Il Tirreno

Prato

IL DIBATTITO SUI TAGLI

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RIFORMA/1 Ok al taglio ma aboliamole tutte  Noi appoggiamo la proposta del governo di eliminare le province sotto i 300.000 abitanti. Per Prato comunque auspichiamo la permanenza degli uffici distaccati quali Prefettura, Questura, Camera di commercio e provveditorato e direzione provinciale del lavoro. Per il mantenimento di questi uffici noi ci impegneremo nella fase di abolizione della nostra Provincia. A questo punto però ci sentiamo di lanciare una proposta ancora più coraggiosa: l'abolizione di tutte le Province e una conseguente ridistribuzione delle competenze tra Comuni e Regione. Allora sì che trarremo forti benefici in termini di costi della politica. Per concludere, un esempio per capire come anche la provincia di Firenze è inutile: tale istituzione non ha saputo (e con lei la Regione) gestire i litigi tra i Comuni fiorentini per l'ampliamento dell'aeroporto. Quindi se non è in grado neppure di sintetizzare i bisogni della propria provincia cosa esiste a fare? Solo un esempio ma significativo. Lista Giovani e famiglia RIFORMA/2 Fuori da qualsiasi logica di risparmio  a che riforma è questa? Partita da presupposto sbagliato (per far immaginare un taglio ai veri costi della politica), non poteva che partorire decisioni fuori da qualsiasi logica di reale risparmio e funzionalità amministrativa.  Ricondurre poi la scelta al numero di abitanti, ovvero alla estensione territoriale, dimostra davvero che questa scelta non sia stata effettivamente per un nuovo assetto del sistema delle autonomie ma per indorare la pillola in un momento particolarmente difficile per il nostro Paese. Come sempre manca il coraggio, mancano le "palle" e se qualcun le tirasse fuori molto probabilmente gliele taglierebbero.  Che criterio è tagliare il 35% delle Province? Che criterio è introdurre il limite di abitanti e l' estensione territoriale (per salvare Sondrio?). Che criterio è garantire ad alcuni cittadini sì e ad altri no la presenza della Provincia sul proprio territorio o meno? Che risparmio garantisce alle casse dello Stato? Magari 15milioni di euro? Si risana così il debito pubblico? C'è da meravigliarsi e da stupirsi di questa riforma, c'è da preoccuparsi del pressappochismo di qualche esponente di governo che non conosce nemmeno il complesso mondo delle autonomie locali. Per non farci prendere da sentimenti campanilistici o da sindromi particolari, le Province andrebbero abolite tutte! Andrebbe però ridisegnato il sistema e la funzionalità dei servizi al cittadino, andrebbero potenziati i Comuni (che invece puntualmente vengono penalizzati ed impoveriti da ogni governo in carica con tagli orizzontali e generalizzati), andrebbero regolamentate diversamente le Regioni.  I bisogni veri dei cittadini li conoscono meglio i sindaci, gli assessori comunali rispetto a quelli regionali o ai parlamentari.  Il Comune eroga i servizi ai cittadini, il Comune è il soggetto preposto a comprenderne davvero da vicino le esigenze e le necessità.  Chi ha partorito questa riforma si è domandato che fine faranno i dipendenti delle Province? Pensano d licenziarli in tronco? Oppure pensano di riconvertirli in seno ai Comuni delle aree provinciali soppresse? Ma la situazione dei bilanci degli enti locali, chi fa le riforme, li conosce? Oppure no? Che la rigidità dei bilanci è condizionata dal costo delle spese di personale lo sanno o dobbiamo fargli un corso? Che i Comuni oltre ad essere stati impoveriti dai tagli orizzontali sono messi in condizione di non poter fare investimenti che potrebbero avere un ritorno economico per l'intera collettività, lo sanno o fingono di non saperlo? Sarebbe necessaria una seria ed approfondita riflessione, una analisi reale e concreta degli interventi strutturali da fare, un moderno nuovo assetto da dare alla pubblica amministrazione e a cittadini sotto forma di servizi: temi complessi che necessitano di informazioni e senso di responsabilità. Forse è chiedere troppo. Maurizio Bettazzi vicepresidente del Consiglio Autonomie della Regione componente consiglio nazionale Anci

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