Il Tirreno

Prato

La "via cinese" all'evasione totale

L’assessore Aldo Milone
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L’assessore Aldo Milone

Altre 450 dichiarazioni dei redditi da controllare poi toccherà agli esercizi

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 PRATO. Dopo le prime cento, ne controllerà altre 450. Poi passerà a bar ed esercizi e infine comincerà a spulciare i pagamenti Tia. Perchè la convinzione di Aldo Milone, un impasto esplosivo tra sbirro e politico, è che i cinesi, quelli che contrasta ogni giorno da ormai un paio di anni, di tasse e tributi non ne paghino nemmeno una piccola parte. Il primo assaggio della "via cinese" all'evasione totale l'ha avuta controllando cento dichiarazioni dei redditi, presentate nel 2010, relative a posizioni 2009, di altrettanti contribuenti - si fa per dire - cinesi, titolari di ditte individuali, di solito piccole confezioni, già controllate durante i blitz di vigili e gruppo interforze e spesso trovate abbondantemente fuori norma. Risultato clamoroso e per un duplice motivo: da verifiche fatte, le imposte dovute di quelle dichiarazioni dei redditi con imponibili anche di tutto rispetto, non sono state mai versate. Né allo Stato, né alla Regione per la parte di imponibile Irpef di spettanza. Né tantomeno è stata versata la quota di Irpef comunale, ma per un'altra ragione. E qui veniamo alla seconda scoperta che ha lasciato di stucco Milone: in ognuna delle cento dichiarazioni dei redditi di confezioni cinesi prese a campione, la voce "addizionale comunale dovuta" è pari a zero. Voce ignorata, semplicemente. Come se la tassa non esistesse. Possibile? Sì, evidentemente. Solo che a questo punto il problema che si pone è anche un altro. «Perchè le confezioni cinesi - spiega Milone - mica se le fanno da sole le dichiarazioni dei redditi. Si rivolgono ai loro commercialisti che di solito, per compilarle, utilizzano programmi sul computer che calcolano automaticamente le tasse dovute in percentuale al reddito imponibile». Infatti tutte le dichiarazioni: quella da 40mila euro, come quelle da 20mila, fino all'unica da 262 mila euro di imponibile, presentano il calcolo esatto dell'addizionale regionale («che i cinesi comunque non pagano» chiosa Milone), ma non quello dell'addizionale comunale. Nulla, nemmeno un euro. Un errore? Come se quel programma, utilizzato per fare il calcolo delle tasse dovute dalle confezioni cinesi, funzionasse proprio maluccio. «O come se - sospetta Milone - i confezionisti cinese si rivolgessero a un unico studio in grado di modificare il software del programma telematico». Per questo gli uffici tecnici che fanno capo all'assessore alla Sicurezza, avvieranno nei prossimi giorni, i controlli su altre 450 confezioni cinesi, tutte quelle passate al setaccio nel 2010 e nei primi sei mesi del 2011, tanto per iniziare. «Poi - dice Milone - continueremo con le verifiche sugli esercizi commerciali e vediamo un po'». La convinzione, comunque, è che ditte e persone siano già spariti: «Le dichiarazioni sono relative al 2009, due anni fa - dice l'assessore - Figuriamoci se le persone fisiche sono ancora qui e se le ditte non sono già stata cessate e magari riaperte intestate a un prestanome». La vita media delle piccole confezioni, infatti, è di un anno e mezzo.  Il lavoro certosino iniziato dall'assessore-poliziotto (direttore anche della commissione tributaria regionale) non è nato per sfizio. «Ma per andare a vedere qual è nella realtà - spiega Milone - il contributo che la comunità produttiva cinese dà al territorio. Ho sentito tanto parlare - continua - in questi giorni, dei cinesi come un'opportunità. Anche dal presidente della Regione. Allora sono andato a vedere». E il risultato, facendo una botta di conti solo su sei dichiarazioni dei redditi, le più significative, delle cento prese in esame, è questo: qualche spicciolo in meno di 188.000 euro di tasse statali mai versate, quasi 6.000 euro di addizionale regionale passata in cavalleria. Impossibile calcolare i mancati pagamenti sull'addizionale comunale, almeno per il momento. «Il fatto è - aggiunge - che quella cinese è un'economia di rapina: prendono e non danno. Per questo legare il pagamento di tasse e tributi al rinnovo del permesso di soggiorno sarebbe risolutivo». Pochi gli strumenti per difendersi. «L'unica strada è controllare se qualcuno di loro è intestatario di beni immobili - aggiunge Milone - gli unici sui quali ci si possa rivalere». Ma capita raramente, perchè spesso anche le auto sono in leasing. Dunque? «Bisogna continuare e non scoraggiarsi. Tenendo presente - conclude Milone - che tutto questo riguarda solo i circa 12 mila cinesi regolari». Cristina Orsini ALTRO SERVIZIO A PAG. 10

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