Il dolore
La baraccopoli di San Giusto
Quattro famiglie vivono in una palazzina fatiscente sognando una casa vera
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PRATO. Brutti sporchi e cattivi. Il celebre film di Ettore Scola, proprio qui, nella nostra Prato. Solo che loro non sono né brutti, né sporchi, né cattivi; anzi nella piccola comunità c'è persino una bella bimba che studia con profitto ed è campionessa di ballo. Sono soltanto persone che hanno urgentemente bisogno di una casa e che nel 2011 sono costretti a vivere in una specie di baraccopoli, alcuni di loro fin dal 2003, situata nella zona di San Giusto. Si tratta di una palazzina fatiscente, sembra in parte sotto sequestro, nei pressi della chiesa e del teatro Frassati. Le condizioni igieniche sono identiche ad una qualsiasi bidonville dei paesi del terzo mondo. Ci vivono quattro piccoli nuclei familiari: Elisabetta Villareale col marito Cosimo e la figlia di 10 anni, i due coniugi Fabrizio De Lorenzis e Roberta Tenaglia, una signora di nome Giuliana ed infine Fatiha Amyn, una giovane ragazza del Marocco, con suo marito. Quest'ultimi sono addirittura sistemati in una sorta di locale caldaie, in qualche modo trasformato in un miniappartamento. Ovviamente tutti quanti svolgono solo dei lavoretti precari ed occasionali. «Né l'Asl né l'ufficio di igiene vengono a controllare questa drammatica situazione, anche se abbiamo pagato 10 euro, perché non abbiamo la residenza visto che occupiamo e non c'è niente regolare - spiega Elisabetta Villareale - se la padrona dello stabile, nel frattempo ricoverata in una casa di cura, non ci avesse fatto restare in queste stanze oggi saremmo per strada. Vogliamo solo vivere in una vera casa, è per questo che chiediamo l'assegnazione di un'abitazione popolare». La situazione è davvero al di sotto della soglia minima di civiltà, quasi si stenta a credere che una cosa del genere possa essere tollerata a Prato. Le abitazioni sono quasi dei loculi, molto bassi e con una serie di cunicoli, alcuni pezzi di arredamento qua e là. Ormai da tempo non c'è l'acqua corrente, pare per un debito arretrato di circa 9.000 euro, ma in compenso ci sono topi e scarafaggi in quantità industriale, tanto che gli abitanti hanno addirittura escogitato un loro sistema artigianale per tenere lontani almeno i ratti: appendere delle bottigliette piene di acido muriatico alle porte delle varie stanze. «"Li trovavamo dappertutto - spiega Fabrizio - era impossibile vivere con i topi sempre in mezzo ai panni da lavare, avevano perfino nidificato, come le piattole, adesso grazie allo stratagemma dell'acido la situazione è un pò migliorata». Già, l'acqua, che in realtà non c'è. E allora tutti gli abitanti del piccolo microcosmo si ingegnano come possono: «Abbiamo portato qui dei grandi recipienti che riempiamo un po' per volta come possiamo - spiega Fabrizio - collegandoli fin dentro le case con dei tubi, in maniera artigianale e con l'acqua presa dalle fontane dei cimiteri o dai giardini pubblici. Per questo, infatti, vengo anche brontolato, perché prendo troppa acqua, allora cambio cimitero per un pò di tempo. Del resto cosa dobbiamo fare, non lavarci neppure, non cucinare?». Fabrizio, che ha una compagna, Roberta, molto malata: «Sono asmatica e con un tumore, così non posso più vivere, d'estate qua c'è un puzzo tremendo ed in inverno, senza gas né riscaldamento, si muore dal freddo e c'è molta umidità, bisogna usare molte coperte. L'unica cosa che ha saputo dirmi l'assistente sociale - racconta Roberta - è stata quella che aveva una brutta notizia per me: non mi avevano assegnato la casa popolare». M. T.
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