Il dolore
E' un'opera anni Sessanta brutta, dannosa, sbagliata
Roberto Vezzosi architetto e urbanista
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Dopo aver da poco approvato una variante al Regolamento urbanistico che nega gli obiettivi su cui era stata impostata, senza che il nuovo assetto sia stato pubblicamente discusso, si approva ora un progetto di raddoppio della Declassata che nega tutti i ragionamenti fatti a partire dal piano Secchi, che propose di trasformare il ruolo di una strada di grande scorrimento, per riportarlo alla più appropriata scala urbana. Senza nessuna vera valutazione si decide oggi che tra via Marx e via Nenni dovrà essere realizzato un viadotto, più o meno come si faceva negli anni'60, quando con ingenua modernità, il progetto delle opere pubbliche perseguiva obiettivi di efficienza e di rappresentazione. Oggi se da un lato è aumentata la consapevolezza del rischio, per cui ogni errore deve essere escluso, dall'altra, purtroppo, l'errore infrastrutturale è accettato nella sua ottusa pienezza. Da un lato impianti e calcoli sofisticati, dall'altra opere infrastrutturali realizzate in modo settoriale, contro le comunità locali, la salute degli abitanti, il paesaggio e l'ambiente. Le ragioni della tecnica vengono annullate dalla mancanza di qualità progettuale e dagli effetti devastanti sul paesaggio attraversato. Un viadotto che taglia insensatamente il paesaggio urbano, che separa gli spazi di vita è certo un errore. Viviamo tra errori, opere devastanti, infrastrutture sbagliate e prevale l'assuefazione piuttosto che la volontà di cambiare. Vale per lo scempio della Multisala, per il Mac Donald e la previsione del deposito dei mezzi pubblici nello stupido parcheggio realizzato e pressoché abbandonato, a Prato Est. La progressiva distanza che si è venuta creando tra il progetto infrastrutturale da una parte e la qualità dello spazio pubblico dall'altra, segna anche nella nostra città, il progressivo indebolimento delle relazioni tra individuo e collettività. Perciò riflettere sull'errore nel settore delle opere pubbliche e delle infrastrutture assume allora una dimensione più profonda: è di fatto un'azione politica, non solo di denuncia, ma di proposizione di nuove modalità operative, per la qualità urbana e per la stessa democrazia. Sopraelevare costa meno e, si legge nella delibera, fa risparmiare le code, diminuendo l'inquinamento, ma chi da conto dell'aumento del rumore per le più alte velocità degli automezzi, delle polveri sottili che a partire da sette metri di altezza entreranno più facilmente nelle finestre di chi vive e lavora lungo quell'asse? Dei 24 miliardi di impegno di spesa neanche una lira per opere di mitigazione o compensazione ambientale. Come negli anni'60. Nel frattempo, domani o dopodomani, il Governatore, il Sindaco di Firenze e i vertici di Autostrade e Ferrovie si incontrano per firmare l'intesa sull'Alta Velocità (per la quale Firenze ha richiesto ingenti opere e molti soldi) e sulle terze corsie sull'A1 e A11. Chissà se gli amministratori del Comune di Prato, che suppongo invitati, andranno con qualche idea all'appuntamento (ad es. il un nuovo casello a Prato sud, come prevede il PTC, anche per alleggerire la Declassata), ma forse hanno già la testa "a casa nostra", alla sagra - pardon - alla "festa del cocomero" del 15 agosto prossimo, che è più nella cifra della loro immagine di città.
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