La manifestazione
L'ho ucciso perché mi ha dato poco lavoro
Zhang Li ha confessato l'omicidio di Chen Ajing nell'ex Lanificio Armando Gori
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PRATO. Un solo fendente alla base del collo con un coltello da cucina con una lama di 20 centimetri che ha reciso una vena giugulare. Così Zhang Li, 38 anni, ha ucciso Chen Ajing di 39. Un delitto d'impeto, senza premeditazione. Una lite finita nel modo più tragico, davanti alle rispettive mogli e agli altri lavoratori che giovedì mattina si trovavano nell'appartamento-laboratorio al primo piano dell'ex Lanificio Armando Gori, in via Pistoiese 237. E, all'origine della lite fra i due orientali ci sarebbe stata la divisione della commessa di lavoro. Uno dei due si sarebbe lamentato di aver ricevuto meno lavoro rispetto agli altri. E visto che guadagnano in base alla produzione, ovvero lavorano a cottimo, ecco che la protesta era determinata da un inevitabile guadagno minore. Di qui la discussione e la lite degenerata nel momento in cui Zhang Li ha afferrato il coltello e lo ha piantato nella gola di Chen Ajin che è praticamente morto in pochi istanti, dissanguato. Il fendente ha reciso di netto una vena giugulare. L'autopsia affidata al dottor Alberto Albertacci non dovrebbe dare risultati diversi. E' questa la ricostruzione che la procura ed i carabinieri hanno fatto a ventiquattr'ore di distanza dall'omicidio. Un caso che si è chiuso nel giro di tre ore e mezza. Alle 14 e 30 di giovedì infatti Zhang Li era già in mano ai carabinieri e in serata, messo alle strette dal sostituto procuratore della Repubblica, Laura Canovai, davanti al suo legale di fiducia, Alessandro Fantappiè, ha confessato l'omicidio. «Un caso chiuso in poco tempo grazie alla prontezza e alla professionalità dei carabinieri - ha detto il procuratore capo Piero Tony, in conferenza stampa - Se fosse passato più tempo forse ci saremmo trovati col dover cercare un ago in un pagliaio». Sembra già tutto definito ed invece le indagini continuano perchè ci sono alcuni dettagli da ricostruire affinchè tutto il puzzle vada a posto. «Dobbiamo valutare altre situazioni che in questo momento non è il caso di parlarne», ha detto il pm Canovai. E, a quanto sembra, i carabinieri dovranno fare un esatto screening di tutti coloro che erano presenti sulla scena del delitto e su chi nelle tre ore e mezza successive può aver aiutato Zhang Li ad allontanarsi per poi farsi trovare cambiato e pronto per costituirsi insieme al suo legale di fiducia in via Filzi 53. Ma sono dettagli perchè la collaborazione degli orientali presenti nel laboratorio è stata completa a cominciare da quella della moglie dell'ucciso che ha chiamato il 118 ed i carabinieri nel vano tentativo di far soccorrere il marito e per denunciare quanto accaduto. Il fatto che il cadavere sia stato trovato davanti al portone è solo per accelerare i tempi del soccorso, anche se purtroppo non è servito a niente. Zhang e Chen due padri di famiglia che insieme alle mogli condividevano il laboratorio come luogo di lavoro e di abitazione, e dove avevano anche i loro figlioletti. Zhang e Chen due uomini che per guadagnare qualche euro in più nel cucire a cottimo migliaia e migliaia di capi di abbigliamento hanno messo in gioco le loro vite. Uno è morto, l'altro passerà diversi anni in carcere. E, nel frattempo, entrambe le famiglie saranno senza casa, perchè l'immobile è sotto sequestro. Pasquale Petrella ALTRO SERVIZIO A PAG. 3
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