Attenzione
Omicidio a Chinatown fermato l'assassino
Un colpo alla giugulare in una palazzina che ospita sei aziende, poi il cadavere è stato gettato in strada. L'assassino sembrerebbe un collega che, preso da un raptus d'ira dopo una lite, lo avrebbe sgozzato
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Il collega lo avrebbe ucciso in un momento d'ira, dopo una lite sulla divisione del lavoro. E' quanto ha confessato il cinese di 38 anni fermato per la morte di Chen Ajing, suo collega di 39 anni sgozzato ieri mattina in una ditta tessile in via Pistoiese, nella Chinatown di Prato. A ricostruire la dinamica dell'omicidio è stato il procuratore capo di Prato Piero Tony, in una conferenza stampa assieme ai carabinieri del comando provinciale.
Interrogato ieri per alcune ore, l'uomo ha confessato poco prima di mezzanotte. Decisive per la cattura sono state le testimonianze di alcuni operai che erano nella ditta al momento del litigio.
Soddisfatto il procuratore, che ha sottolineato: «Se non ci fosse stato un accertamento immediato sul luogo del delitto, sarebbe stato come trovare l'ago in un pagliaio: il successo è dipeso dall'ottimo lavoro degli inquirenti e dalla collaborazione dei cittadini cinesi che erano nella ditta».
Chen Ajing è stato ucciso e trascinato da un piano all'altro di una palazzina che ospita ben sei ditte di confezioni gestite da cinesi come lui e in cui lavorano, e vivono giorno e notte, suoi connazionali. Ma dell'omicidio nessuno di quel formicaio di lavoro e di vita quotidiana sembrava aver visto niente. Solo la vedova ha dato indicazioni utili ai carabinieri che, per rintracciare l'omicida, hanno fatto levare in volo anche un elicottero.
Il corpo del trentanovenne cinese, domiciliato a Prato, è stato trovato poco dopo l'aggressione mortale al piano terra di una palazzina di tre piani di via Pistoiese, un ex lanificio che adesso ospita laboratori di confezioni. Ma le coltellate mortali gli erano state inferte al primo piano, dove lavorava e viveva.
Poi, secondo la ricostruzione di investigatori ed inquirenti della procura di Prato, è stato trascinato giù per un piano, usando degli stracci per aiutarsi nel trasporto. E con degli stracci sono stati trovate legate le mani della vittima: non è chiaro se per immobilizzarlo prima di ferirlo a morte o, più semplicemente, perchè fosse più agevolmente trasportabile da un piano all'altro della palazzina di via Pistoiese, la strada che collega quella periferia a Prato da una parte e a Firenze dall'altra.
I carabinieri hanno trovato due coltelli al primo piano della palazzina, dove è stato compiuto l'omicidio, e potrebbero essere le armi usate per uccidere il trentanovenne asiatico. L'allarme è stato dato poco dopo il ritrovamento del corpo e l'uomo sarebbe stato ucciso verosimilmente poco prima.
Interrogato ieri per alcune ore, l'uomo ha confessato poco prima di mezzanotte. Decisive per la cattura sono state le testimonianze di alcuni operai che erano nella ditta al momento del litigio.
Soddisfatto il procuratore, che ha sottolineato: «Se non ci fosse stato un accertamento immediato sul luogo del delitto, sarebbe stato come trovare l'ago in un pagliaio: il successo è dipeso dall'ottimo lavoro degli inquirenti e dalla collaborazione dei cittadini cinesi che erano nella ditta».
Chen Ajing è stato ucciso e trascinato da un piano all'altro di una palazzina che ospita ben sei ditte di confezioni gestite da cinesi come lui e in cui lavorano, e vivono giorno e notte, suoi connazionali. Ma dell'omicidio nessuno di quel formicaio di lavoro e di vita quotidiana sembrava aver visto niente. Solo la vedova ha dato indicazioni utili ai carabinieri che, per rintracciare l'omicida, hanno fatto levare in volo anche un elicottero.
Il corpo del trentanovenne cinese, domiciliato a Prato, è stato trovato poco dopo l'aggressione mortale al piano terra di una palazzina di tre piani di via Pistoiese, un ex lanificio che adesso ospita laboratori di confezioni. Ma le coltellate mortali gli erano state inferte al primo piano, dove lavorava e viveva.
Poi, secondo la ricostruzione di investigatori ed inquirenti della procura di Prato, è stato trascinato giù per un piano, usando degli stracci per aiutarsi nel trasporto. E con degli stracci sono stati trovate legate le mani della vittima: non è chiaro se per immobilizzarlo prima di ferirlo a morte o, più semplicemente, perchè fosse più agevolmente trasportabile da un piano all'altro della palazzina di via Pistoiese, la strada che collega quella periferia a Prato da una parte e a Firenze dall'altra.
I carabinieri hanno trovato due coltelli al primo piano della palazzina, dove è stato compiuto l'omicidio, e potrebbero essere le armi usate per uccidere il trentanovenne asiatico. L'allarme è stato dato poco dopo il ritrovamento del corpo e l'uomo sarebbe stato ucciso verosimilmente poco prima.
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