Il Tirreno

Prato

«Azione bipartisan per l'accorpamento»

Riccardo Mazzoni
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Riccardo Mazzoni

I coordinatori Pdl Mazzoni e Lapenna: controversa l'interpretazione del decreto

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 PRATO. «Prato e Pistoia non possono in alcun modo rimanere prive di un essenziale organo decentrato come la Prefettura, né, tantomeno, di amministrazioni periferiche come questure, direzioni del Tesoro, ispettorati del lavoro e comandi dei vigili del fuoco». Si mobilitano i coordinatori provinciali Pdl Riccardo Mazzoni di Prato e Alberto Lapenna di Pistoia, per chiedere al governo l'accorpamento delle due province. «Nel rispetto della necessità di una razionalizzazione degli enti territoriali - scrivono in una nota - i coordinamenti pratese e pistoiese del Pdl ritengono che un territorio di 1.330 km quadrati che presenta problematiche peculiari e difficilmente gestibili come l'immigrazione clandestina, e che ha in alcune significative aree caratteristiche omogenee dal punto di vista dell'attività produttiva, non possa essere ricompreso nel mare magnum dell'area metropolitana fiorentina, né tantomeno, diviso tra Firenze e Lucca, fermo restando il diritto dei singoli Comuni di scegliere autonomamente il proprio futuro». «Essendo il decreto - continuano - aperto ai contributi del dibattito parlamentare, riteniamo che ci siano gli spazi per giungere a una soluzione che favorisca l'accorpamento delle due Province in un unico ente territoriale, e per questo abbiamo lavorato perché i sindaci dei due comuni capoluogo si incontrassero, dando la nostra piena disponibilità a un'iniziativa congiunta». Secondo Mazzoni e Lapenna «il testo del decreto lascia spazio a interpretazioni controverse. Il comma 2 infatti prevede che entro la fine della legislatura i Comuni facenti parte delle province soppresse possano scegliere di essere aggregati ad un'altra provincia. Solo in assenza di tale iniziativa, il comma 3 prevede che "le funzioni esercitate dalle province soppresse" siano trasferite alle Regioni. C'è dunque spazio per una forte azione politica, possibilmente bipartisan, in Parlamento, per raggiungere un obiettivo che non è né campanilistico né corporativo - concludono - e che, pur inserendosi nella linea dei tagli alla spesa pubblica, possa comunque garantire la forte presenza dello Stato».

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