Il Tirreno

Prato

Dalla scena del delitto mancano fucile e bossoli. Ecco le certezze e i nodi da sciogliere

Via Ariosto, è ancora giallo

Ilenia Reali
Imad Merouane durante una partita di calcio
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Imad Merouane durante una partita di calcio

Decisivi i risultati degli accertamenti effettuati dai Ris

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 PRATO. La tragedia di via Ariosto è come un grande puzzle a cui mancano dei pezzi fondamentali per capire qual è la figura che rappresenta. Pezzi che arriveranno via via che i pm Roberta Pieri e Eligio Paolini, insieme ai carabinieri, avranno in mano i risultati delle analisi, degli accertamenti derivanti dalle autopsie sui due cadaveri e dalle "indagini" dei Ris.  Gli elementi certi in un caso che fin dal primo giorno si è mostrato in tutta la sua complessità sono sostanzialmente pochi, o comunque non sufficienti a formare un quadro vicino a quanto è accaduto nella notte tra lunedì e martedì. Tutto è cominciato tra le 22 di lunedì sera, quando Sara Baldi, 23 anni, studentessa di Scienze Infermieristiche e il suo compagno Imad Merouane, 27 anni, elettricista, sono rientrati a casa dopo aver mangiato un pizza. Cosa sia successo al primo piano del civico 17 di via Ariosto fino all'una di notte è difficile ricostruirlo.  Vediamo quali sono gli elementi che ad oggi sembrano certi e quali invece hanno bisogno di ulteriori risposte.   LE FERITE. Sara Baldi è morta per un colpo di arma da fuoco, di un fucile da caccia che l'ha colpita sotto il petto, lato sinistro, vicino al cuore. E' sicuro che lei è stata ammazzata: quel colpo a distanza ravvicinata non può averlo sparato con le sue mani. Imad Merouane invece è morto per la ferita alla testa, partita dal basso verso l'alto, e che gli ha semidistrutto la parte sinistra del volto. Un colpo compatibile sia con un omicidio sia con un suicidio. Il ventisettenne marocchino ha inoltre ferite di arma da taglio sul polso, all'addome, al volto.  LE ARMI. Due coltelli, uno a serramanico e uno da cucina, sono stati sequestrati nell'appartamento, nel salotto dove sono stati ritrovati i cadaveri. Manca invece all'appello il fucile che non è stato trovato nell'appartamento. Quindi in caso di omicidio- suicidio qualcuno avrebbe comunque portato via l'arma dall'appartamento. Un borraggio (l'involucro che contiene i pallini) è stato ritrovato nel corpo di Sara, l'altro invece quello della cartuccia che ha ucciso Imad in terra. In entrambi casi mancano i bossoli: quindi ho il fucile era del tipo a due colpi che tiene i bossoli nella camera di scoppio oppure chi ha utilizzato il fucile ha poi raccolto i bossoli. Operazione che viene fatta perché è proprio questa parte metallica della cartuccia che aiuta gli inquirenti più di ogni altra cosa, e con più velocità, a capire che arma ha sparato. Per altre comparazioni serve più tempo e analisi più complesse.  IL MOVENTE. Questo, si tratti di omicidio o omicidio suicidio, è il vero enigma. Le persone sentite parlano della coppia come affiatata, che non aveva l'abitudine di litigare. Nè che avesse rapporti o problemi tali da far pensare a un omicidio da parte di terzi, conoscenti o meno.  COSA MANCA. Tra i risultati che gli inquirenti stanno aspettando e che aiuteranno a schiarire la situazione ci sono: il dna delle tracce di sangue trovate nell'appartamento; a chi appartengono le impronte sui muri della casa; la comparazione delle ferite e delle cartucce con i fucili sequestrati nell'appartamento al piano terra e che appartengono al padre; le risposte che arriveranno dallo stub (l'esame che dirà se il padre e i due ragazzi prima di morire abbiano sparato); l'analisi dei tabulati dei telefoni; gli esami effettuati durante l'autopsia.  Solo quando ogni pezzo andrà al suo posto il puzzle comincerà a far capire quale figura nasconde.

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