Sicurezza
Un secolo di storia in poesia
Lu. Ce.
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Siro Vignolini, 94 anni Siro Vignolini, 94 anni, è autore di sonetti
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PRATO. Declama più di cento sonetti a memoria. Siro Vignolini 94 anni, nato con la poesia nel cuore, è uno degli ultimi testimoni del Novecento. Con le sue strofe ha raccontato la guerra, il lavoro, l'amore, la politica, le trasformazioni e i drammi del secolo passato. Siro con un atteggiamento positivo ha saputo raccontare le sue esperienze, anche negative, salvando i valori fondamentali come l'amicizia, l'onestà, l'amore per la sua donna, la famiglia e per la natura, il mondo contadino, legato alla sua infanzia. Una fervida fantasia lo ha portato a trascrivere sulla carta più di cento, fra poesie sonetti e racconti legati al suo vissuto, alla storia del mondo del lavoro a Prato, all'Italia, senza dimenticare la politica. In un piccolo inserto ha ricordato i suoi amici più cari, ormai scomparsi: il pittore Salvatore Agresti, Silvio Gori, Emanuele Bettini, pittore e scrittore e Renzo Buricchi, del Bar Bacchino. Ora che per ragioni di salute non può più leggere, e stenta a scrivere ha deciso di realizzare un cd con i suoi sonetti a lui più cari e significativi. Siro racconta: «Sono nato a Barberino del Mugello il 27 febbraio del 1917, ho frequentato le scuole fino alla quinta elementare, fin da bambino, nelle veglie contadine, gli anziani raccontavano storie e declamavano la Divina Commedia - commosso Siro ricorda - all'età di undici anni sapevo a memoria i versi del sommo Dante. Sono stato un lavoratore agricolo fino alla chiamata di leva, la cartolina mi arrivò il 5 marzo 1938. Fui inviato al 21º Corpo d'Armata a Bengasi in Libia e scelto come allievo telegrafista. Dopo sei mesi, con altri tre commilitoni, fummo inviati al 7º Genio di Firenze per un corso di radiomontatore. Fui promosso caporal maggiore con relativa stazione trasmittente, quattro soldati porta pile e montaggio antenna. Quando l'Italia entrò in guerra fui inviato sul fronte egiziano contro gli inglesi. Alla prima avanzata fui ferito al braccio destro, per cui dovetti trasmettere i messaggi con la mano sinistra. Per questo motivo mi fu conferita la medaglia al valor militare e la promozione da caporal maggiore a sergente. In seguito fui ricoverato nell'ospedale da campo. Dopo circa un mese - prosegue Siro Vignolini -, fummo costretti alla ritirata e assediati. In seguito una parte del 21º Corpo D'Armata fummo fatti prigionieri». E qui inizia la sua odissea di prigioniero. «Era il 3 gennaio 1941 - ricorda - dopo una breve sosta in Egitto, siamo stati inviati in Sud Africa, sul Trasval a Zondervwate. Rientrai in Italia il 26 gennaio del 1946, erano passati 8 anni da quando era stato richiamato di leva. Alle elezioni del 1956, fui eletto assessore alla Pubblica Istruzione a Barberino, il mio paese - Siro conlude il suo racconto - Per motivi di lavoro emigrai a Prato, dove tuttora risiedo. Ho lavorato nella filatura di Galli e Capponcelli, fino all'età della pensione nel 1977. Avendo più tempo libero ho ripreso a scrivere sonetti per aggiungerli a quelli che avevo scritto in prigionia - oltre alla passione per i sonetti, ho coltivato anche "il fai da te" restaurando mobili antichi, o la riproduzone, realizzare piccole mensole, cornici e intagliare oggetti sempre in legno. Per questo mio lavoro mi sono attrezzato un piccolo laboratorio, in casa, con diverse macchine realizzate da me».
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