Il Tirreno

Prato

Creiamo un consorzio metropolitano

Cristina Orsini
Il deputato Pd Andrea Lulli
◗
Il deputato Pd Andrea Lulli

Lulli: Prato e Firenze assieme per riorganizzare le funzioni istituzionali

5 MINUTI DI LETTURA





 PRATO. Critico sulla modulazione della manovra d'agosto. Ma convinto che il numero delle Province sia diventato un problema.  Onorevole Andrea Lulli (Pd ndr), davvero la manovra colpisce i cosiddetti "soliti noti"?  «Colpisce sempre nella stessa direzione. Ci hanno raccontato per anni che la crisi non c'era, che l'Italia stava meglio di altri paesi europei e poi c'è stato il brusco risveglio. Questo governo ha grandi responsabilità, non sull'origine della crisi ma su come è stata affrontata. Non è stato fatto nulla sulla crescita ed è questo il problema principale: se non torniamo a crescere il debito pubblico che abbiamo sulle spalle non riusciremo a pagarlo».  Anche lei non giudica equo il pagamento del contributo di solidarietà?  «Ad inizio legislatura fummo noi del Pd a proporre di applicare un 2 per cento di Irpef in più sui redditi oltre i 90 mila euro. Proposta naturalmente bocciata. Ora la percentuale è salita al 5 o addirittura al 10 per cento. Quello che non ci convince è la ripartizione del contributo che va a colpire solo i redditi da lavoro dipendente. Il prelievo, ripeto, ci vede d'accordo ma c'è necessità di modularlo secondo i redditi familiari e le ricchezze: chi guadagna 90mila euro ma ha cinque figli non deve essere penalizzato come chi guadagna lo stesso ma di figli ne ha uno. C'è anche il problema della tutela del mantenimento di queste ricchezze. Perché in una situazione come quella attuale nessuno sa cosa possa capitare».  C'è una misura da voi giudicata equa?  «Noi pensiamo che una delle cose da fare immediatamente sia chiedere un contributo aggiuntivo del 15% a tutti quelli che hanno fatto rientrare i capitali dall'estero utilizzando lo scudo fiscale. Si tratta di ex evasori totali che sono riusciti a mettersi in regola pagando solo il 5% rispetto al 30-35% di altri paesi. Questa misura consentirebbe di far entrare nelle casse statali qualcosa come 15 miliardi su un complessivo di circa 110 rientrati. Mi faccia dire però che se avessimo tassato i redditi medio-alti del 2% da subito, e se avessimo usato quei soldi per finanziare la crescita oggi saremmo in condizioni ben diverse».  Parliamo di un argomento "caldo" per Prato: del taglio delle Province.  «La necessità è quella di ridisegnare uno Stato meno pesante e più efficiente. E mi pare un processo dal quale non si possa sfuggire: di riordino c'è urgenza. Contemporaneamente all'efficientamento della macchina istituzionale bisogna però finanziare la crescita».  Sì, ma se a Prato scompare la Provincia scompaiono anche gli uffici territoriali discattati dello Stato: Prefettura, Questura, comando provinciale dei Carabinieri e della Finanza, Inps, Ufficio territoriale del Lavoro eccetera eccetera. E di questo che ne dice?  «E' chiaro che questo non deve accadere. Quando c'è da ridisegnare l'assetto istituzionale, c'è da tenere conto della realtà socio-economica e dell'evoluzione della realtà sulla quale si interviene. Prato non può non avere l'attenzione delle strutture pubbliche e la deve avere in maniera adeguata al ruolo che ricopre e alla sua complessità sociale: è una grande città, una forza economica in crisi ma secondo me ancora tra le più vivaci del panorama italiano, rappresenta il centro dei problemi innescati dalla globalizzazione. Questo significa una cosa sola: che a Prato bisogna mantenere la rappresentanza istituzionale dello Stato».  Quindi bisogna dare battaglia per mantenere anche la Provincia di Prato?  «Non dico questo. Dico che il problema è riogarnizzare la presenza delle Stato sul territorio al di là delle Province».  Quindi è d'accordo con l'eliminazione dell'ente intermedio.  «Le Province sono un problema vero. Sono diventate troppe: non si possono tenere 110 Province e 8mila 300 Comuni di cui 6mila sotto i 5mila abitanti. Altrettanto non si possono avere dislocazioni di forze dello Stato non equilibrate e penalizzanti».  La sua proprosta?  «Prima di tutto, sulla questione Province, eviterei battaglie di campanile. Certamente le ragioni di Prato, dovranno essere fatte valere in modo adeguato ma avviando un ragionamento serio di integrazione dei territorio di Firenze, Prato, Pistoia. Ormai non c'è problema, da quelli economici a quelli infrastrutturali, da quelli del lavoro alla formazione, che si possano risolvere ognuno per sè e non in una dimensione di area vasta. Il problema è che i fiorentino continuano a pensare solo al proprio ombelico e questo è un danno per Firenze ma anche per Prato. Bisogna avere in testa una integrazione metropolitana che però mantenga le caratteristiche civiche e storiche delle città italiane».  Quindi la formula che lei suggerisce è quella della città metropolitana?  «Assolutamente no. I sindaci devono restare. Bisogna fare un ente integrato largo. Anche con un consiglio elettivo, a differenza di ciò che avviene in Francia. Lille, Roubaix e Torquay hanno creato un consorzio metropolitano, cioè un ente di secondo livello, nel quale i Comuni sono parte attivia e gestiscono modernizzazione del territorio e infrastrutture».  Secondo lei un'organizzazione simile è possibile tra Prato e Firenze?  «E' la scommessa del futuro. Ai giovani che possiamo offrire se non un ragionamento su un polo industriale, quello di Prato, sempre dinamico e dentro i processi di gloabalizzazione con tutti i pro e i contro che questo comporta e su Firenze che rappresenta un patrimonio culturale e artistico che tutti ci invidiano nel mondo?».  E' possibile eliminare l'istituto della Provincia senza modificare la Carta Costituzionale?  «No. Ma ridurle è possibile. In Toscana, secondo me, ne bastano tre: quella d'area metropolitana con Firenze, Prato e Pistoia, quella della Toscana centrale con Siena, Arezzo e Grosseto e quella della costa».  Serve a ridurre i costi della politica l'aver tagliato consiglieri e assessori nei Comuni sotto 10mila abitanti?  «Economicamente non serve a niente. E' una manovra puramente demagogica che però, purtroppo, risponde a un sentimento diffuso nella popolazione enormemente delusa, ormai da tempo, dagli eletti. Il problema vero guarda la responsabilità e l'efficienza della politica e la rendicontazione dei risultati che si ottengono. E' anche vero però che senza politica credo non si possano fare molti passi in avanti».  Ha pensato al fatto che a Prato va a scomparire l'unico ente ancora in mano al centrosinistra?  «Il fatto che la Provincia a Prato sia in mano al centrosinistra e il Comune no è l'ultimo dei problemi. Bisogna riorganizzare le funzioni istituzionali, questa è la questione. Per quanto concerne il centrosinistra, bè deve riguadagnare la fiducia della città e condurla verso quel futuro che Prato si merita».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa