Il Tirreno

Prato

I macelli potrebbero sorgere in Valbisenzio

Valentina Ceccatelli
Alcuni esemplari di bovini di razza Calvanina
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Alcuni esemplari di bovini di razza Calvanina

Tutti d'accordo a ricostruire la struttura per i bovini di razza Calvanina

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 PRATO. 15 allevamenti su 25 totali, 600 capi sugli 800 esistenti in tutta la Toscana - e tutto il mondo - e nemmeno un macello. Questo il problema su cui ci si interroga e che potrebbe avere una soluzione grazie all'unione di istituzioni e aziende del settore. Potrebbe diventare realtà l'idea di costruire un macello proprio nella Valbisenzio, la zona dei bovini di razza Calvana, per essere il più vicino possibile agli allevatori che ne hanno bisogno. «E' un progetto costoso che ha bisogno di tempo - spiega Elisa Meloni, la veterinaria che segue il progetto Analisi e prospettive per la zootecnia pratese - Le cose da fare sono davvero tante, e gli allevatori devono sapersi adeguare al nuovo mercato e alle sue nuove esigenze». I bovini di razza Calvana, in via d'estinzione, nascono, crescono e vivono nella Valbisenzio e in poche altre zone, come Pistoia, Pisa o Barberino; è nella provincia di Prato però che sono presenti in maggior quantità. La filiera corta della carne, inserita nel progetto Analisi e prospettive per la zootecnia pratese, realizzato da Impresa Verde Toscana, Provincia di Prato e Coldiretti, si rivela di un'importanza sempre più strategica visti i cambiamenti del mercato, che porta i consumatori a preferire sempre di più qualità e sicurezza alla quantità, e gli agriturismi a doversi costantemente rifornire sul territorio di riferimento. «Abbiamo problemi burocratici con l'Aia, associazione italiana degli allevatori, e i soliti problemi economici - spiega Riccardo Bolognese, allevatore di bovini calvani - C'è un accordo con l'UniCoop del Parco Prato, ma non è sufficiente per tutto il prodotto che abbiamo: dobbiamo far conoscere questo animale al territorio, pratesi compresi».  Nel progetto in questione, che punta a unire tutte le filiere corte della provincia pratese per creare una sinergia che sia di vantaggio a produttori e consumatori, non c'è solo la carne: un'altra fetta della produzione è rappresentata dal miele, oltre che dal latte fresco, salumi, uova, formaggi. «Quest'anno abbiamo avuto problemi col miele di castagno, causati da un parassita - spiega Eugenio Linuzzo, apicoltore - In compenso il miele d'acacia è andato piuttosto bene. Siamo aziende piccole, ma le nostre api sono moltissime: l'alta Val di Bisenzio, visto l'abbandono da parte dell'uomo, è un ecosistema perfetto per le api».  Il latte fresco è un'altra delle eccellenze della zona e, dopo il distributore di Vaiano, è in programma la costruzione di un altro a Poggio a Caiano. «La crisi pratese ha portato anche molti giovani ad affacciarsi al mondo dell'allevamento e agricoltura - conclude Stefano Arrighini, assessore provinciale all'agricoltura - Ma queste nuove leve sono anche il frutto di un nuovo modo di voler vivere, che mette la qualità davanti alla quantità».

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