Il Tirreno

Prato

Passaparola fra i cinesi: non andiamo alla Festa del cocomero

Maria Lardara Musso
Passaparola fra i cinesi: non andiamo alla Festa del cocomero

Su Facebook i paladini della pratesità chiamano a raccolta tutti coloro che sono rimasti in città a Ferragosto. Ma nella comunità cinese parte il tam tam: «Restiamo a casa, non siamo benvisti»

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Va bene che una fetta di cocomero non si nega a nessuno. Va bene che la gola è gola e alle tentazioni del palato non si comanda. Ma sapere di non essere proprio i benvenuti a una festa dove è di rito una bella mangiata di anguria per salutare il Ferragosto, quest’anno ha fatto scattare qualcosa nella testa di alcuni orientali, frequentatori abituali della Festa del Cocomero.

Il tam-tam che gira all’interno della comunità asiatica suona infatti come invito a disertare una ricorrenza della tradizione pratese (fu istituita nel 1959 dal sindaco Giovannini), diventata col tempo anche cara ai tanti cinesi che popolano la città deserta in agosto. «I cinesi di Prato sono trattati male da tutti e ci mettono da parte - si legge in una lettera firmata pervenuta in redazione -. Vorrei dire a tutti i miei amici concittadini cinesi di non andare a mangiare il 15 agosto per evitare di essere maltrattati».

Chissà se quest’anno la festa di mezz’estate tornerà a parlare pratese per la gioia dei puristi delle radici nostrane. Ogni anno la conta degli occhi a mandorla davanti alla Fontana del Bacchino dove le angurie vengono tenute al fresco diventa inevitabile. Intanto in queste ore i paladini della pratesità si stanno spendendo in altri appelli, utilizzando il megafono di Facebook: mare permettendo, si sensibilizzano i pratesi rimasti a fare il più possibile numero. Riusciranno i cinesi a resistere al gustoso frutto servito gratis? Se dovesse succedere forse farebbero un regalo a una parte dei pratesi che stanno cercando di riappropriarsi della tradizione, complice la volontà della giunta Cenni di riportare nel 2009 la festa in piazza del Comune dopo due anni di “esilio” alle Cascine di Tavola (dove traslocò per volere dell’allora amministrazione di centrosinistra).

Che negli ambienti degli orientali si stia snobbando la cocomerata di Ferragosto è noto anche a Matteo Ye Huiming, una delle facce più conosciute della comunità. «Sono mesi che tra alcuni connazionali ci si dice di non andare alla festa per evitare pessime figure - ammette l’ex sindacalista della Cisl -. La nostra presenza è sgradita ai pratesi in quella che anche per noi era diventata una piacevole occasione conviviale. Questa città è diventata invivibile e intollerante, qui per ottenere rispetto un cinese deve litigare con la gente. Ho difficoltà a pensare che le mie tre bimbe piccole possano crescere qui».

La prima cocomerata dell’era Cenni aveva colpito nel segno perché sull’onda della pratesità aveva richiamato una valanga di pratesi. Ma l’edizione 2010 aveva visto ritornare già più cinesi con l’acquolina in bocca per quella fetta che, secondo Zou Long dell’associazione dei buddisti cinesi, dovrebbe unire due popoli nel segno del gusto. «Se sarò in città non mi perderò l’evento - promette -: per l’operaio cinese una mangiata di cocomero ha il sapore di vacanze che non può permettersi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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