Sicurezza
Anche una bicicletta racconta la storia di Prato
Luana Cecchi
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Donatello Saccenti con la sua Bianchi "Carigiola" regalerà la sua Bianchi al Museo del tessuto. La storia del commerciante
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VAIANO. Una bicicletta, marca Bianchi degli anni Trenta, verrà donata al Museo del Tessuto da Donatello Saccenti, Carigiola per i suoi compaesani del borgo delle Fornaci a Sofignano. Il soprannome di Carigiola l'ha ereditato dal padre cje, aveva lavorato alla realizzazione della strada lungo il fiume Carigiola nel Comune di Cantagallo. La bicicletta, molto robusta e ancora con tutti i pezzi originali, è un modello con due portapacchi, uno anteriore e uno posteriore, veniva adoperata dai lattai, dai merciai ambulanti, o da coloro che avevano necessità di caricare pacchi ingombranti. Donatello ha passato il suo tempo libero dal lavoro su due ruote, le sua passione, e ha girato mezzo mondo in bicicletta. «Ho lavorato fin da bambino facendo diversi mestieri - racconta Donatello - la mamma mi è morta che avevo due anni e il babbo 15. Il primo lavoro, garzone in una casa colonica a Canneto, mi mandavano a guardare le pecore, le portavo verso il Rio Buti, in Bisenzio, alle pendici della Calvana, verso San Leonardo, era un lavoro duro ma il pane era assicurato. Volevo cambiare e guadagnare, così sono entrato a lavorare alla Fabbrica del Lenzi in Gabolana come tessitore». «Io - aggiunge - mi attrezzai, ripensai al lavoro di mio padre, faceva il "merciaio" ambulante, girava nei paesi e soprattutto dai contadini con la sua mercanzia, era libero e guadagnava. Mi recai a Prato alla merceria di Nando Nieri, aveva il negozio in piazza del Duomo e vendeva all'ingrosso e al dettaglio, avevano conosciuto mio padre che andava da loro a comprare articoli di merceria, così mi fecero credito per il primo rifornimento. All'inizio giravo a piedi, ma era molto faticoso. Visto che i clienti aumentavano e soprattutto pagavano, anche se a volte a rate, decisi di comprarmi la lambretta, tutto fu più facile. In seguito comprai l'automobile, riuscii a comprare la casa in via Borgonuovo, con annesso il negozio di merceria, avevo realizzato il mio sogno, mi ero sposato e avevo due figli, un maschio e una femmina». Ma torniamo alla bicicletta, dice Donatello. «Quando negli anni Settanta, misero le targhe alterne e chiusero il centro storico, acquistai la bicicletta Bianchi, era usata e la pagai 100.000 lire, perchè i vari negozi all'ingrosso dove ero solito recarmi per i rifornimenti della merce erano in centro e non sapevo come trasportare i pacchi fino alla macchina che lasciavo in fondo al Viale Galilei. Così mi organizzai, lasciavo la macchina e mi spostavo con la bici in città. Finito il giro degli acquisti, riprendevo la macchina lasciavo la bicicletta, in un ingresso dello studio Fabbri, vicino a Piazza Ciardi, eravamo amici e vi lavorava mio figlio». «Le due ruote sono state la mia vita, ora è attaccata a un chiodo in garage, con la bicicletta da corsa sono stato in Spagna, Francia, con la ciclistica pratese, ai campionati del Mondo, mi sono arrampicato su tutti i passi delle Dolomiti, la Toscana l'ho girata tutta, ho partecipato per 14 anni, a la Vuelta cicloturistica di Cuba, dove ho ricevuto la cittadinanza onoraria e ho conosciuto Maradona, in quel periodo era a curarsi per disintossicarsi. Sono riuscito, con altri organizzatori a portare per 10 anni, la partenza della Corsa 29 Martiri a Vaiano, che è stata onorata con la medaglia dal presidente della Repubblica Ciampi per il 40º anno - Donatello conclude - E' augurabile che possa proseguire la manifestazione del Gran Premio Industria e Commercio, sono stato uno dei primi sostenitori con la Ciclistica Pratese e il sostegno delle passate amministrazioni, è una gara prestigiosa per la città di Prato e a livello Nazionale, non deve morire.
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