Il Tirreno

Prato

In buone mani gli antichi arazzi

Maria Lardara
Alcune delle restauratrici del consorzio “La Tela di Penelope” che lavorano all’interno del Museo del Tessuto
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Alcune delle restauratrici del consorzio “La Tela di Penelope” che lavorano all’interno del Museo del Tessuto

"La Tela di Penelope", un consorzio al femminile e multietnico

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PRATO. Con quel camice bianco qualcuno potrebbe scambiarle tranquillamente per dottoresse o infermiere. Le loro mani, in effetti, soccorrono dei pazienti un po' particolari, bisognosi di cure per le ferite causate dal tempo e dall'incuria dell'uomo. Mani di donna, di nove donne, quelle che tutti i giorni imbastiscono con ago e filo per riportare all'antico splendore arazzi, bandiere, opere in tessuto e cuoio. In un laboratorio al piano terra del museo del Tessuto, pieno di attrezzi da lavoro, le ragazze del consorzio "Tela di Penelope" danno vita da quasi dieci anni a una piccola realtà di eccellenza e di nicchia nel restauro tessile.  Come l'epica consorte di Ulisse tesseva, loro in questo arco di tempo (Guia Rossignoli, Tae Nagasawa e Simona Laurini sono le tre socie fondatrici affiancate da collaboratrici che lavorano con partita Iva), in tasca un diploma all'Opificio delle pietre dure, si sono fatte le ossa per lavorare in tutta Italia (l'età media delle restauratrici è 25-35 anni).  «Lavorare con le commesse pubbliche - racconta Guia Rossignoli che è la presidente - è destabilizzante per la nostra struttura che soffre per la discontinuità e i ritardi nei pagamenti. Con alcune fatture da riscuotere da enti pubblici si viaggia intorno agli 8-10 mesi di attesa. Nel frattempo però devo pagare le mie collaboratrici. L'ultimo periodo ci ha messo davvero a dura prova. Ma tutte ci rimbocchiamo le maniche, pur nella consapevolezza delle difficoltà».  Prato nel dna. Fu la città culla del tessile ad allevare a suo tempo le giovani restauratrici in erba. Oltre al museo del Tessuto, il consorzio ha una sua sede a Firenze al vecchio Conventino (dietro piazza Tasso). Ma quello con il museo pratese è un legame particolare che s'annoda con la storia del consorzio. La cui creazione avvenne infatti sotto l'egida del museo (quando ancora era in piazza del Comune), sulla scia di un progetto sull'imprenditoria femminile finanziato con un bando della Provincia nel 2002. Contributo utile per la fase di start-up anche se, in poco tempo, il consorzio prese a volare con le proprie ali.  «Il Museo ci dà la sede gratuita - spiega Guia - e noi garantiamo loro pezzi vantaggiosi la consulenza e la manutenzione sui tessuti della collezione» Unici in Italia. Di gare pubbliche non se ne perdono nemmeno una. Per questo le 9 salvatrici di tessuti malandati girano l'Italia. In Sicilia a Palermo (interventi alla "Palazzina Cinese") e in Sardegna in provincia di Sassari (il parato di San Giorgio in velluto), passando per una collezione di cuoi a palazzo Venezia e di arazzi e abiti palazzo Braschi nella capitale. «Sono lavori che impegnano mediamente un anno e dobbiamo tenere conto anche dei costi per le trasferta», fa notare Guia. Il lavoro fa ben sperare per i prossimi mesi: una delle future commesse, probabilmente, sarà il restauro di una collezione di marionette per il Comune di Sant'Arcangelo di Romagna (già a metà dell'opera).  Tricolore "made in Prato" in Lucania. Altro che ferie. Entro metà agosto le giovani Penelope in divisa bianca devono consegnare due bandiere italiane di fine Ottocento in seta ricamata e dipinta. Provengono dal Comune di Tramutola (provincia di Potenza) e quando sono arrivate in città, da com'erano ridotte, non avevano neppure vagamente la parvenza di vessillo. Socia giapponese, stagista spagnola. Occhi a mandorla e "c" aspirata, Tae Nagasawa, una delle tre socie, porta la saggezza del Sol Levante dentro il consorzio. Chi è pratese doc è Azelia Lombardi, diplomata all'Opificio delle pietre dure di Firenze nel 2009. «E' incredibile l'energia che può dare alla squadra una giovane appena diplomata. Il rapporto di fiducia che siamo riuscite a instaurare fra colleghe - sottolinea la presidente Rossignoli - è la più grande soddisfazione». Ha preso casa in città anche Veronica Castro, la stagista spagnola dell'università di Palencia (regione Castilla-Leòn). Se si vuole insomma sfatare il luogo comune che la competizione tra donne sul posto di lavoro è la regola, "Tela di Penelope" è il posto giusto.

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