Sicurezza
Il funerale di un grande di Prato
Cri. Or.
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Sopra la moglie Giovanna a destra il vescovo benedice la bara Per l'addio a Silvano Bambagioni solennità e commozione
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PRATO. «Ora tacciano le voci che hanno esaminato criticamente alcuni momenti della sua vita. Non taccia chi ha compreso il rilievo dei gesti di uno dei protagonisti della società pratese del secondo dopoguerra». E' il saluto di commiato del vescovo Gastone Simoni a Silvano Bambagioni, ieri in cattedrale, gremita di persone, nonostante il Ferragosto alle porte. Alcuni visi noti, tanti ignoti. Il funerale di un grande di Prato. Questo è stato l'ultimo saluto a chi la storia di Prato, per un trentennio, l'ha avuta tra le mani. E il vescovo, che ha officiato la messa assieme ad alcuni canonici del Duomo, l'ha sottolineato più volte. Gli incappucciati della Misericordia schierati. Una fila lunga, nera, di almeno una sessantina di volontari con le fiaccole accese in mano. Davanti la croce antica, poi il feretro portato a spalle e coperto da drappo nero, sul drappo il cappello e la cappa del fratello Silvano, dietro i parenti, la moglie Giovanna, i cinque figli, i nipoti, nuore e generi, e a seguire i tanti che hanno portato l'ultimo saluto all'ex presidente della Cassa pratese, al Proposto della Misericordia per 27 anni, all'ex direttore storico della Cap «che da aziendina con tre autobus in croce - ha detto Umberto Cecchi ricordando l'amico - l'ha portata ad essere una delle più sane e attive imprese di trasporto pubblico in Toscana». Una processione che dalle Cappelle del commiato ha varcato la soglia delle cattedrale sotto un solo battente, poco dopo le 16. Presente tutto il mondo cattolico e non solo. Per il Comune, con la fascia tricolore ha presenziato l'assessore Adriano Ballerini accompagnato dall'assessore Giorgio Silli. In rappresentanza della Provincia il consigliere Luca Roti assieme all'assessore Antonio Napolitano. Poi rappresentanti della Cisl (Luciano Gestri e l'ex segretaria Gabriella Melighetti), i deputati Antonello Giacomelli e Riccardo Mazzoni, l'ex assessore Roberto Bencini, la consigliere comunale Mariagrazia Cimbellotti, Enrico Mencattini, Armando Risaliti, l'avvocato Giovanni Mati. E tanti altri. Solennità e commozione. Anche quando il vescovo nell'omelia ha sottolineato il legame tra cose invisibili, spirituali, eterne e le cose visibili, terrene «che durano un momento» riferite alle «tante opere relizzate con intraprendenza e volontà da Silvano Bambagioni e che hanno contribuito a migliorare la vita delle persone e della società». «Silvano - ha afferma Simoni - ha avuto intenzione di fare del bene e se anche a queste cose buone si fossero mescolate alcune inevitabili miserie umane, sarebbero state lo stesso gradite a Dio». Un «grazie, che Dio te ne renda merito per l'attivismo instancabile che hai messo per far crescere la Misericordia» è venuto dal Proposto, amico di antica data e pilastro dell'attività politica di Bambagioni, Luigi Biancalani mentre un aneddoto «perché questo era Bambagioni» è venuto da Umberto Cecchi: «Ricordo che gli chiesi come mai nel suo libro (Sessant'anni a Prato ndr) avesse tratto in così breve spazio la vicenda della banca che invece aveva rappresentato un punto di rottura. Mi rispose così: "Che cristiano sarei se non sapessi perdonare?". Ma è toccato a Chiara, figlia di Giovanni Bambagioni, nipote di Silvano, dipingere l'uomo. «Con Giovanna (la nonna ndr) hai costruito la cosa più bella che potevi costruire: la nostra famiglia. Ci hai insegnato la generosità, a perdonare, a non portare rancore e ora tocca a noi proseguire su questa strada. Ma con te vicino. Ciao nonno. Anzi come dicevi tu: evviva».
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