Il Tirreno

Prato

Chiamatelo ponte: unirà due pezzi di città rimasti per troppo tempo divisi

Giovanni Ciattini
Il progetto del viadotto di via Leonardo da Vinci come è stato elaborato dall’ufficio tecnico del Comune
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Il progetto del viadotto di via Leonardo da Vinci come è stato elaborato dall’ufficio tecnico del Comune

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 PRATO. Forse, se i tempi saranno straordinariamente celeri, potrebbe essere la prima importante inaugurazione di un'opera pubblica siglata dalla giunta di centrodestra. Ma non è solo per questo che l'assessore comunale alle Grandi opere, Filippo Bernocchi, difende a spada tratta il progetto del raddoppio del viale Leonardo da Vinci fra via Marx e via Nenni, realizzato con un viadotto di 300 metri. C'è nelle parole dell'assessore Bernocchi la convinzione di aver ancora una volta (dopo i 25 milioni per i disoccupati, fondi per la sicurezza, infrastrutture) strappato un importante impegno da parte del governo Berlusconi in favore di Prato.  Pratesi ingrati? In consiglio comunale l'opposizione non ha fatto salti di gioia e nemmeno i comitati cittadini, che da anni attendono una soluzione alla strettoia del Soccorso, appaiono soddisfatti.  «Forse non ci si è resi ben conto di che cosa si è ottenuto. E' la prima volta che lo Stato italiano interviene direttamente per finanziare un'opera pubblica pratese. E questo all'interno di una situazione di catastrofe finanziaria mondiale. Non ritengo che ottenere un finanziamento di 16 milioni su un'opera che costerà 24 milioni di euro sia cosa da poco».  Il viadotto non era comunque l'unica soluzione che avevate davanti.  «E' vero, ma a nostro giudizio è l'unica percorribile. Sia dal punto di vista tecnico che da quello finanziario. Intanto perché l'interramento era da escludere perché lì sotto passa il sistema fognario di tutta la città ed inoltre c'è il rischio di sfondare la falda idrica che si è alzata in questi anni. Inoltre l'interramento ci avrebbe creato problemi anche dal punto di vista ambientale considerato che il finanziamento è condizionato all'impegno di privilegiare la tecnica con minor impatto ambientale. E l'interramento richiede la ricerca di siti per la ricollocazione del materiale di scarto. Inoltre il raddoppio della Declassata attraverso l'interramento avrebbe fatto lievitare i costi: immagino una spesa di 40-50 milioni di euro».  Il viadotto quindi vi ha convinto di più.  «Sì, e per tre motivi: quello economico, perché ha minor impatto (non intendo quello visivo, anche se questo ci lavoreremo in vista del progetto definitivo perché è nostra intenzione lasciare un"segno"), e per la cantierizzazione. Non sarà infatti necessario chiudere la Declassata: durante i lavori si potrà circolare su un'unica carreggiata. Credo che i lavori, che appalteremo nei prossimi mesi, potranno concludersi in 24 mesi, ma spero che si possa scendere anche a 18. Io poi non lo chiamo viadotto ma ponte perché finirà con l'unire quel tratto di città. Diamo finalmente una risposta che le precedenti amministrazioni di centrosinistra sono state incapaci di dare. E con l'occasione rivisiteremo tutta l'area».  Sedici milioni ce li mette il governo, gli altri otto?  «Destineremo parte delle somme che ricaveremo dalla gara del gas, dall'operazione Pratilia e da avanzi di amministrazione».  Da Roma lei e il sindaco Cenni siete tornati con altri importanti risultati.  «Il ministro Matteoli è riuscito a portare l'attenzione istituzionale su Prato. C'è l'impegno congiunto di Regione, Provincia e Stato di individuare le risorse necessarie (4 milioni di euro) per il completamento della Seconda tangenziale. E' stato firmato l'accordo per la terza corsia della Firenze-mare, che consentirà di crea un raccordo tra il casello di Prato est e l'Asse delle industrie in modo da deviare il traffico pesante. Ed è stato rilanciato, come prioritario il progetto della Prato-Signa. Ma con l'amministratore delle Ferrovie, Moretti, si è parlato anche definitivo decollo dell'Interporto. Da quando ci siamo noi finalmente sono arrivati i treni merci: da zero siamo passati a 50mila tonnellate l'anno. Ora puntiamo all'estensione verso Campi per dare risposte a tutte le richieste di spazi».  Tutto sembra filare liscio, dunque. Ma la metropolitana di superficie che fine ha fatto?  «E' un progetto che la Regione ha fatto naufragare negandoci i finanziamenti europei (4 milioni) che ci avrebbero consentito di acquistare treni veloci a tecnologia innovativa per migliorare i collegamenti tra Prato e Firenze. Un no che, a cascata, ci ha fatto perdere i soldi del ministero dell'Ambiente e quelli della graduatoria 211. E quei soldi che erano destinati a Prato sono andati ad amministrazione "più allineate" col colore politico del governo regionale. E' stato un danno per tutta la città».  Come è stato motivato il no?  «Col fatto che il Comune non aveva deliberato l'assunzione dell'impegno di partecipare al progetto con 30 milioni. Ma era il Patto di stabilità a non consentircelo. Ma è stato un no politico, non tecnico».  Caso Sasch: il sindaco è sotto accusa.  «Sono vicende personali. Il centrosinistra dovrebbe astenersi dall'intervenire visto che non interferiscono con l'attività amministrativa. E' un indice di pochezza politica, ma questo è un difetto attribuibile più al capogruppo Carlesi che al partito».

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