Il Tirreno

Prato

Cassa di Risparmio di Prato Luci e ombre della gestione Bambagioni

Fernando Meoni

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 Niccolò Machiavelli in quel grande, attualissimo "manuale" scritto mezzo millennio fa, il "De Principatibus", sosteneva in riferimento alle memorie di Piero De' Medici che: per rendere credibile qualsiasi figura di una certa autorità, fama, importanza è opportuno addebitarne i difetti, gli sbagli e quant'altro di negativo fatto in vita giacchè i pregi, il buono e di tutto ciò che è di positivo son nell'evidente "sacco che la morte dona a chi resta".  Silvano Bambagioni se n'è andato. Il suo nome, insieme a quello di Arturo Prospero, rimane legato in maniera indelebile alla Cassa di Risparmio e Depositi di Prato. "La mamma".  Al di là degli aspetti positivi e negativi che caratterizzano la vita di ogni uomo, dei quali in quanto "co-attori", beneficiati o vittime, non possiamo esserne censori, interessa porre l'accento su alcune questioni incontrovertibili, dunque inopinabili che troppo spesso passano "in cavalleria".  1) Non si dica che Prato sia cresciuta grazie a Bambagioni. La "Cassa" è cresciuta grazie al senso di responsabilità dei pratesi ed è stato in virtù della loro capacità di intraprendere, in un tempo in cui lo si poteva fare, che ha arricchito e si è arricchita. Chi ne era a capo ha fatto il suo mestiere, punto.  2) Non si dica che è stato un grande banchiere. Se fosse stato un grande banchiere non avrebbe portato la "nostra" banca allo stato fallimentare. Dunque, non sarebbe mai passata al Monte dei Paschi di Siena, infine, un "portafoglio" qualsiasi di una banca veneta.  3) Si dica che è stato un uomo ambizioso. Non è un difetto. Si è avvalso della credibilità dei pratesi tutti e di Prato, il cui contemporaneo successo non derivava dalla mera restituzione del denaro prestato dalla Cassa più gli interessi, ma da una storia mercantile pluri-secolare, per acquisire prestigio, fama, notorietà personale negli ambienti romani e internazionali. La "Cassa" era diventata una delle banche più "disponibili" e più in vista d'Italia.  Ma ai pratesi tutto questo sarebbe interessato? Io dico di no. Ai pratesi forse interessava che la "mamma" continuasse a fare il suo mestiere. O forse non sarebbe più interessato al suo presidente continuare a farlo in una banca di provincia anche se di successo.  Perché come tutti i pratesi, con un pò di sale nella zucca, sanno, quella "pompa" era un messaggio a un certo mondo per comunicare "Siamo la Cassa di Risparmio e Depositi di Prato e abbiamo tutti i soldi, tanti soldi, di una città intera che lavora".

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