Il Tirreno

Prato

Un autunno caldo per le imprese

Ilenia Reali
Nesi beve a garganella lo Strega durante la premiazione
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Nesi beve a garganella lo Strega durante la premiazione

Cangioli: «Il costo del denaro creerà problemi seri a chi è poco capitalizzato»

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 PRATO. Pochi mesi di respiro per le aziende tessili pratesi e ora, di nuovo, il rischio di un brutto autunno alle porte. La situazione economica mondiale potrà determinare infatti gravi ripercussioni sulle aziende pratesi, soprattutto quelle fortemente indebitate e sottocapitalizzate. C'è preoccupazione nel Palazzo dell'industria.  Il vice presidente degli industriali Vincenzo Cangioli sta tenendo sotto controllo la situazione e già ci sono stati incontri informali con gli istituti di credito e scambio di informazioni con Confidi Imprese Toscana, la società di Confindustria che assiste le imprese nell'accesso al credito.  Cangioli, quali sono le previsioni per l'autunno?  «La situazione è un po' particolare perché dopo mesi positivi in linea generale dal Centro studi di Confindustria non si hanno buone aspettative. La situazione dei mercati internazionali le conosciamo tutti, il costo del denaro sta aumentando molto e noi, a Prato, abbiamo ancora imprese fortemente indebitate».  Quindi cosa si prevede possa accadere?  «Quando il mercato si ferma le aziende hanno meno bisogno di liquidità e quindi di esporsi con le banche, quando il mercato invece riparte com'è accaduto le aziende hanno bisogno di più denaro e ora siamo in una fase dove accedere al credito ha costi alti: ci sono aziende che mesi fa avevano uno spread dello 0,75% e ora sono passate al 3%. Su esposizioni elevate i costi sono quindi aumentati notevolmente. Le aziende in questa situazione quindi fanno fatica e si vede già per i problemi che i fornitori stanno avendo ad incassare. Il problema si crea a valle: i clienti fanno insoluti e si ripercuotono su tutta la filiera. In autunno quindi dovremmo stare molto attenti: il rischio è che gli istituti di credito non supportino più alcune imprese. Anche Confidi ha già visto che ci sono situazioni di difficoltà».  Sta dicendo che si rischia una situazione simile a tre anni fa?  «No perché nel frattempo molte imprese non sane hanno chiuso e numerosi imprenditori, anche se all'esterno emerge poco, hanno investito soldi personali per ricapitalizzare le proprie aziende ma è indubbio che ancora ci sono imprese a cui manca l'ossigeno per affrontare la ripresa. E con una situazione di questo tipo risalire può essere molto più faticoso».  Cosa si può fare?  «Sarà importnate il comportamento del settore bancario. Dovrebbe aiutare il manifatturiero anche perché è il settore che dà molti posti di lavoro e perché l'economia reale è la spina dorsale del nostro Paese. Noi, anche con le parti sociali, abbiamo detto cose precise al Governo ma è arrivato anche il momento che le banche facciano la loro parte».  Lei solitamente è molto pacato. Le sue parole descrivono però una situazione molto preoccupante.  «Siamo infatti preoccupati anche se è vero che la situazione è estremamente schizofrenica e nessuno qualche mese fa avrebbe potuto prevedere ciò che sta accadendo ora sui mercati».

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