Il Tirreno

Prato

In ferie anche i cantucci Turisti delusi: tutto chiuso non si possono acquistare

Maria Lardara
Chiuso il Punto vendita locale
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Chiuso il Punto vendita locale

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PRATO. Paese che vai, specialità che trovi. Ammesso però che si trovino. Provate infatti ad andare a chiederlo a uno dei turisti a spasso per il centro che, magari dopo aver sfogliato una guida di Prato, si è fatto venire la voglia di cantucci con le mandorle.

Rimarrà con la curiosità di assaggiare il prodotto pratese più famoso al mondo. Rimarrà a bocca asciutta. In questi giorni un negozio o una pasticceria che sforni cantucci non si trovano in centro storico nemmeno a pagarli. Così ad agosto a Prato anche i cantucci vanno in ferie.

Lo abbiamo scoperto seguendo le rotte abitualmente praticate dai turisti dentro le mura. Sono quasi tutti armati di cartina e macchina fotografica, sfidando la calura pur di non perdersi lo spettacolo del Castello e gli affreschi del Lippi. Calandoci nei loro panni, abbiamo simulato la passeggiata tipo del turista da piazza Duomo a piazza delle Carceri.

Lungo questo tratto e oltre la ricerca del prelibato biscottino diventa una caccia al tesoro. Serrande giù da Mattonella. La targa di via Ricasoli profuma di storia come la fragranza dei cantucci nei pacchettini blu che viaggiano per mezzo mondo. Il cartello scoraggia a entrare: nel caso del biscottificio Mattei, le sacrosante vacanze durano fino al 29 agosto.

Ieri alla porta è rimasta inchiodata per qualche minuto una coppia di austriaci. «Peccato che anche questo negozio sia chiuso: ne avevo sentito parlare bene da alcuni amici - si lamenta Stefan Müller in perfetto inglese - Meno male che tra poco ritorniamo a Firenze». Sulle tracce dei cantucci, il nostro viaggio tra le più note pasticcerie del centro si snoda tra via Magnolfi, via Guizzelmi e via Garibaldi.

Da "Chocolat" alla pasticceria "Betti" (che ha chiuso però sabato scorso), passando per il "Nuovo Mondo", la musica è sempre la stessa: arrivederci a fine mese. Cercasi souvenir. E' l'unica vetrina dei sapori nostrani dentro le mura, fortemente voluta dalla Provincia (la sede è adiacente a palazzo Banci Buonamici) che l'ha aperta nel 2009, mentre la gestione è dell'associazione "Strada dei vini di Carmignano".

Tutti i presupposti per fare del punto vendita di via Ricasoli una bottega di souvenir culinari ma non solo: ottimo il patè di mortadella di Prato del Mannori, oltre a tutte le varianti di biscottini dei produttori locali. In pratica però l'emporio della Provincia ha deciso di prendersi due belle settimane di ferie: rimane chiuso fino al 31.

La rabbia dell'assessore. Non ci sta l'assessore provinciale al Turismo Antonio Napolitano, che critica la scelta di tenere chiusa la porta ai turisti. «La Strada non sta certo brillando per voglia di fare e capacità di organizzare iniziative. Con un canone di affitto "simbolico" pagato alla Provincia, a suo tempo le fu affidata la gestione del negozio dando l'opportunità di vendere le produzioni locali.

Posso capire il rodaggio del primo anno, ma questa chiusura per la seconda estate consecutiva non è francamente accettabile». Pranzare, che dilemma. Cosa c'è di meglio di un bel piatto di pasta per riprendersi da un tour sotto l'afa? D'agosto si contano sulla punta delle dita i bar e ristoranti del centro aperti a pranzo: se non fosse per il "Bigonge Bar" e per il "Caffè delle Logge" i turisti non saprebbero dove sbattere la testa.

In piazza Mercatale è aperto a pranzo il Rifrullo, ma i locali che fanno cucina tipica lasciano a desiderare. Chiusi "Tonio", "Lapo" e "Cibbè". Serranda giù anche per "Baghino" e "Soldano". A prendere per la gola con piatti pratesi ci provano l'osteria "Aroma di vino" alle spalle del Duomo e "Cafiero" in via Santa Trinita aperta da poco.

«Scegliamo di stare aperti a pranzo per fare un servizio», spiega Danilo di "Aroma di vino" mentre è intento a prendere l'ordine da una famiglia di francesi. Solo qui si possono gustare i famosi sedani alla pratese per il menù di metà giornata. Qualche metro più avanti, all'Antico Caffè di via Garibaldi si sente sbuffare una coppia di olandesi.

Bastano tre parole per capire la prima impressione di Prato: «City too died» (città troppo morta). Tanta strada per ammirare il Castello federiciano. «Abbiamo pranzato con un panino - racconta Wim Ludmila - Dove sono i ristoranti aperti?».

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di Redazione web