Gioco
Giallo di Prato, il padre della ragazza uccisa: "Sì, ho spostato io i fucili"
Paolo Nencioni
◗
Roberto BaldiPer la prima volta, a dieci giorni dalla tragedia di via Ariosto, il padre di Sara Baldi trova il coraggio di parlare: "Ho spostato io i fucili perchè credevo che mia figlia e il fidanzato fossero stati uccisi con un coltello e ho pensato che le armi non dovessero stare lì". La ragazza è stata forse ammazzata per gelosia dal compagno Imad Merouane che poi si è suicidato
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. «Sì, quei fucili li ho spostati io, ma per un motivo banale: credevo che mia figlia e il fidanzato fossero stati uccisi con un coltello e ho pensato che le armi non dovessero stare lì, io avevo cambiato residenza». Sono passati dieci giorni dalla tragedia di via Ariosto, a Prato, e per la prima volta parla il padre di Sara Baldi.
Sara è la giovane trovata morta il 26 luglio insieme al fidanzato Imad Merouane. Fino a ieri mancavano un paio di elementi per dare un senso alla tragedia di via Ariosto: la ragione che aveva spinto qualcuno a spostare l’arma del delitto dalla scena del crimine (un fucile da caccia sporco di sangue ritrovato al piano terra, nella casa dove vive la nonna di Sara) e il motivo, se è stato davvero un omicidio-suicidio, che ha armato la mano di Imad. Ora la nebbia si sta diradando.
Il fucile è stato spostato dal padre di Sara, Roberto Baldi, e il movente dell’omicidio della ragazza potrebbe essere quello più scontato, la gelosia: Sara aveva ricominciato a vedersi col suo precedente fidanzato e forse a Imad questo non è andato giù. «Con Sara ci sentivamo spesso al telefono - racconta Baldi - ma quella mattina non l’avevo sentita. Sono passato da casa di mia madre poco dopo le 10. Sono andato a fare delle commissioni e sono tornato alle 11. È stato allora che ho deciso di salire da mia figlia, ho aperto con le chiavi e ho visto subito uno stipite macchiato di sangue. Mi sono girato e li ho visti lì, stesi sulla trapunta. Sara sembrava addormentata, mi sono avvicinato e le ho fatto una carezza, era fredda...».
Roberto Baldi deve interrompersi, ha le lacrime agli occhi. «Lui era sdraiato supino, a bocca aperta, coperto di sangue - aggiunge - Ho guardato in camera e ho visto i due fucili, sul letto, poi sono sceso da mia madre. È stata lei a consigliarmi di togliere i fucili, e così ho fatto, prima di chiamare i carabinieri. Ho pensato che forse non dovevano stare lì visto che io avevo preso la residenza da un’altra parte, e poi ero convinto che Sara e Imad fossero stati uccisi con un coltello».
Sara è la giovane trovata morta il 26 luglio insieme al fidanzato Imad Merouane. Fino a ieri mancavano un paio di elementi per dare un senso alla tragedia di via Ariosto: la ragione che aveva spinto qualcuno a spostare l’arma del delitto dalla scena del crimine (un fucile da caccia sporco di sangue ritrovato al piano terra, nella casa dove vive la nonna di Sara) e il motivo, se è stato davvero un omicidio-suicidio, che ha armato la mano di Imad. Ora la nebbia si sta diradando.
Il fucile è stato spostato dal padre di Sara, Roberto Baldi, e il movente dell’omicidio della ragazza potrebbe essere quello più scontato, la gelosia: Sara aveva ricominciato a vedersi col suo precedente fidanzato e forse a Imad questo non è andato giù. «Con Sara ci sentivamo spesso al telefono - racconta Baldi - ma quella mattina non l’avevo sentita. Sono passato da casa di mia madre poco dopo le 10. Sono andato a fare delle commissioni e sono tornato alle 11. È stato allora che ho deciso di salire da mia figlia, ho aperto con le chiavi e ho visto subito uno stipite macchiato di sangue. Mi sono girato e li ho visti lì, stesi sulla trapunta. Sara sembrava addormentata, mi sono avvicinato e le ho fatto una carezza, era fredda...».
Roberto Baldi deve interrompersi, ha le lacrime agli occhi. «Lui era sdraiato supino, a bocca aperta, coperto di sangue - aggiunge - Ho guardato in camera e ho visto i due fucili, sul letto, poi sono sceso da mia madre. È stata lei a consigliarmi di togliere i fucili, e così ho fatto, prima di chiamare i carabinieri. Ho pensato che forse non dovevano stare lì visto che io avevo preso la residenza da un’altra parte, e poi ero convinto che Sara e Imad fossero stati uccisi con un coltello».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
