Il Tirreno

Prato

Facciamo qui il centro di ricerca

Alessandro Pattume
Il sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini
◗
Il sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini

Lorenzini si candida: «Regole e garanzie vanno decise insieme»

4 MINUTI DI LETTURA





 MONTEMURLO. Prima il niet degli industriali, anche se con qualche illustre eccezione. Poi il testa coda del sindaco di Prato Roberto Cenni, rapido a sposare l'idea quanto poi a rallentarne la marcia. Infine il malumore degli artigiani.  Malumore per un dialogo, quello tra il presidente della Regione, Enrico Rossi, e gli industriali pratesi, che sembra proprio non tenerli in considerazione. E' questo il groviglio di timori, interessi e prospettive scatenato dal centro di ricerca italo-cinese annunciato nelle scorse settimane. L'indecisione, quella di un distretto che fatica a vedere la luce di una ripresa che porta il nome anche di riconversione, si concentra non tanto sul se si farà a Prato, cosa ormai quasi scontata, ma sul come si farà e soprattutto con quali garanzie per il know how pratese. «Scriviamo tutti insieme questa pagina», chiede adesso il sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini.  Lorenzini, cosa significa "tutti insieme"?  «Il centro di ricerca italo-cinese non riguarda solo gli industriali o solo il Comune di Prato: riguarda tutto il distretto tessile e quindi tutti i Comuni della Provincia. Per questo credo che le garanzie, le regole e gli accordi da chiedere e proporre agli interlocutori cinesi debbano essere decise insieme e nell'interesse di tutti. Troppo a lungo a Prato abbiamo tentato di fregarci l'un l'altro. Adesso non c'è più spazio per questa mentalità, specialmente di fronte ad una opportunità come quella rappresentata dal centro di ricerca».  C'è però chi teme che un centro ricerca sui materiali e sui progessi produttivi impoverirà ancora di più il patrimonio di conoscenze tecniche pratesi.  «La cautela è d'obbligo ma non ha senso rifiutare a priori. Quello che noi rifiutiamo se lo prendono altri e questo i pratesi non se lo possono permettere, in termini di opportunità economiche ma anche e soprattutto in termini di posti di lavoro. E' poi voglio ribadire un'altra cosa. Prato non è Lampedusa e con i cinesi prima o poi dovremo imparare a convivere, a lavorare e a trattare. Per questo dico, mettiamoci intorno a un tavolo e decidiamo insieme quali garanzie chiedere e quali regole proporre. E poi voglio dire anche un'altra cosa. Ormai i macchinari pratesi sono sparsi in tutto il mondo, basterebbe fermarsi una mattinata all'aeroporto di Pisa per scoprire quanti tecnici pratesi volano di qua e di là per montare, collaudare e spiegare il funzionamento delle macchine che in passato hanno reso grande Prato. Quello che invece non potrà mai essere insegnato o rubato è il gusto dei pratesi. Quello ce l'hanno nel dna e guida da sempre la creazione di nuovi tessuti e il loro accostamento ai colori».  Tipo la "seta lavata" citata dal sindaco Cenni per spiegare le piccole innovazioni che finora hanno tenuto a galla il distretto?  «Certo, anche se in quel caso credo si trattasse più di un procedimento per camuffare le magagne della seta piuttosto che della volontà di creare un nuovo prodotto. La prospettiva in realtà è un'altra e si basa su un'unica necessità: entrare direttamente nel mercato cinese. Se questo laboratorio servisse per controllare i prodotti in partenza in modo tale da abbattere i dazi cinesi sarebbe davvero un'ottima cosa. Se poi questo laboratorio, e gli accordi con il governo cinese, ci permettessero di aprire un centro per vendere direttamente in Cina credo che nessuno si direbbe contrario. Anche perchè la crescita del ceto medio cinese coincide con la richiesta sempre più forte di un capo d'abbigliamento di pregio e i pratesi sono tra i pochi a saperne fare. E' un mercato che non possiamo lasciare al resto d'Europa».  Calenzano si dice disposto ad ospitare il centro ricerca nel suo centro di moda e di design.  «Se si candida Calenzano, mi sembra ovvio che si candidi anche Montemurlo e il suo istituto d'arte votato alla moda e al tessile. Saremmo contenti di ospitare, per esempio, anche l'università cinese nel nostro Comune. Certo ospiteremmo i ragazzi cinesi venuti a studiare la cultura del tessile pratese, ma potrebbe anche funzionare in senso inverso. Loro, per esempio, potrebbero insegnare ai nostri ragazzi la lingua cinese. Il mondo è cambiato e nella storia di Prato c'è un personaggio come Datini che ci ricorda sempre due cose: che i pratesi sono arrivati ovunque, spesso prima di tutti gli altri, e che gli accordi commerciali comportano sempre un dare e un avere».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa