Il Tirreno

Prato

«Sì, sono stato io a spostare i fucili»

Paolo Nencioni
Da sinistra, Sara Baldi, il fidanzato Imad Merouane, i vicini di casa dopo la tragedia e il sopralluogo dei carabinieri davanti alla casa di via Ariosto la mattina dello scorso 26 luglio
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Da sinistra, Sara Baldi, il fidanzato Imad Merouane, i vicini di casa dopo la tragedia e il sopralluogo dei carabinieri davanti alla casa di via Ariosto la mattina dello scorso 26 luglio

Parla per la prima volta il padre di Sara. La giovane uccisa forse per gelosia

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 PRATO. «Sì, quei fucili li ho spostati io, ma per un motivo banale: credevo che mia figlia e il fidanzato fossero stati uccisi con un coltello e ho pensato che le armi non dovessero stare lì, io avevo cambiato residenza». Sono passati dieci giorni dalla tragedia di via Ariosto e per la prima volta parla il padre di Sara Baldi, la giovane trovata morta il 26 luglio insieme al fidanzato Imad Merouane.  Fino a ieri mancavano un paio di moventi per dare un senso alla tragedia di via Ariosto: la ragione che aveva spinto qualcuno a spostare l'arma del delitto dalla scena del crimine (un fucile da caccia sporco di sangue ritrovato al piano terra, nella casa dove vive la nonna di Sara) e il motivo, se è stato davvero un omicidio-suicidio, che ha armato la mano di Imad. Ora la nebbia si sta diradando. Il fucile è stato spostato dal padre di Sara, Roberto Baldi, e il movente dell'omicidio della ragazza potrebbe essere quello più scontato, la gelosia: Sara aveva ricominciato a vedersi col suo precedente fidanzato e forse a Imad questo non è andato giù.  Ma conviene subito chiarire la storia del fucile da caccia, anzi dei fucili, perché nell'appartamento al primo piano di via Ariosto 17 ce n'erano due, lasciati sul letto a qualche metro di distanza dai corpi, quando Roberto Baldi è entrato in casa poco dopo le 11. Conviene sentire cosa racconta il padre, perché la notizia del ritrovamento di un'arma sporca di sangue, senza la spiegazione subito fornita dall'uomo ai carabinieri, ha gettato sull'uomo un'ombra pesante, che si è sommata al dolore di aver perso l'unica figlia.  «Con Sara ci sentivamo spesso al telefono - racconta Baldi - ma quella mattina non l'avevo sentita. Sono passato da casa di mia madre poco dopo le 10. Più tardi l'avrei accompagnata in montagna, mentre Sara e Imad ci avrebbero raggiunto dopo. Sono andato a fare delle commissioni e sono tornato alle 11. E' stato allora che ho deciso di salire da mia figlia, ho aperto con le chiavi e ho visto subito uno stipite macchiato di sangue, ma all'inizio non ho capito che era sangue. Mi sono girato e li ho visti lì, stesi sulla trapunta. Sara sembrava addormentata, mi sono avvicinato e le ho fatto una carezza, era fredda...». Roberto Baldi deve interrompersi, ha le lacrime agli occhi, il peso di rivivere la scena è insopportabile anche a dieci giorni di distanza. «Lui era sdraiato supino, a bocca aperta, coperto di sangue - aggiunge - Ho guardato in camera e ho visto i due fucili, sul letto, poi sono sceso da mia madre, l'ho fatta sedere e le ho raccontato quello che avevo visto. E' stata lei a consigliarmi di togliere i fucili dalla camera, e così ho fatto, prima di chiamare i carabinieri. Ho pensato che forse non dovevano stare lì visto che io avevo preso la residenza da un'altra parte, e poi ero convinto che Sara e Imad fossero stati uccisi con un coltello».  I fucili da caccia erano su un armadio, Imad li aveva certamente visti durante l'ultima imbiancatura dell'appartamento. Sul letto il padre ne ha visto uno funzionante e l'altro smontato.  «Dopo mezz'ora un carabiniere è sceso - racconta ancora Roberto Baldi - e mi ha detto che sui corpi c'erano ferite da arma da fuoco. Sono stato io a dire dove avevo messo i fucili e a spiegare perché. E sono stato io a chiedere che facessero tutti gli esami del caso. Voglio anche ringraziare i carabinieri per l'umanità con la quale mi hanno trattato».  Dunque il mistero sullo spostamento dell'arma è rimasto tale solo sui giornali e in tv, perché il padre aveva subito dato la sua versione, che non è trapelata fino a ieri. Questo non significa che gli inquirenti debbano credergli a scatola chiusa, ma in attesa dei risultati dello "stub" sembra una versione credibile.  Più incerto è il movente che potrebbe aver armato la mano di Imad, se è stato un omicidio-suicidio. I carabinieri hanno raccolto testimonianze di persone che hanno visto Sara insieme al suo ex fidanzato, nei giorni precedenti l'omicidio. Di questo il padre non sapeva nulla fino a quando non gliel'hanno detto gli inquirenti. «Certo, sapevo che lui era geloso - dice - ma Sara non mi ha mai raccontato nulla di particolare e lui non ha mai alzato le mani su di lei».  «Quello che mi ha dato un po' fastidio - aggiunge Roberto Baldi - è quando hanno parlato di razzismo (si riferisce a certe dichiarazioni dello zio di Imad, ndr). Quel ragazzo l'avevo accolto senza nessun problema. Lo portavo in giro, non li ho mai ostacolati».  Non riesce ancora ad odiarlo, anche se forse gli ha portato via nella maniera peggiore l'unica figlia.

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