Finanza
Imad sognava la Germania
Ilenia Reali
Gli zii: «Progettava di trasferirsi con Sara»
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PRATO. Imad Merouane era stanco dell'Italia. Voleva trasferirsi all'estero. Con la compagna Sara Baldi. Non si sa se lei, iscritta a scienze infermieristiche, condividesse questo progetto. Imad aveva parlato delle sue intenzioni alla zia Aicha, alla sorella del padre che vive a Verona. «Io in Italia non sono stato fortunato e vado a cercare fortuna altrove», questa la frase con cui ha cominciato a illustrare i suoi piani alla parente a cui è molto legato e con cui ha vissuto per qualche anno, prima di incontrare Sara e trasferirsi da lei. A riferirlo sono gli zii arrivati ieri a Prato, prima davanti all'abitazione di via Ariosto dove Imad viveva e ha trovato la morte e poi alla caserma dei carabinieri. «La zia - racconta M'Hamed Lekroune, lo zio che si definisce il padre adottivo di Imad - ci ha detto che voleva andare in Germania a lavorare. L'ha chiamata sabato. Lei era in Marocco per un periodo di vacanza. Le ha detto che voleva andare in Germania ma prima aveva voglia di mangiare l'harira fatta da lei, una zuppa di verdure che si mangia durante il Ramadan. Lei gli ha detto di aspettare a partire il suo ritorno in Italia a settembre e ne avrebbero parlato con calma. Lui, che ha sempre ascoltato i consigli della zia, ha accettato la proposta». Imad del resto nella zia ha sempre avuto un punto di riferimento. Il padre del ragazzo è morto quando Imad aveva 40 giorni ed è stato cresciuto dagli zii (la madre vive in Marocco e sa che il figlio ha avuto un incidente stradale ed è ancora vivo). Dagli zii M'hamed e dalla zia Aicha col marito Mohammed Abaoui, ieri a Prato. «E' venuto in Italia quando aveva 18 anni», racconta lo M'Hamed che vive a Genova e si occupa pratiche amministrative per immigrate oltre ad essere presidente del movimento Italia Colorata. E proprio per questo impegno è stato protagonista di numerosi articoli sui giornali per esternazioni pesanti legate alla costruzione della moschea nel capoluogo ligure. «E' venuto a vivere da me - dice - perché l'abbiamo chiamato noi. Giocava molto bene a calcio ed era attaccante nella squadra Polis, che gioca in Eccellenza. Era un giovane vivace, pieno di vita, gli piaceva vivere all'occidentale e malvolentieri frequentava la moschea nonostante io insistessi molto. E proprio in discoteca aveva conosciuto una ragazza italiana che a noi non piaceva, era più grande di lui». Poi il giovane si è trasferito a Verona dalla zia, lì ci sono molte cooperative e cercavano personale. «Lui è diventato un bravo elettricista - aggiungono i due parenti - tanto che una delle ditte l'ha mandato a lavorare nel cantiere dell'alta velocità a Firenze. Qui frequentava il ristorante albergo della famiglia di Sara, vicino a Firenzuola. E' lì che si sono conosciuti. Erano tanto innamorati e quando mi ha presentato la ragazza noi eravamo contenti: "E' una brava ragazza, è giovane, studia, devi fare sul serio", gli abbiamo detto». E Imad sul serio l'ha fatto davvero. E' venuto a vivere con lei a Prato, in via Ariosto e volevano sposarsi. «Sei, sette mesi fa hanno fatto tutti i documenti, li hanno fatti arrivare dal Marocco. Poi ci sono stati degli ostacoli». Ostacoli che lo zio spiega con ulteriori adempimenti dovuti alla legge Maroni. «Ma - precisa l'uomo - vivevano come marito e moglie. E per questo Sara sarebbe andata con lui in Germania». Sui rapporti che Imad aveva con la famiglia lo zio sembra più confuso. «Non ne parlava», «Erano buoni», «Aveva difficoltà con un parente», dice. Di fatto ieri, accampando scuse «sul diverso modo di vivere il lutto» non avrebbe voluto incontrare la famiglia di Sara che ha provato ad avere dei contatti seguendo gli uomini con l'auto e desistendo per la presenza dei giornalisti e per l'evidente poca disponibilità dei parenti di Imad. «Il delitto per noi è nato nell'ambito familiare», hanno detto volendo evitare di pensare che il proprio congiunto potrebbe aver sparato a Sara Baldi. Poi in serata hanno raggiunto Firenze dove avranno contatti con l'imam per organizzare i funerali e una fiaccolata «contro razzismo e gelosia che potrebbero annidarsi in questa storia».
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