Italia
Si è spento Silvano Bambagioni
La grande ascesa e la brusca discesa del "banchiere-tramviere"
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PRATO. Con lui muore la "Prato dell'età dell'oro", dell'ottimismo e dei soldi, dello sviluppo tumultuoso, dei telai che battono giorno e notte, la Prato del patto forte, ora sfilacciato, tra impresa, società e istituzioni. Silvano Bambagioni, classe 1928, ha rappresentato nel bene e in una fase nel male, un lungo pezzo di storia della città. Che non c'è più. E anche lui non c'è più. Si è spento, a 83 anni, ieri mattina all'alba all'ospedale di Prato dove era ricoverato da qualche giorno per accertamenti. Il quadro clinico sarebbe peggiorato per poi precipitare, in seguito ad una polmonite.
E la città è caduta nel lutto. L'astro del "Bamba", così lo chiamavano gli amici e sono stati tanti, splende per quasi trent'anni, dal 1960 fino al 1988, poi inizia la discesa, ripida e dolorosa, che segue passo passo il tracollo della Cassa pratese, da lui presieduta per 16 anni, avvenuto alla fine degli anni Ottanta, con il contestuale avvio di una miriade di filoni d'indagine sui cosiddetti "fidi facili", per arrivare all'arresto l'11 giugno 1992 e ai successivi processi che si sono protratti per almeno una decina di anni. Ma Bambiagioni è stato tanto altro. Per lungo tempo ha rappresentato quel "consociativismo buono", fatto anche di pranzi al Bacchino con tutti quelli che contano, non importa il colore politico, che ha favorito lo sviluppo di Prato e portato il distretto ai vertici dell'industria italiana. Silvano sbarca a Prato dalla nativa Signa nel 1947 e subito entra come impiegato alla Cap. E' lì che comincia l'avventura del Bambagioni-tramviere. La società è commissariata e infuria la battaglia tra chi vuole municipalizzarla e chi, invece, vuole privatizzarla. Bambagioni guida le fila dei secondi che alla fine prevalgono. E Bambagioni, aria bonaria, sorriso pronto, si trova direttore della cooperativa. E' il 1960 e Bambagioni-tramviere conquista il suo primo feudo che sarà anche l'ultimo a lasciare: resterà seduto sulla poltrona di direttore fino al novembre del 1991. Quando lascerà - «una scelta dovuta all'età» si disse all'ora, ma in una fase delicata e turbolenta delle indagini sulla Cassa - Bambagioni affermerà: «Trovai un'azienda piccolissima, la lascio grande, forte, bellissima». I primi anni in Cap sono anche quelli dell'impegno nel sindacato cattolico Cisl nel quale don Milton Nesi lo chiama per rafforzarlo e i primi passi in politica, con la Dc ma nella corrente Dorotea. E' un Bambagioni politicamente ancora immaturo. Ma recupera velocemente. Anche la scalata dell'Arciconfraternita della Misericordia servirà da trampolino di lancio: nel 1963 Silvano Bambagioni viene nominato Proposto della Confraternita, incarico che manterrà fino al 1990. E' certamente tra i più attivi: fonda le case di accoglienza per anziani di Vernio e Sasseta, il Centro di aiuto alla vita, il Consultorio familiare, istituisce il premio «Una vita per gli altri», fonda la sezione femminile e potenzia il gruppo donatori di sangue Fratres.
I confratelli ieri l'hanno salutato con la loro frase tipica: "Dio te ne renda merito, riposa in pace". La grande svolta però avviene nel 1971, l'anno di elezione alla presidenza della Cassa di Risparmio di Prato, una banca locale, ancora piccola e con poche ambizioni. Una «cassina» la definirà Bambagioni che però per essere eletto scalza il candidato degli industriali Antonio Lucchesi che ha avuto l'avallo dai fanfaniani. E' una fase di trasformazione politica. Bambagioni, ancora doroteo, riceve l'invito dell'amico fraterno Tommaso Bisagno a legarsi - come il futuro consigliere regionale e parlamentare ha appena fatto - alla corrente andreottiana. Così accade. E la "cassina" ne beneficia. I deposita galoppano e passano dagli 81 miliardi del 1970 ai 2080 del 1985 e parallelamente aumentano le frequentazioni col leader di corrente, il "Divo Giulio" che viene a Prato a presentare libri, fa campagna elettorale e ottiene una rubrica dedicata nella rivista di carta patinata Progress, edita dalla ex "cassina", dal titolo "Finestrina sul mondo". Silvano Bambagioni è ormai l'uomo più conosciuto e spesso più amato di Prato. Con la sua banca sostiene gli artigiani, la piccola impresa altrimenti spacciata, elargisce a destra ma anche a sinistra, è il pilastro dei grandi imprenditorie. Fino al risveglio brusco: all'ispezione della Banca d'Italia nel 1986 e alla scoperta traumatica che la grande avazata della città che pareva inarrestabile, per una parte è fittizia: drogata dai quei "fidi facili" che hanno contribuiti a seppellire l'"età dell'oro".
