon cuore, il risultato dei "bilaterali" tra i vertici istituzionali di Prato e Pistoia, è almeno confuso. L'aria che tira si vede già dal mattino. Dalla conferenza stampa convocata a Palazzo Banci Buonamici dal presidente Lamberto Gestri, al termine dell'incontro con la collega Federica Fratoni di Pistoia. Identico il giudizio politico sul provvedimento: demagogico e inutile.
«La soppressione delle Province è uno spot del governo - dice Fratoni - confezionato come una lotteria che non produce alcun beneficio sui costi della politica». «Per Prato e i pratesi - rincara Gestri - l'eliminazione della Provincia è un provvedimento inaccettabile e che fa tornare indietro il territorio di anni e anni. Non è una questione di campanile ma di servizi e uffici». Fronti distanti invece sulle soluzioni da adottare. Il presidente della Provincia di Pistoia dice con chiarezza di sposare le linea del governatore Rossi che ha già battezzato il taglio degli enti intermedi con la costituzione di tre sole Province in Toscana. Dunque Pistoia con Prato e con Firenze: la provincia d'area vasta. Gestri è costretto ad aggiustare il tiro e ad accennare che «il lavoro assieme alla Province di Firenze e di Pistoia per realizzare progetti concreti è iniziato già da tempo». Ed è così che sfuma il sogno pratese, durato una manciata di giorni, di accorpare i territori "cugini" escludendo dal matrimonio Firenze "pigliatutto". Tendenza confermata dall' esito del vertice tra i sindaci Roberto Cenni di Prato e Renzo Berti di Pistoia avvenuto a Pistoia. Sintesi: i due primi cittadini hanno firmato un documento nel quale si chiede al governo di stralciare dalla manovra il capitolo delle soppressioni delle Province per essere inserite in un provvedimento ad hoc perché «c'è bisogno - hanno detto - di una pausa di riflessione per capire quale strada concretamente prendere». Insomma inutile illudersi di poter celebrare matrimoni spuri o annessioni improbabili senza prima capire qualcosa di più. La parola d'ordine ora - almeno sul fronte pratese - è fare tutto il possibile per salvare la presenza dei servizi decentrati dello Stato sui territori. Ed è questa la delega in bianco data ai deputati del territorio: trovare il modo di mettere dei paletti già nel testo del decreto che tornerà al Senato il 24 agosto. E' l'idea del matrimonio tra le due città? Lontana. Ed è Cenni a spiegare il perché: «Nella riunione abbiamo valutato anche questa possibilità. Ma potrebbero nascere delle questioni estremaente complesse con le scelte che i vari Comuni potrebbero compiere. La via maestra - prosegue - nel rispetto dei servizi dovuti ai cittadini, della necessità di snellire le procedure burocratiche e i costi delle politica, resta quella di una pausa di riflessione». Con un nuovo provvedimento «per il quale - sta scritto nel documento - sia prevista una scadenza ravvicinata ma sufficiente a consentire una migliore ponderazione anche attraverso il contributo delle associazioni, degli enti locali e il coinvolgimento dei cittadini». «L'esigenza - continua Cenni - non è solo quella di preservare l'assetto istituzionale ma di mantenere gli uffici distaccati dello Stato sul territorio.
Può mai una città con 180mila abitanti, almeno 30-40 mila clandestini, con problemi di legalità come quelli che Prato ha, restare con un commissariato?». Tempi strettissimi per correre ai ripari. Il 29 agosto è in calendario una riunione, organizzata dalle due Province, nella quala chiamare a raccolta i parlamentari del territorio, il presidente della Regione Enrico Rossi e i sindaci dei Comuni capoluogo: «Per mettere in fila i problemi» spiegano Fratoni e Gestri. Ma per la marcia a tappe forzate del decreto, potrebbe già essere troppo tardi.
«La soppressione delle Province è uno spot del governo - dice Fratoni - confezionato come una lotteria che non produce alcun beneficio sui costi della politica». «Per Prato e i pratesi - rincara Gestri - l'eliminazione della Provincia è un provvedimento inaccettabile e che fa tornare indietro il territorio di anni e anni. Non è una questione di campanile ma di servizi e uffici». Fronti distanti invece sulle soluzioni da adottare. Il presidente della Provincia di Pistoia dice con chiarezza di sposare le linea del governatore Rossi che ha già battezzato il taglio degli enti intermedi con la costituzione di tre sole Province in Toscana. Dunque Pistoia con Prato e con Firenze: la provincia d'area vasta. Gestri è costretto ad aggiustare il tiro e ad accennare che «il lavoro assieme alla Province di Firenze e di Pistoia per realizzare progetti concreti è iniziato già da tempo». Ed è così che sfuma il sogno pratese, durato una manciata di giorni, di accorpare i territori "cugini" escludendo dal matrimonio Firenze "pigliatutto". Tendenza confermata dall' esito del vertice tra i sindaci Roberto Cenni di Prato e Renzo Berti di Pistoia avvenuto a Pistoia. Sintesi: i due primi cittadini hanno firmato un documento nel quale si chiede al governo di stralciare dalla manovra il capitolo delle soppressioni delle Province per essere inserite in un provvedimento ad hoc perché «c'è bisogno - hanno detto - di una pausa di riflessione per capire quale strada concretamente prendere». Insomma inutile illudersi di poter celebrare matrimoni spuri o annessioni improbabili senza prima capire qualcosa di più. La parola d'ordine ora - almeno sul fronte pratese - è fare tutto il possibile per salvare la presenza dei servizi decentrati dello Stato sui territori. Ed è questa la delega in bianco data ai deputati del territorio: trovare il modo di mettere dei paletti già nel testo del decreto che tornerà al Senato il 24 agosto. E' l'idea del matrimonio tra le due città? Lontana. Ed è Cenni a spiegare il perché: «Nella riunione abbiamo valutato anche questa possibilità. Ma potrebbero nascere delle questioni estremaente complesse con le scelte che i vari Comuni potrebbero compiere. La via maestra - prosegue - nel rispetto dei servizi dovuti ai cittadini, della necessità di snellire le procedure burocratiche e i costi delle politica, resta quella di una pausa di riflessione». Con un nuovo provvedimento «per il quale - sta scritto nel documento - sia prevista una scadenza ravvicinata ma sufficiente a consentire una migliore ponderazione anche attraverso il contributo delle associazioni, degli enti locali e il coinvolgimento dei cittadini». «L'esigenza - continua Cenni - non è solo quella di preservare l'assetto istituzionale ma di mantenere gli uffici distaccati dello Stato sul territorio.
Può mai una città con 180mila abitanti, almeno 30-40 mila clandestini, con problemi di legalità come quelli che Prato ha, restare con un commissariato?». Tempi strettissimi per correre ai ripari. Il 29 agosto è in calendario una riunione, organizzata dalle due Province, nella quala chiamare a raccolta i parlamentari del territorio, il presidente della Regione Enrico Rossi e i sindaci dei Comuni capoluogo: «Per mettere in fila i problemi» spiegano Fratoni e Gestri. Ma per la marcia a tappe forzate del decreto, potrebbe già essere troppo tardi.
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