LINTERVENTO
La strategia del nemico perenne e il vuoto di idee e di azioni
2 MINUTI DI LETTURA
Le bugie hanno le gambe corte come certe aziende in crisi e il naso di Roberto Cenni. Il sindaco attacca me (mi attribuisce e gli sono grato il titolo d'unico oppositore) e l'opposizione in città, gioca di sponda con tutti pur di tenersi a galla e s'inventa pericolosi cancri: è la strategia del nemico che serve a colmare il vuoto d'idee e d'azione. Lo sappiamo bene. Quel poco di gambe che ha gli servono per salvarsi dai debiti accumulati dalle sue aziende, più che a migliorare la vita - perché di questo c'è bisogno - di una Prato che se la passa male. In questo, è difficile accettare lezioni di buona amministrazione delle aziende partecipate da chi ha accumulato un debito spaventoso con il gruppo Sasch ed è ora sulla strada del concordato preventivo. Problemi suoi e di tutta Prato che non può disporre di un sindaco distratto dalle faccende di casa. Sul malessere grave della città, eravamo stati facili profeti in campagna elettorale. Tempi passati. Peccato che certi strumenti, come le "intelligenze" per contrastare l'evasione fiscale (di cinesi, bengalesi, turchi e italiani) continuino in realtà a mancare nel distretto. E peccato che nessuno le abbia chieste. Figuriamoci. Forse ne ha addirittura paura. Lo dico a ragion veduta come da sempre dico che vanno aiutate le piccole aziende pratesi a uscire dal mercato o a ricollocarsi, anche con aiuti per pagare o dilazionare tasse, tariffe e imposte. E come dico da sempre che chi ha voglia d'investire soltanto sui mattoni, in un patto trasversale che dura da tempo e al quale fa adesso gola il macrolotto zero, non va invece aiutato. Per quel che riguarda l'evasione della Tia, poi, qualcosa di preciso mi sento in dovere di dire. Ho chiesto da tre mesi i dati sull'evasione e i nomi delle aziende (tutte, al di là della nazionalità del proprietario) che non hanno pagato nel 2009 e nel 2010. Asm ha lasciato passare un po' di tempo e mi ha poi chiesto, a sua volta, a che cosa mi servono. Il consiglio di Stato, tuttavia, ha chiarito che un consigliere comunale non deve fornire spiegazioni di questo tipo. Ho reinviato la domanda, non ho ricevuto risposta. Il dubbio che avevo, lo confesso, è che ci fossero ditte amiche del palazzo, molto vicine al palazzo, nell'elenco in questione. Un dubbio che adesso diviene certezza. Che si aspetti che qualche "pezzo grosso" si metta in pari, attaccando il cinese di turno (che come tutti deve pagare) prima di fornire i dati? Massimo Carlesi capogruppo Pd in consiglio comunale
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google