Il Tirreno

Prato

In via Ariosto molte persone ricordano l’omicidio commesso nel 2006 da Laura Goti

Una tragica scia di sangue

Valentina Ceccatelli
Amiche di Sara in visita alla famiglia Baldi
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Amiche di Sara in visita alla famiglia Baldi

Il cugino di Roberto Baldi vittima del mostro di Firenze

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PRATO. L'atmosfera che si respira in via Ariosto è quella di un tetro dejà vu: i vicini si ricordano ancora di Laura Goti, che cinque anni fa, nello stesso palazzo, uccise l'ex marito Andrea Marini con quattro colpi di arma da fuoco nel luglio 2006. Stesso luogo, stesso mese. La verità è che qui nessuno si aspettava niente del genere, la famiglia Baldi viene descritta come una famiglia per bene, unita: «Il padre si dedicava molto alla figlia - dicono alcune vicine - andava e veniva, spesso con la macchina, per portarla dove aveva bisogno di andare». Niente faceva dunque presagire un epilogo di questo tipo. Parlano di una famiglia comunque riservata e Imad Merouane, il ragazzo ventisettenne di Sara Baldi, è stato visto raramente in giro. Sara viene descritta come una ragazza "tranquilla e socievole", cresciuta praticamente in questa zona, dove anche al bar all'angolo si ricordano di lei. «Andava alle elementari alla Casa del fanciullo - ricorda una vicina - è stata 5 anni in classe con una mia parente: quanto ha scoperto che è stata uccisa, e soprattutto come, è rimasta davvero scioccata». Una famiglia, la famiglia Baldi, che purtroppo non è rimasta estranea alle tragedie fino a questo momento: era il 23 ottobre 1981 quando in un tratturo del comune di Calenzano, nel campo delle Bartoline, venivano rinvenuti i corpi di Susanna Cambi, 24 anni, e Stefano Baldi, 26, cugino del padre di Sara, Roberto. Stefano Baldi fu trovato in un fossetto a sinistra dell'auto, Susanna Cambi in un canale di scolo a destra della vettura, una Golf nera: la coppia rimase vittima del Mostro di Firenze. La sensazione che aleggia in via Ariosto resta quella di un'incredulità quasi cercata, voluta: «Ho visto la polizia, l'altro giorno - aggiunge una vicina - ho sentito le sirene, ho visto arrivare i carabinieri. Ed ho pensato: di nuovo, per favore, no. Una signora che conosco era a passeggio col cane, in quei momenti. Posso solo immaginare cosa abbia provato sapendo che a pochi passi da dove lei stava camminando due ragazzi venivano uccisi in quel modo».

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