Il Tirreno

Prato

Al Soccorso 600 metri di viadotto

Il cavalcavia di via Roma in direzione viale Nenni
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Il cavalcavia di via Roma in direzione viale Nenni

La soluzione del Comune per raddoppiare la Declassata viene bocciata dal Pd

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 PRATO. Seicento metri, trecentocinquanta circa di viadotto, due rampe d'accesso di 120 metri ciascuna in terrapieno e sotto parcheggi. Un lungo tracciato di cemento e barriere antirumore che taglierà il Soccorso partendo da via Marx per arrivare in via Nenni. Costo 24 milioni di euro. E' la soluzione invididuata dalla giunta comunale per risolvere i problemi di traffico che la strozzatura in via Nenni provoca: il raddoppio della Declassata in rilevato. Il progetto preliminare, firmato dal dirigente dei Lavori Pubblici Lorenzo Frasconi e dal suo staff, è stato presentato ieri alle commissioni consiliari 4 (urbanistica) e 3 (lavori pubblici) - approvato con i soli voti della maggioranza, contrari quelli del Pd, assente Idv - passaggio obbligato prima di approdare al vaglio del consiglio, oggi, ultima seduta in calendario prima della sospensione estiva. Insomma la soluzione del cosiddetto "nodo del Soccorso" ha ingranato la quinta marcia sia per quanto concerne la procedura sia nella ricerca di finanziamenti. Questa mattina il sindaco Roberto Cenni, accompagnato dall'assessore Filippo Bernocchi, incontrerà per la seconda volta il ministro Altero Matteoli «che oggi - spiega l'assessore - dovrebbe firmare l'accordo quadro attraverso il quale verranno finanziate con un massino di 16 milioni di euro le infrastrutture strategiche di Prato». Si tratta del "patto" siglato mesi addietro tra ministero, Regione, Comune e anche Provincia che dovrebbe, con soldi statali, sostenere lo sviluppo infrastrutturale della città nei prossimi anni. Chiaro che se i soldi arriveranno saranno destinati quasi tutti al raddoppio della Declassata. Estremamente chiaro l'assessore Filippo Bernocchi: «Il raddoppio sopraelevato è la soluzione migliore per tre ragioni: dal punto di vista dell'impatto ambientale, per i costi e perché la Declassata non verrà chiusa al transito. O si fa così o non si fa». Punto e basta. Nel dettaglio è entrato Frasconi: «L'impatto ambientale - ha spiegato - non è solo quello visivo-architettonico ma quello che valuta i danni all'ambiente e alla salute. Il viadotto ci consente di non scavare, quindi di non avere materiale da smaltire ma soprattutto di non intaccare il tracciato dell'enorme collettore di acque nere che passa proprio sotto la Declassata ad una profondità di cinque metri». Esplicito anche Frasconi: «Proprio a causa delle conseguenze che deviare il collettore potrebbe comportare, non mi sentirei di firmare alcun altro progetto se non quello del viadotto». La Declassata inoltre non verrà chiusa al transito: «Prima faremo una parte - ha concluso Frasconi - poi l'altra e infine scaveremo in mezzo per consentire che durante il cantiere una porzione di strada resti sempre percorribile». Decisamente perplessi i consiglieri del Pd. In particolare il capogruppo Massimo Carlesi: «Il collettore fognario è già stato deviato una volta, per realizzare il sottopasso tra via Roma e via Paronese non si capisce quindi perché non riflettere su una ulteriore deviazione». La soluzione sulla quale il Pd è deciso a dare battaglia, è quella del parziale interramento: «Per altro prevista nella variante alla Declassata e ipotizzata nel programam elettoarel del sindaco. Siamo d'accordo - ha aggiunto - a trovare soluzioni per risolvere il nodo del Soccorso, quello che ci preoccupa è andare a una scelta di così forte impatto in modo frettoloso. Si tratta di un'opera che resterà per sempre - ha concluso Carlesi - chiedo quindi una pausa di riflessione di qualche settimana per valutare se il viadotto sia davvero la soluzione migliore». Di cambio di rotta improvviso ha parlato il consigliere Matteo Biffoni mentre Nicola Oliva ha puntato sulla «cesura perenne che il viadotto creerà in quella porzione di città». C. O.

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