Il Tirreno

Prato

Cordoglio alla Misericordia

Ma. La.
Un’altra immagine di Silvano Bambagioni durante un forum al Tirreno
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Un’altra immagine di Silvano Bambagioni durante un forum al Tirreno

Il saluto del vescovo, commozione tra i confratelli

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 PRATO. Era uno di loro. Un Confratello molto speciale. 27 anni trascorsi in Misericordia di Prato come Proposto dal 1963 al 1990 non si cancellano dalla memoria dei volontari. Di quelli più giovani come di quelli più anziani. Non è facile trattenere l'emozione in queste circostanze.  Gli occhi di un volontario si fanno lucidi mentre, intorno alle 14.30, viene attaccato un manifesto all'ingresso alle Cappelle del Commiato della Misericordia, in via Convenevole, dove la salma è arrivata ieri alle 11. «Con animo addolorato - si legge - si annuncia il decesso del confratello Silvano Bambagioni, Capo di Guardia d'Onore». Il primo a dare il saluto alle spoglie di Bambagioni, verso mezzogiorno, è stato il vescovo Gastone Simoni che ha espresso il suo cordoglio ai parenti del defunto. Il viavai di amici e parenti si è intensificato nel primo pomeriggio. Anche se non c'era confidenza con Silvano, tanti pratesi hanno voluto dare l'ultimo addio all'uomo simbolo del potere economico a Prato per oltre un ventennio.  Come il signor Luciano, che abita a Coiano a due passi dall'abitazione della famiglia Bambagioni. «Quando ci s'incontrava ci si salutava sempre. Non lo conoscevo bene ma mi sono sentito in dovere di venire a porgere le condoglianze alla famiglia. Bambagioni a Prato resterà sempre Bambagioni». Il nastro dei ricordi si riavvolge nella mente di chi l'ha conosciuto e magari ci ha lavorato a fianco. Come Giuseppe Cocu, arrivato a Prato da Catania nel 1945. Figlio un carrozziere chiamato a lavorare per l'allora Cooperativa autotrasporti pratese, Giuseppe ha operato per ben 42 anni in Cap come impiegato. E Bambagioni se l'è ritrovato come datore di lavoro, durante la direzione di Cap dal 1961 al 1991. Cocu ne conserva un ricordo affettuoso. «Mi chiamava Beppe, non ero abituato a farmi chiamare così in Sicilia. Era una persona affabile. Ricordo le sue parole quando nel 1964 la mia fidanzata poi divenuta moglie perse il padre. Gli raccontai la storia e lui mi brontolò: "Sei un mammalucco, che aspetti a sposarla?". A Cap Silvano ha dato tanto».  Con lui se ne va il capostipite di una famiglia molto radicata a Prato nei suoi valori del cattolicesimo e della famiglia. Il baluardo della Dc andreottiana negli anni del boom economico aveva gettato i semi di una nuova stagione politica sull'humus dei valori cattolici: se il figlio Giovanni è oggi il segretario comunale dell'Udc, il nipote Paolo (figlio di uno dei 4 fratelli) siede tra i banchi del consiglio regionale per il Pd. Ex sindaco di Signa, ex Dc, ex Ppi e Margherita, Paolo Bambagioni dipinge lo zio come un fulgido «esempio di persona generosa che ha cercato sempre di applicare la fede cristiana al lavoro e alla quotidianità». Lucido nel ricostruire la figura dello zio scomparso, il consigliere regionale tocca appena il tasto delle faccende giudiziarie che videro il parente implicato sul crack di Cariprato. «Nonostante quella vicenda - sottolinea - i cittadini gli hanno sempre riconosciuto di lavorare per il bene della città».

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