Il Tirreno

Prato

«E' necessario ridurre le diseguaglianze»

L’assessore Scaramuccia
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L’assessore Scaramuccia

Per l'assessore Scaramuccia si deve rendere più equi l'accesso alle cure e la prevenzione

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 PRATO.«Il nostro obiettivo primario deve essere quello di ridurre le disuguaglianze. La variabilità - geografica, tra fasce sociali, ecc. - porta dentro di sé un profondo concetto di iniquità. Dobbiamo fare in modo che il nostro sistema sanitario riduca questa variabilità, questa forbice». L'assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia ha partecipato ieri all'incontro che si è tenuto al Misericordia e Dolce.  Si è tenuto nella Sala del Pellegrinaio Novo, l'ultimo, prima dell'estate, di una serie di incontri che hanno visto partecipare sia i cittadini che i professionisti alla fase di ascolto in preparazione del nuovo Piano sanitario e sociale Integrato Regionale 2011-2015. Quello di oggi, dedicato al tema "Prevenzione collettiva, promozione della salute e tematiche trasversali" (a fare gli onori di casa era il direttore della Asl di Prato Bruno Cravedi), era rivolto a professionisti e operatori della sanità, che sono intervenuti numerosissimi e hanno partecipato molto attivamente al dibattito, offrendo nuovi spunti di riflessione su come riorganizzare la prevenzione e avanzando anche proposte concrete.  Delle quali, naturalmente, terranno conto i dirigenti dell'assessorato che seguono la stesura del Pssir, che erano presenti all'incontro a fianco dell'assessore.  «Quando abbiamo cominciato a lavorare al Piano - ha detto l'assessore Scaramuccia - ho cercato di capire quale era il vero problema della sanità toscana. I dati ci collocano ai primi posti, in qualche caso nella classifica mondiale, per aspettativa di vita, riduzione della mortalità infantile, diffusione degli screening. Eppure un problema c'è: quello, appunto, della grande variabilità, della disuguaglianza tra cittadini che vivono in zone geografiche diverse, o appartengono a differenti fasce sociali. A seconda della località in cui vivono o della fascia sociale a cui appartengono, i cittadini hanno stili di vita diversi, e anche l'accesso alle cure è diverso. Prendere atto di questo è una grande opportunità di miglioramento sulla quale possiamo e dobbiamo lavorare».

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