Sicurezza
Un fucile è sporco di sangue
Pasquale Petrella
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Roberto Baldi mentre entra nellabitazione in via Ariosto 17 Non ci sono dubbi sull'arma che ha ucciso Sara e Imad
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PRATO. Uno dei due fucili sequestrati nella palazzina di via Ariosto 17, è sporco di sangue. I magistrati mantengono ancora il massimo riserbo, ma sembra ormai certo che l'arma che nella notte fra lunedì e martedì scorsi ha ucciso Sara Baldi (23 anni) ed il suo convivente Imad Merouane (27) è proprio quella. Resta da capire chi e perché l'ha portata via dalla scena del crimine, visto che il fucile è stato sequestrato in uno sgabuzzino nell'appartamento a piano terra dove vivono Imelde e Roberto, nonna e padre di Sara. Una domanda la cui risposta potrebbe essere già scritta visto che l'esame dello stub, per accertare la presenza di polvere da sparo sulle mani è stata disposta oltre che per i due giovani morti, anche per il padre di Sara che resta quindi il principale indiziato per aver spostato il fucile dalla scena del crimine. Chiunque lo abbia spostato lo ha fatto sicuramente senza una chiara volontà di volerlo sottrarre alle indagini visto che a distanza di dieci ore dalla morte di Sara ed Imad, è stato trovato ancora sporco di sangue e a pochi gradini di distanza dai due corpi. Raccoglierlo e rimetterlo a posto potrebbe essere stato il frutto di un automatismo irrazionale. I sostituti procuratori della Repubblica Eligio Paolini e Roberta Pieri, che conducono le indagini, sono categorici nell'affermare che ad oggi non ci sono iscritti nel registro degli indagati e che per qualche giorno, molto probabilmente, non ci saranno novità visto che le ultime tessere del mosaico dovranno darle i risultati scientifici del Ris. La notizia che l'arma che ha sparato ed ucciso i due giovani è una di quelle sequestrate nello stabile circoscrive ancor di più la rosa delle ipotesi circa l'accaduto. Tutto si è svolto in quella palazzina e non dovrebbero esserci estranei da cercare. La procura potrebbe non avere altri quesiti da porre per il medico patologo, il dottor Alberto Albertacci, che ha eseguito l'autopsia e quindi già domani le salme potrebbero essere liberate e messe a disposizione dei familiari per la sepoltura. Il corpo di Imad Merouane dovrebbe essere trasportato in Marocco per essere seppellito nella sua terra natia. Questa, almeno, è la volontà espresa da M'Hamed Lekroune, zio di Imad, che l'altro ieri si è presentato in Procura per avere notizie sulle procedure da seguire per riavere la salma e per poterla trasportare in Marocco. Nessun incontro invece con i due sostituti procuratori che conducono le indagini. Continua però la raccolta delle testimonianze di chi conosceva la coppia e di chi li ha visti nelle ore precedenti la loro morte violenta. Oltre a dover ricostruire la dinamica dei fatti c'è anche un movente da individuare per poter giustificare un simile crimine, per non lasciare buchi neri che possano dare adito a dubbi e a perplessità. La procura sta procedendo con i piedi di piombo per dare una risposta completa e definitiva. Purtroppo i tempi si allungano e questo non aiuta, almeno per il momento, ad eliminare fra la gente comune i mille interrogativi che aleggiano su questa storiaccia.
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