Il dolore
Quando i pregiudizi passano cantando
Maria Lardara
Non soffriva i cinesi, ora è diventato una star nella loro lingua
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Canta che ti passa. E lui, agguantando un microfono e assaporando le melodie dell'Impero Celeste, si è fatto passare ogni pregiudizio verso i cinesi. Gli stessi che ora lo applaudono tutte le volte che si esibisce in un locale della città in mandarino o addirittura in cantonese. Storia di un giovane trentenne pratese che è nato con la musica nel dna, uno dei protagonisti dello spettacolo "Un angelo nei sobborghi", e che imparando a cantare nella lingua dei figli della Terra di Mezzo ha scoperto un mondo nuovo. Un universo fatto di relazioni proficue e possibili tra pratesi e cinesi, sul filo dell'integrazione che nasce dalla conoscenza e dal rispetto reciproco. Il pratese Patrizio Pierattini, giovane ingegnere informatico con il cuore che batte per tutto ciò che è arte espressiva dalla musica al teatro (frequenta la Sanremo Academy di San Miniato), morirebbe dalla voglia di far ascoltare in concerto la sua "Li Xiang Lan", cover di una ballata struggente in lingua cantonese. Insieme alla sua band, gli SkyBlue di cui è la voce, era a un passo dal proporla sul palco dell'ultimo Summer Festival di Lucca. Non solo. Con i "Double Excess", altra formazione dove Patrizio canta, il progetto è di provare a comporre un canzone e tradurla in mandarino. Intanto le qualità vocali di Patrizio vengono sempre più apprezzate dalla comunità cinese locale. Se non è diventata una star, poco ci manca. Grazie a Xu Xu, manager cinese che ingaggia artisti per i locali orientali della città, Patrizio è andato a inaugurare qualche settimana fa un pub cinese in via Viareggio con un'esibizione canora che tanto è piaciuta al pubblico. Per ora il suo repertorio è composto da quasi una decina di brani. Ma cosa spinge un giovane pratese a decidere d'imparare la lingua degli immigrati Tutto è nato nel bar dei genitori a Paperino, diventato a un certo punto era diventato un viavai di cinesi. «Li vedevo come degli intrusi, gente che non ti rivolgeva mai la parola. A un certo punto decisi di combattere quel "nemico" con le sue stesse armi sul campo: la lingua. E quindi mi venne in mente d'imparare il cinese: frequentai due corsi di 80 ore di cinese alla Circoscrizione sud. Il resto l'ho imparato da autodidatta, ascoltando l'Ipod in auto. E poi le premesse c'erano tutte. Da tanti anni mio padre ha un caro amico cinese». Il figlio di quest'ultimo, Nick Lin, nel 2009 propose a Patrizio di partecipare a una gara di canto cinese a Padova. Platea tutta asiatica ma il giovane pratese si piazzò terzo in classifica su 23 finalisti con gli occhi mandorla. Un altro trampolino di lancio fu il Capodanno cinese 2010 a Officina, dove interpretò brani in cinese di fronte a 300 orientali. Intanto l'approccio verso "l'invasore" cinese mutava radicalmente. «Adesso sorridono quando li saluto in mandarino. E per certi aspetti cantare è più facile che parlare in cinese. Semmai il rischio è imparare i testi a memoria senza conoscere la grammatica». Il passo verso il palcoscenico è stato breve. Nell'ottobre 2010 la grande occasione: il casting per un laboratorio teatrale in lingua cinese, frutto dell'intuizione di Paolo Magelli, Pamela Villoresi e del regista Gianluca Barbadori. I provini andarono bene a 12 persone (9 cinesi e 3 italiani), scelte per lavorare su un testo che divenisse metafora sulla realtà pratese e sulle differenze culturali. Della rosa di attori per "Un angelo nei sobborghi", liberamente tratto dall'Anima buona di Sezuan di Brecht (andato in scena ad aprile e maggio a New York e Roma, prossimamente anche a Prato), fa parte anche Patrizio. E' uno dei protagonisti. «Interpreto Lantian, un personaggio che a 30 anni non ha lavoro e si fa campare dai genitori, meditando il suicidio». E nello spettacolo Patrizio regala anche una performance canora tutta in cinese.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
