Il Tirreno

Prato

PRATO OPERAIA

Maila Ermini   Teatro La Baracca

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PRATO OPERAIA La città di Nesi è diversa dalla mia Vorrei inviare una missiva al nostro scrittore industriale Edoardo Nesi, con i complimenti per il Premio Strega vinto recentemente.  Caro Edoardo, se anche io decidessi di scrivere un romanzo, sarebbe ambientato a Prato, come il tuo.  Anche nella mia vita c'è la storia della cessione di una azienda da cui scaturì - sic! - una bella lettera di cassa integrazione, poi mobilità, ecc., indirizzata a mio padre.  Racconterei delle mie "vacanze studio", non ad Harvard, ma nella verde Irpinia, ospite dei nonni, così a casa si poteva risparmiare, d'estate. Una chimera l'America, ma anche Forte dei Marmi, dove invece tu,pensando alla vendita della ditta, eri di casa.  Al Forte incontravi "la tua gente" - appunto -, tutti figli di papà che non sapevano fare nulla, ma che comunque un posto ce lo avevano garantito, nella ditta del babbo.  Quelli della tua generazione non hanno lo stesso skill dei loro predecessori. I "vecchi" che erano saliti sul treno del boom ad un certo punto sono scesi; alle stazioni successive il boom è diventato "sboom", che i loro figli non hanno saputo affrontare. Colpa della globalizzazione? Colpa dei cinesi, o dell'11 Settembre? Questa è materia per storici ed economisti. Io sono figlio di operai di Prato, che hanno contribuito - con il loro lavoro e con quello degli imprenditori di una volta - a rendere unica l'economia di questa città, straordinaria e disarmante allo stesso tempo. Comunque, Edoardo Nesi, grazie per i tuoi libri, che sicuramente faranno bene alla nostra città. Antonio Di Furia CENTRO STORICO Cara Prato, d'estate perdi il tuo fascino Nella mia strada ci sono io e un'altra persona. Le altre case sono chiuse; ci sono rimasti i gatti che vengono a mangiare da me. Nei terrazzi hanno tolto i fiori, le case hanno cambiato aspetto: Sono spente, morte senza vita, senza calore. Sembrano case povere. Dietro, dalla parte dell'orto alla sinistra, un ragazzo mugola dalla mattina alla sera, sembra un gatto in procinto di guerra. Alla destra, la sera, sono tutti fuori vociano, sembra che abbiano lavorato ai telai. Prendo la macchina e vado in centro, parcheggio in via Dante, guardo il dietro della chiesa di San Francesco; noto un terrazzino caratteristico. Guardo intorno per vedere la città meglio: al Castello dell'Imperatore i ragazzi sono ciondoloni, seduti vicino al portone o sopra gli scalini. La città è vuota, senza vita; così mi stancano. Spero di partire presto se no mi tocca di rimanere a casa per il Ferragosto: quel giorno tradizionale col cocomero in piazza del Comune. Il lunedì al mercato c'è tanta gente: non so di dove sbuchi fuori, rampolla da tutte le parti. Guardo i banchi: cenci ammucchiati, al lato opposto gabbie con animali dentro; quegli mi fanno compassione sono li sdraiati al caldo, nell'attesa di un padrone. Penso a quegli... che in questi giorni sono abbandonati. Cara Prato! Città di lavoratori; tu mi garbi con tanta gente che corre e lavora: botteghe aperte, vetrine abbellite illuminate fabbriche in funzioni; camion pieni di pezze e balle di stracci che passano per le strade. Prato! Il mese d'agosto il cittadino ti ha lasciato, ti ha lasciato riposare per riprendere l'attività con più vigore. Carla Fratini LA PROPOSTA Abolire le Province Sì ad un confronto aperto In questi ultimi giorni assistiamo a un improvviso interessamento da parte di molti esponenti politici di tutti gli schieramenti rispetto alla necessità di abolire o meno le Province. Si tratta spesso eccessi riformisti o istinti conservativi che ignorano la necessità di riflettere su un più ragionato adeguamento di funzioni e modalità organizzative, interne e territoriali, di questi enti che, non a torto, da più parti vengono considerate un di più avendo funzioni assai marginali rispetto alle Regioni e ai Comuni. Regioni e Comuni potrebbero infatti assumersi l'onere di svolgere le funzioni oggi svolte dalle Province in un ridisegnato quadro che tenga conto del riassetto federale incentrato su maggiori poteri alle Regioni e su un diffuso e incisivo accorpamento dei Comuni minori, vera e propria, ulteriore anomalia del sistema-Italia.  A nome del Tea Party Italia, ma certo di interpretare un sentimento radicato e diffuso nella cittadinanza, non nuocerebbe ai vari rappresentanti delle istituzioni locali, di Provincia e dei Comuni, trovare un punto di contatto condiviso da poter presentare alla Regione, per poter far sì che questa possa esserne a sua volta interprete presso il Governo e il Parlamento nazionale.  Una valida base di partenza, tra le tante, potrebbe essere la bozza di riforma Calderisi-Bianconi-Altri (proposta di legge costituzionale n. 4499): in essa si propone che le province "possono essere costituite" salvo laddove siano previste "città metropolitane" e comunque con sole "funzioni di programmazione di area vasta conferite dalle Regioni e di coordinamento e di collaborazione tra Comuni". Parlarne insieme, senza la frenesia di questi ultimi giorni, non farebbe male a nessuno. Andrea Bonacchi consigliere prov. Pdl CIRCOSCRIZIONE Il Teatro La Baracca resta ignorato La presidente Peris afferma di non amare la mia vis polemica. Ma qui si tratta di dati, non di vis polemica, dati che almeno in questi ultimi due anni dimostrano il contrario di quanto scritto dalla Peris. Infatti, non mi risulta affatto che il Teatro La Baracca sia stato valorizzato, né tantomeno frequentato né conosciuto da nessuno dei rappresentanti della cultura della Circoscrizione Sud di questi ultimi due anni. Ricordo che la signora Peris venne a vedere un mio spettacolo a La Baracca nel 2004. Poi io non abbiamo visto più nessuno, ripeto, se non due volte ci siamo incontrati, per accordi, con l'ex presidente della Commissione Cultura Gabriele Zampini. Ma si tratta di qualche anno fa. Né la mia critica ha a che fare con introiti mancati, né va solo nello specifico di questa ultima programmazione estiva. Tra l'altro, se la presidente ricorda bene, per quest'estate avevo proposto teatro a La Baracca a costo quasi zero, ma non ha risposto né se n'è interessata. Abbiamo fatto una piccola stagione estiva con le sole nostre forze, molto frequentata, ma non abbiamo visto nessun amministratore, nessun politico locale! Perché non lo dice questo e snocciola spettacoli che 'mi 'avrebbe fatto fare? Al riguardo dico solo che abbiamo lavorato a costi bassissimi e in condizioni non sempre favorevoli; il punto è che da un po' di anni la Circoscrizione non considera il Teatro La Baracca come luogo fisico per gli spettacoli e tutti i posti, anche quelli meno praticabili, sembrano andar bene tranne quel teatro!

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