La manifestazione
IL COMITATO AREA PRATESE
Una grande città declassata al rango di quelle più piccole
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La storia sembra ripetersi. Nel 1959 Prato era l'unica città con popolazione di 100.000 abitanti a non essere capoluogo di Provincia e oggi nel 2011 Prato (per il momento insieme a Trieste che sarà probabilmente salvata perchè è capoluogo di regione) è l'unica città di 200.000 abitanti a non essere capoluogo di Provincia. E' il destino della nostra amata città: grande città ma non considerata tale. Leggendo l'art. 15 del decreto che ha previsto il taglio delle Province si comprendono meglio alcune cose prima nebulose. Oltre all'ente Provincia saranno abolite le relative Prefetture o Uffici Territoriali del Governo mentre per gli altri uffici decentrati (Questura, Camera di Commercio, Direzione Provinciale del Lavoro, Provveditorato) la loro permanenza o soppressione è demandata ai singoli ministeri che decideranno, se mantenerli o no sul territorio, di concerto con il ministero dell'Economia. Anche qui la storia si ripete. Per ottenere i servizi, quando Prato diventò Provincia, si dovette contrattare singolarmente con ogni ministero perché era venuta meno la automaticità dell'istituzione degli stessi con l'ottenimento della Provincia. Siamo nelle mani dei ministri. Per quanto riguarda l'ente politico amministrativo, cioè la Provincia, sembra che non possano unirsi fra loro le Province soppresse, per formarne una nuova; quindi sembrerebbe sfumare la unione fra Prato e Pistoia. Quale soluzione è possibile? Eccola, così dice il testo del decreto: i singoli Comuni apartenenti alle province soppresse, si badi bene i singoli Comuni e non le Province, potranno esercitare il diritto previsto dall'art. 133 della costituzione decidendo di aggregarsi ad una delle Province limitrofe non abolite salvaguardando, naturalmente, la continuità territoriale. Alla luce di quanto previsto esistono una gamma di varie soluzioni ma per semplificare: se tutti i Comuni della Provincia di Prato e della Provincia di Pistoia esprimessero la stessa volontà potrebbero, i territori delle province di Prato e Pistoia, aggregarsi tutti a Lucca o a Firenze. Naturalmente, come già detto i singoli Comuni possono sceglere in piena autonomia e quindi i comuni della Valdinievole potrebbe andare con Lucca e gli altri con Firenze e così pure quelli della Provincia di Prato potrebbero dividersi e andare in ordine sparso. Se tale scelta dei Comuni non avvenisse è previsto l'intervento della Regione con aiuti del governo. Al di là di tutti questi bizantinismi resta in noi l'amarezza per un fatto non contestabile: la città di Prato perde lo status di capoluogo di provincia mentre lo mantengono città molto ma molto più piccole: Sondrio, Frosinone, Varese, Belluno, Macerata, Mantova, Viterbo, Como Bergamo, Pisa, Ravenna, Rimini, Monza. Dopo tante cose "serie" (si fa per dire) consentiteci una citazione scherzosa. Un noto politico andava ripetendo: «A pensare male si fa peccato ma talvolta si indovina». Ecco alla luce di questa famosa e abusatissima battuta vogliamo far notare che la Provincia di Monza, città cara alla Lega e Sondrio (città del ministro Tremonti) sono state "graziate": una per gli abitanti e una per l'estensione territoriale. Un caso, certamente, ma una occhiata alle statistiche e alla cartina geografica potrebbe anche essere stata data. Per concludere invitiamo tutti i nostri rappresentati a impegnarsi a salvare quanto più possibile i vantaggi innegabili ottenuti con la Provincia. Il tempo non manca ma è meglio sbrigarsi per non rimanere a mani vuote. In conclusione, come andiamo ripetendo da anni, noi non amiamo la Provincia ma la citta di Prato e quindi non avremmo avuto niente da obiettare se fossero state abolite, con legge costituzionale, tutte le Province. Noi vogliamo che prato sia una citta come le altre. Roberto Risaliti presidente del Comitato Provinciale Area Pratese
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