La manifestazione
Notaio accusa due noti architetti
Paolo Nencioni
◗
La sede del tribunale Cucina senza canna fumaria, ma l'appartamento ha l'abitabilità
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Il palazzo è di pregio, la posizione ottima, sul Bisenzio con vista sulla Calvana, ma c'è un piccolo difetto: le cucine degli appartamenti non hanno la canna fumaria, nonostante il certificato di abitabilità dica l'esatto contrario. Per questo il notaio Carlo Pasquetti ha deciso di intentare una causa civile per la risoluzione del contratto di compravendita, coinvolgendo indirettamente anche due noti architetti: sono stati loro, secondo la tesi accusatoria, a firmare una dichiarazione (quella per la concessione dell'abitabilità), in cui si dà atto di una circostanza che sarebbe falsa, e cioè l'esistenza delle canne fumarie collegate alle cucine degli appartamenti. Vicenda singolare per più di un motivo. Intanto non stiamo parlando di case popolari, ma di un condominio riservato a residenti di alto censo, in via Signorini 7, un posto tranquillo dietro via Fra' Bartolomeo, dove non ti aspetteresti problemi con le canne fumarie. E poi per i nomi dei due architetti, Alessio Cantini, marito di Beatrice Magnolfi, già senatrice del Pd, e Marco Benassai, due professionisti stimati. Infine per il fatto che nella cooperativa edificatrice Lungobisenzio 2000 ci sono nomi noti dell'imprenditoria pratese e perfino il fratello di Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl. Una sorta di condominio bipartisan, insomma. Il notaio Pasquetti ha comprato l'appartamento nel gennaio del 2010 da uno dei primi assegnatari, quello a cui poi ha fatto causa. Si è accorto del difetto quando ha provato ad abitarci. Fino a quel momento si era fidato delle carte, in particolare del certificato di abitabilità che garantiva il collegamento alla canna fumaria. In realtà anche gli altri appartamenti hanno questo difetto, ma qualcuno si è arrangiato facendo un buco nel muro. Il notaio Pasquetti no, ne ha fatto una questione di principio e tramite l'avvocato Veneroso ha intentato una causa civile per vedere riconosciute le proprie ragioni. Un risultato l'ha già ottenuto: lo scorso 4 aprile la polizia municipale ha fatto un sopralluogo e il consulente tecnico d'ufficio nominato dal giudice, Alfonso Fornasini, avrebbe già accertato la carenza. La vicenda, come detto, coinvolge l'operato dei due architetti, che avrebbero garantito una cosa che non potevano garantire. Ed è una storia emblematica delle disavventure a cui può andare incontro chi acquista una casa fidandosi del costruttore, anche un notaio che ogni giorno stipula atti di compravendita.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
