La protesta
Il Comune contro le aziende cinesi: evasi tributi per milioni di euro
Carlandrea Poli
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PRATO. «È anarchia completa. Adoperano tutto e se ne fregano dello Stato e delle sue regole. Sono stufo dell'equivoco che si crea attorno alla parola integrazione.
Mai sono assolutistico nei miei ragionamenti, ma con una robusta dose di realtà devo dire che l'integrazione o qualsiasi altra forma di collaborazione con questi cinesi è impossibile.
Mi sorprende che il Pd continui a far finta di non vedere». Usa il vetriolo Roberto Cenni per commentare i dati sul monitoraggio dell'evasione fiscale di 381 titolari di aziende cinesi sulle dichiarazioni dei redditi 2010.
Due sono gli ambiti delle analisi dei dati: la riscossione della Tia e dell'addizionale comunale. Prendiamo la tassa sui rifiuti. In 381 dovevano pagare 380.186 euro per un servizio costato in realtà la bellezza di un milione. Sarà rientrata la metà?
Neanche per sogno. Un quarto? Neppure. Appena in 9 si sono presi lo scomodo di andare dal commercialista compilare il modello F24 e versare complessivamente 10.447 euro.
Diecimila su trecentottantamila. Il 2,6% di quanto dovuto. «Facendo una proiezione su tutti gli imprenditori cinesi attivi - lancia una stima il sindaco - si arriva ad un totale di 4 milioni di euro di evasione ogni anno.
Solo per la Tia». I cui costi ovviamente vengono caricati maggiormente sugli altri contribuenti, perché i conti alla fine devono quadrare. Cenni, però, non si accontenta di denunciare impotente lo status quo.
Ai pratesi promette che i 2,7 milioni di euro di tassa sui rifiuti recuperata nel 2010 dall'evasione verranno distribuiti nel bilancio 2012 alle famiglie indigenti e alle aziende abbassando gli oneri in bolletta.
Mai sono assolutistico nei miei ragionamenti, ma con una robusta dose di realtà devo dire che l'integrazione o qualsiasi altra forma di collaborazione con questi cinesi è impossibile.
Mi sorprende che il Pd continui a far finta di non vedere». Usa il vetriolo Roberto Cenni per commentare i dati sul monitoraggio dell'evasione fiscale di 381 titolari di aziende cinesi sulle dichiarazioni dei redditi 2010.
Due sono gli ambiti delle analisi dei dati: la riscossione della Tia e dell'addizionale comunale. Prendiamo la tassa sui rifiuti. In 381 dovevano pagare 380.186 euro per un servizio costato in realtà la bellezza di un milione. Sarà rientrata la metà?
Neanche per sogno. Un quarto? Neppure. Appena in 9 si sono presi lo scomodo di andare dal commercialista compilare il modello F24 e versare complessivamente 10.447 euro.
Diecimila su trecentottantamila. Il 2,6% di quanto dovuto. «Facendo una proiezione su tutti gli imprenditori cinesi attivi - lancia una stima il sindaco - si arriva ad un totale di 4 milioni di euro di evasione ogni anno.
Solo per la Tia». I cui costi ovviamente vengono caricati maggiormente sugli altri contribuenti, perché i conti alla fine devono quadrare. Cenni, però, non si accontenta di denunciare impotente lo status quo.
Ai pratesi promette che i 2,7 milioni di euro di tassa sui rifiuti recuperata nel 2010 dall'evasione verranno distribuiti nel bilancio 2012 alle famiglie indigenti e alle aziende abbassando gli oneri in bolletta.
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