Sicurezza
Amico e nemico in politica Giacomelli e Vannoni raccontano l'uomo
◗
Silvano Bambagioni parla nel salone consiliare 3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. L'amico e il nemico. Ma solo in politica. Questo il ritratto di Silvano Bambagioni di Antonello Giacomelli, all'epoca segretario cittadino Dc ma della corrente di sinistra e di Mauro Vannoni, da poco eletto segretario provinciale Pci. «Bambagioni era già tutto, quando l'ho conosciuto alla fine degli anni Ottanta». Giacomelli lo ricorda «come un protagonista della vita pubblica della città ed espressione forte della cultura cattolica. Direi anzi che era un convinto assertore dell'impegno cattolico nella vita pubblica. Come dimostra l'attività che ha svolto alla Cisl, alla Misercordia e anche in banca». Nessuna soggezione ad incontrarlo: «Perché Bambagioni aveva un atteggiamento paterno e con quel suo tipico intercalare "nini" riusciva a mettere tutti a proprio agio». Costituzionalmente democristiano, questo è stato Silvano Bambagioni per Giacomelli. Una propensione che si è manifestatata «nella facilità con la quale - dice - riusciva a fare accordi. Sapeva perfettamente - continua Giacomelli - che il patto forte di governo della città era tra la cultura laica e la cultura marxista ma è stato capace di mantenere il dialogo in nome di un interesse superiore rappresentato dallo sviluppo di Prato». Un obiettivo raggiunto senza mai barattare il ruolo da protagonista del mondo al quale era legato. «Perché Bambagioni - era anche un uomo tenace e soprattutto un combattente». E sullo scandalo-Cassa, la fase discendente della parabola bambagioniana, Giacomelli chiede una pausa di riflessione. «Credo - dice - che su quegli anni debba passara ancora un po' di tempo prima di dare una valutazione. Senza voler assolvere nessuno, resto però convinto - conclude - che senza l'attività della Cassa di Risparmio, Prato non avrebbe avuto quello sviluppo diffuso che invece è storia». Vannoni fu praticamente l'unico, nel suo partito, a denunciare le distorsioni nella gestione "bambagioniana" della Cassa di Risparmio. E fu sempre lui «una volta capita la dimensione reale delle sofferenze della banca» a chiederne il commissariamento. «Quel 18 agosto del 1988 - ricorda Vannoni - mi è rimasto nella memoria. Perché mi trovai assolutamente isolato all'interno del mio partito. Furono in molti a chiedermi se avevo preso un colpo di sole per chiedere il commissariamento della banca di Prato. Che per altro aveva un buco più grande di quello del Banco Ambrosiano e sul quale intervenne, per la prima volta in Italia, il Fondo interbancario di garanzia». «Silvano Bambagioni aveva una forte personalità e una grande intelligenza - continua - E aveva inventato un sistema che per anni ha sostenuto lo sviluppo di Prato: con la banca finanziava i piccoli artigiani che altrimenti non ce l'avrebbero fatta, dava soldi a destra come a sinistra e partecipava, immancabilmente, alle decisioni dei maggiorenti della città». Che progettarono il futuro di Prato: con l'Interporto, il Macrolotto industriale, la depurazione industriale. Era la politica, per dirla con le parole di Vannoni, del "sottoscala di Baghino", il ristorante dove tutti si ritrovavano: amministratori, industriali, politici di tutti i colori, banchieri e dove, attorno a una ribollita, venivano fatte le scelte. Condivise, ovviamente. «Certo - conclude Vannoni - Bambagioni è stata una figura controversa ma dai meriti indiscutibili. Peccato poi che l'infatuazione del potere, alla fine, abbia preso la mano, fino a far fare, purtroppo, il passo più lungo della gamba». C. O.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