E la città è caduta nel lutto. L'astro del "Bamba", così lo chiamavano gli amici e sono stati tanti, splende per quasi trent'anni, dal 1960 fino al 1988, poi inizia la discesa, ripida e dolorosa, che segue passo passo il tracollo della Cassa pratese, da lui presieduta per 16 anni, avvenuto alla fine degli anni Ottanta, con il contestuale avvio di una miriade di filoni d'indagine sui cosiddetti "fidi facili", per arrivare all'arresto l'11 giugno 1992 e ai successivi processi che si sono protratti per almeno una decina di anni. Ma Bambiagioni è stato tanto altro. Per lungo tempo ha rappresentato quel "consociativismo buono", fatto anche di pranzi al Bacchino con tutti quelli che contano, non importa il colore politico, che ha favorito lo sviluppo di Prato e portato il distretto ai vertici dell'industria italiana. Silvano sbarca a Prato dalla nativa Signa nel 1947 e subito entra come impiegato alla Cap. E' lì che comincia l'avventura del Bambagioni-tramviere. La società è commissariata e infuria la battaglia tra chi vuole municipalizzarla e chi, invece, vuole privatizzarla. Bambagioni guida le fila dei secondi che alla fine prevalgono. E Bambagioni, aria bonaria, sorriso pronto, si trova direttore della cooperativa. E' il 1960 e Bambagioni-tramviere conquista il suo primo feudo che sarà anche l'ultimo a lasciare: resterà seduto sulla poltrona di direttore fino al novembre del 1991. Quando lascerà - «una scelta dovuta all'età» si disse all'ora, ma in una fase delicata e turbolenta delle indagini sulla Cassa - Bambagioni affermerà: «Trovai un'azienda piccolissima, la lascio grande, forte, bellissima». I primi anni in Cap sono anche quelli dell'impegno nel sindacato cattolico Cisl nel quale don Milton Nesi lo chiama per rafforzarlo e i primi passi in politica, con la Dc ma nella corrente Dorotea. E' un Bambagioni politicamente ancora immaturo. Ma recupera velocemente. Anche la scalata dell'Arciconfraternita della Misericordia servirà da trampolino di lancio: nel 1963 Silvano Bambagioni viene nominato Proposto della Confraternita, incarico che manterrà fino al 1990. E' certamente tra i più attivi: fonda le case di accoglienza per anziani di Vernio e Sasseta, il Centro di aiuto alla vita, il Consultorio familiare, istituisce il premio «Una vita per gli altri», fonda la sezione femminile e potenzia il gruppo donatori di sangue Fratres.
I confratelli ieri l'hanno salutato con la loro frase tipica: "Dio te ne renda merito, riposa in pace". La grande svolta però avviene nel 1971, l'anno di elezione alla presidenza della Cassa di Risparmio di Prato, una banca locale, ancora piccola e con poche ambizioni. Una «cassina» la definirà Bambagioni che però per essere eletto scalza il candidato degli industriali Antonio Lucchesi che ha avuto l'avallo dai fanfaniani. E' una fase di trasformazione politica. Bambagioni, ancora doroteo, riceve l'invito dell'amico fraterno Tommaso Bisagno a legarsi - come il futuro consigliere regionale e parlamentare ha appena fatto - alla corrente andreottiana. Così accade. E la "cassina" ne beneficia. I deposita galoppano e passano dagli 81 miliardi del 1970 ai 2080 del 1985 e parallelamente aumentano le frequentazioni col leader di corrente, il "Divo Giulio" che viene a Prato a presentare libri, fa campagna elettorale e ottiene una rubrica dedicata nella rivista di carta patinata Progress, edita dalla ex "cassina", dal titolo "Finestrina sul mondo". Silvano Bambagioni è ormai l'uomo più conosciuto e spesso più amato di Prato. Con la sua banca sostiene gli artigiani, la piccola impresa altrimenti spacciata, elargisce a destra ma anche a sinistra, è il pilastro dei grandi imprenditorie. Fino al risveglio brusco: all'ispezione della Banca d'Italia nel 1986 e alla scoperta traumatica che la grande avazata della città che pareva inarrestabile, per una parte è fittizia: drogata dai quei "fidi facili" che hanno contribuiti a seppellire l'"età dell'oro".
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